16 April 2026

I to Astoi rimpatriano gli italiani all’estero. “Farnesina inefficace”

Da oltre un mese, ossia dall’inizio dell’emergenza sanitaria da Covid19, i tour operator aderenti ad Astoi sono in prima linea nella gestione e nell’organizzazione dei rimpatri dei nostri connazionali dall’estero, nell’assistenza agli italiani posti in quarantena nei diversi Paesi stranieri, nelle riprotezioni dovute a cancellazioni di voli.

Sino ad oggi, ben 12.000 italiani sono stati riportati in Italia con l’invio di voli charter vuoti, per i quali si stima, solo fino a ieri, 14 marzo, che abbiano operato con 48 rotazioni e su 134 tratte aeree.  A questi si aggiungono altri 10.000 connazionali che sono stati gestiti attraverso riprotezioni su voli di linea. Sono moltissime le destinazioni estere che hanno adottato inizialmente misure restrittive, respingendo all’ingresso i cittadini italiani, spesso quando i clienti erano già partiti, che hanno sospeso i voli diretti da e per l’Italia o che stanno chiudendo le frontiere. Solo a titolo esemplificativo, i tour operator Astoi  hanno fatto rientrare gli italiani dai seguenti Paesi: Cina, Giappone, Vietnam, Indonesia, Israele, Mauritius, Giamaica, Repubblica Dominicana, Capo Verde, Oman, India, Thailandia, USA, Spagna/Canarie, Maldive, Marocco, Messico, Zanzibar, Kenya, Egitto, Guadalupa Francese, Cuba, Belgio, Francia, Sud America.

I tour operator si sono quindi fatti carico, sopportandone i costi correlati, della complessa ed imprevista gestione operativa ed organizzativa dovuta a: rimpatri anticipati dall’estero, eventuale permanenza aggiuntiva dei propri clienti in destinazione, riprotezione su nuovi voli, etc.

Ci sono poi da considerare migliaia di cittadini italiani che si sono recati all’estero non rivolgendosi a Tour Operator, ma organizzando il viaggio autonomamente. Se per quelli che hanno prenotato tramite un tour operator è stata attivata dagli stessi un’assistenza tempestiva – gravata, comunque e come al solito, sulle singole aziende – per tutti gli altri italiani, che invece avevano prenotato in maniera autonoma, non è stato fornito alcun supporto, tanto che alcuni tour operator, sia per etica che per serietà professionale, quando possibile, hanno fatto rientrare anche alcuni di questi connazionali. Evidenziamo che le situazioni più gravi si stanno per determinare soprattutto agli antipodi, in Australia e nelle Americhe, dove ci sono migliaia di Italiani tra Brasile, Argentina, Cile, Ecuador e Messico, che rischiano di rimanere isolati per lungo tempo dall’altra parte dell’Oceano. 

Il supporto dato dalla maggior parte delle Ambasciate e dai Consolati è stato praticamente nullo; è possibile affermare senza timore di smentita che il network diplomatico si è dimostrato impreparato, distante e certamente di poco aiuto. 

Asoti auspica che il Governo adotti immediatamente un piano per la gestione del rientro dei nostri connazionali rimasti ancora bloccati nelle diverse destinazioni, anche per mezzo di voli speciali, in accordo con le compagnie aeree. 

Nonostante le affermazioni rilasciate dal ministro degli affari esteri, Luigi Di Maio che, in un post sui propri canali social, sostiene che “MAE e Farnesina sono riusciti “già a risolvere molte situazioni”, si evidenzia, al contrario, l’assenza e l’inefficacia del ministero. 

Astoi e i tour operator hanno auspicato ripetutamente la messa in campo di azioni volte a fronteggiare la gestione emergenziale e straordinaria derivata da questa situazione, sia in termini di attivazione di una rete diplomatica di coordinamento e di puntuale informazione verso i vari Paesi esteri, sia con riferimento all’adozione di misure atte a gestire in modo concreto e tempestivo le conseguenze causate a turisti e a operatori italiani.

Astoi intrattiene da sempre rapporti con Unità di Crisi, Ambasciate e Consolati italiani all’estero ma, al di là dell’interlocuzione ordinaria, l’Associazione ha chiesto ripetutamente, sin dall’inizio dell’emergenza, un tavolo di coordinamento permanente con la Farnesina, per mettere a fattore comune informazioni utili e per svolgere un raccordo efficace tra tour operator e istituzioni, ma ad oggi non è stata ancora identificata una data. 

Tutti i professionisti del settore si stanno prodigando con spirito di abnegazione e senza soluzione di continuità, per risolvere e gestire ogni tipo di criticità a tutela dei propri clienti.  Le aziende rischiano di trovarsi sole a fare il conto dei danni che l’emergenza ha generato; costi che saranno certamente pari a molte decine di milioni di euro e che questa volta il sistema non sarà in grado di sostenere, se non verrà supportato da interventi strutturali.

Il rischio è quindi il collasso delle aziende del comparto del turismo organizzato che conta oltre 12.000 imprese e dà occupazione a più di 50.000 addetti. Astoi  chiede, quindi, che tali costi – ancora in fase di quantificazione – vengano considerati nelle misure economiche straordinarie ed urgenti che il governo sta adottando in questi giorni.

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