12 June 2021

La Spezia, 6 mostre per 6 musei, la natura morta protagonista di un nuovo percorso museale integrato

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I Musei Civici spezzini riaprono domani 2 febbraio. La città lancia Sei mostre per sei musei cittadini per offrire un nuovo percorso museale integrato. Un debutto in zona gialla per un’iniziativa che inaugura in contemporanea al Camec, al Lia, al Castello San Giorgio, all’Etnografico, al Museo del Sigillo e alla Palazzina delle Arti sei mostre con un unico fil rouge: come l’arte interpreta la natura morta nel corso dei secoli, dall’epoca romana alla contemporaneità.

«Per la prima volta – dichiara il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini –  tutti i musei civici della Spezia partecipano insieme alla costruzione di un percorso museale integrato e coordinato che offrirà al visitatore un’esperienza inedita nelle tappe della storia dell’arte su un tema comune e fortemente indagato dal punto di vista estetico. Valorizzando le collezioni dei nostri musei civici valorizziamo il nostro patrimonio artistico spezzino, e esponiamo al pubblico opere finora mai viste con un ampio approfondimento storico-artistico. Alla Spezia il virus non ha mai vinto sulla cultura: tutti i servizi culturali hanno lavorato senza sosta, dietro le quinte, a porte chiuse, per poter essere pronti il primo giorno utile non solo alla riapertura in completa sicurezza ma soprattutto a inaugurare sei mostre in contemporanea e in sinergia. Un grande orgoglio e una grande soddisfazione perché siamo veramente una delle poche città italiane ad aver dato un segnale concreto nel settore della cultura».

La riapertura di tutti i musei della Spezia, da martedì 2 febbraio,  è contraddistinta da un percorso di valorizzazione sinergica del loro intero patrimonio culturale e artistico. La natura morta che rappresenta uno dei territori più perlustrati dall’arte figurativa fin dall’antichità, consente di attivare per il pubblico una stimolante fruizione diffusa, attraverso la visita a diverse sedi espositive.

Nell’ottica di tale risonanza si inserisce una proficua collaborazione scientifica e progettuale fra i musei civici: Museo ‘Amedeo Lia’, Museo Archeologico Castello San Giorgio, Museo Etnografico ‘Giovanni Podenzana’, Museo del Sigillo, Palazzina delle Arti, capofila il CAMeC, con un ampio approfondimento dalle proprie collezioni.

CAMeC | Centro Arte Moderna e Contemporanea: Still, still life. La natura morta nelle collezioni del CAMeC; a cura di Eleonora Acerbi e Cinzia Compalati, con la collaborazione di Cristiana Maucci e Barbara Viale. Focus on Still Life. Simboli ed elementi nella natura morta a cura di Cristiana Maucci in collaborazione con Anna Nancy Rozzi.

Al Museo Lia è presente un importantissimo nucleo di nature morte di produzione tardo rinascimentale e barocca, alle quali vengono affiancati altri capolavori provenienti dalla collezione privata Lia, dai testi figurativi seicenteschi di Cristoforo Munari e Octavius Monfort al florilegio di Fillipo De Pisis, opera eccellente che per cronologia e contenuti dialoga perfettamente con la silloge proposta dal Camec. Veri capolavori, le nature morte sono state ordinate a cura di Andrea Marmori e Francesca Giorgi lungo il percorso espositivo, nel cuore della pinacoteca del Museo, e costituiscono una pausa di riflessione che vuole condurre alla grande sala XIII del museo, interamente dedicata a questo genere pittorico che tanto successo conobbe a partire dalla fine del Cinquecento.

Museo Archeologico Castello San Giorgio; Xenia: I doni ospitali. Omaggio alla natura morta di età romana. Il Museo Archeologico del Castello San Giorgio in connessione con la mostra del CAMeC “Still life” ha dedicato un omaggio alle “nature morte” presenti sugli affreschi parietali di epoca romana rinvenuti ad esempio nelle domus delle zone vesuviane. In quell’epoca in realtà non esisteva ancora il genere pittorico della natura morta, tuttavia sono frequenti le rappresentazioni di vasi con frutta e vari tipi di alimenti raffigurati con spiccato naturalismo ed effetti illusionistici. Queste opere erano chiamati xenia, ovvero per queste raffigurazioni si usava lo stesso termine che indicava i ‘doni ospitali’ (i cibi freschi come frutta, verdure, uova, formaggi…) che gli ospiti trovano nelle proprie stanze come omaggio da parte del padrone di casa.

Museo Civico Etnografico “Giovanni Podenzana” Etnocapricci. Nature morte che raccontano il passato. Il Museo Etnografico partecipa in due modi al progetto scientifico sulle nature morte che coinvolge i Musei Civici della Spezia: prestando manufatti delle Sezioni di Storia Naturale e di Antropologia Fisica che saranno visibili nel percorso espositivo del CAMeC; allestendo presso la propria sede due nature morte (La tessitura casalinga e La scrivania dell’etnografo) che raccontano visivamente la Sezione di Etnografia Locale e quella che raccoglie e conserva le rarità extraregionali provenienti da ogni angolo della Terra.

Civico Museo del Sigillo: Ex falso… quodlibet. Ricordi, necessità e desideri nella natura morta del Seicento. In parallelo con la mostra temporanea del CAMeC “Still life” il Museo del Sigillo, come le altre realtà museali spezzine, presenta ai visitatori un omaggio alla natura morta, basandosi sulla peculiarità delle collezioni che lo compongono. Anna Nacy Rozzi, conservatrice del Museo, ha scelto la prima parte del titolo ispirandosi al teorema dello Pseudo Scoto che recita «Dal falso segue qualsiasi cosa a piacere» (Ex falso sequitur quodlibet, cioè partendo da una premessa falsa possiamo dedurre tutto ciò che preferiamo), giocando sulla denominazione del particolare tipo di natura morta che vede come soggetto la raffigurazione iperrealistica di lettere, sigilli e documenti: il quodlibet.

 

Palazzina delle Arti: Natura artificiale. Guardando a Still, still life, mostra che al CAMeC espone le nature morte contemporanee di collezione civica, la Palazzina delle Arti offre al pubblico cittadino la piccola personale di Cosimo Cimino, intitolata Natura artificiale, che raccoglie opere relativamente recenti, realizzate a partire dagli anni novanta ad oggi.  In uno spazio inusuale – quello ricavato dalle nicchie dalle grandi finestre del piano terra dell’edificio – le opere di Cimino sono allestite quasi come se fossero all’interno di una vetrina, ricreando degli insiemi tematici in qualche modo tutti riferibili al vasto ambito della natura morta e godibili dai passanti senza necessariamente accedere all’interno dell’edificio.

 




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