11 May 2026

Fincantieri: una storia iniziata un secolo fa, tra tecnologia e attenzione sociale

L’industria cantieristica navale è una delle eccellenze italiane: il mondo della crocieristica è in costante crescita vista la sua capacità di attirare un pubblico diversificato di viaggiatori. Per questo il Cantiere Fincantieri di Monfalcone è costantemente in attività: vengono realizzate tre navi in contemporanea, capaci di portare sul mare le più interessanti innovazioni tecnologiche, come l’air lubrification system (ALS), che facilita la penetrazione dello scafo nell’acqua con la creazione di un cuscino di bolle sotto lo scafo che favorisce lo scivolamento della nave e porta a una riduzione dei consumi.

La storia dei cantieri di Monfalcone è molto affascinante e ci porta all’inizio del secolo scorso: nel 1908 i Cosulich, una famiglia di armatori, fondò il Cantiere Navale Triestino per incentivare la costruzione di navi per l’Impero austro-ungarico. Acquistarono i terreni dell’area di Panzano e, mentre realizzavano navi sempre più grandi e innovative nelle acque che bagnano Monfalcone, avviarono anche un processo politico-sociale costruendo un quartiere residenziale che ospitava i lavoratori del cantiere navale.

È la voce dello storico navale Matteo Martinuzzi, direttore scientifico della Fondazione Fincantieri, a narrare l’affascinante percorso storico. «Il villaggio operaio di Panzano è stato costruito tra il 1920 e il 1927. L’architetto Dante Fornasir progettò i due alberghi che avrebbero ospitato le persone non stanziali impegnate nei cantieri di Monfalcone; la struttura destinata agli impiegati della fabbrica oggi è stata trasformata in un hotel dove si trova anche un piccolo spazio museale che racconta la storia della piccola Company Town. – prosegue lo storico – Poi è stato costruito un albergo con 700 stanze per gli operai celibi. Panzano era una company-town (autonoma rispetto a Monfalcone) e la famiglia Cosulich, proprietaria del cantiere fino al 1930, voleva dare una sorta di imprinting alle proprie maestranze.

L’operaio doveva svolgere in modo efficiente il proprio compito all’interno della fabbrica e poi, terminato l’orario di lavoro, continuare a vivere in simbiosi con essa. La fabbrica doveva essere una grande comunità e Panzano aveva dei servizi avveniristici rispetto a Monfalcone, il cui centro storico era stato distrutto durante la prima guerra mondiale. Panzano aveva un mercato, uno spaccio per i beni di consumo, aveva l’agraria e un acquedotto.

Era stato anche costruito il campo sportivo Costanzo Ciano, che viene utilizzato ancora oggi». La storia del Cantiere Navale Triestino prosegue fino al 1930, quando lo Stato deve intervenire perché le industrie cantieristiche non riuscivano a sostenersi autonomamente: sia per la crisi del ‘29 che per i costi elevati delle costruzioni navali. «L’argomento è molto complesso: – sottolinea Matteo Martizuzzi – la famiglia Cosulich si era esposta troppo con le banche. Sovvenzionata dalla Banca Commerciale Triestina aveva acquistato partecipazioni nelle maggiori società della città e aveva fatto costruire le più grandi motonavi diesel dell’epoca: la Saturnia e la Vulcania. Ma la realizzazione dei motori sperimentali fu complessa e le navi furono consegnate con un anno di ritardo. Questo portò a dei costi ulteriori per la compagnia, che si trovò finanziariamente strozzata dai troppi investimenti e dalla crisi del settore.

Nel ‘29 la Cosulich ricevette un pagamento dei danni di guerra parziale che non fu sufficiente per risolvere i suoi problemi. La Comit intervenne allora per salvare il gruppo e la banca che lo finanziava e decise di prendere a sé le partecipazioni azionarie. Formò nel 1930 una società cantieristica dedicata alla Venezia Giulia chiamata Cantieri Riuniti dell’Adriatico (CRDA) che controllava i cantieri di Monfalcone, Trieste, Muggia e Pola. Dopo la nazionalizzazione del 1930, nel ‘34 i CRDA furono temporaneamente privatizzati dal consorzio di Guido Segre e nel 1937 furono definitivamente conglobati nell’IRI. I Cantieri Uniti dell’Adriatico resisteranno fino al 1966, quando la gestione cantieristica nazionale andò in crisi per la chiusura del Canale di Suez».

A questo punto la storia porta un nuovo cambiamento e acquisiscono il loro ruolo gli attuali protagonisti della cantieristica italiana: « Il governo decise di riorganizzare l’industria nazionale costituendo Italcantieri, – aggiunge infatti Martinuzzi – che è l’agglomerato dei cantieri di Sestri Ponente, Castellamare e di Monfalcone; inoltre chiuse il cantiere di Trieste e potenziò quello di Monfalcone come contropartita. La nuova società viene finanziata da Fincantieri che era nata nel ‘59 come finanziaria al servizio dell’industria cantieristica nazionale per la costruzione di Michelangelo, Raffaello, Galilei e Marconi. Solo nell’84 Fincantieri diventerà società operativa, dopo l’ennesima crisi dell’industria cantieristica. Il comparto è andato avanti per successive razionalizzazioni: gruppi sempre più unificati, fino a quando Fincantieri diventa un soggetto unico».

E la company-town di Panzano? «ll grande albergo degli operai venne bombardato dagli alleati nel ‘44, causando diverse vittime. Dopo anni di abbandono è stato ristrutturato nel 2007: quella che era la sala mensa del cantiere è passata al Comune e ospita il Museo della Cantieristica. Oggi è una struttura ricettiva multifunzionale con una settantina di stanze e anche l’asilo aziendale “Fincantesimo”, che può ospitare fino a un massimo di 34 bambini».

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Le connessioni dirette permetteranno ai viaggiatori di evitare lunghi trasferimenti per raggiungere dal capoluogo valdostano le due isole.\r\nSecondo Luca Prandini, direttore prodotto Gattinoni e rete agenzie di proprietà, «Dalle Alpi al Blu sintetizza il nostro approccio: mettere in connessione prodotto, rete e territorio per costruire offerte realmente vicine alle esigenze dei viaggiatori. La collaborazione tra gGruppo Gattinoni, Valtravel e aeroporto di Aosta ci permette di sviluppare un prodotto pensato per chi parte dalla Valle d'Aosta, con una filiera più corta e più semplice da gestire per le agenzie. La possibilità di attivare collegamenti diretti da aeroporti regionali come Aosta rappresenta un vantaggio concreto per la rete: consente di proporre soluzioni più immediate e distintive, rendendo il viaggio più semplice fin dal momento della partenza».\r\n«Questo progetto rappresenta per noi un passo importante nello sviluppo di un’offerta sempre più vicina al territorio - aggiunge Remo Prodoti amministratore di Valtravel -. Offrire collegamenti diretti da Aosta verso destinazioni di grande appeal come Sardegna e Sicilia significa semplificare concretamente l’esperienza di viaggio dei nostri clienti, valorizzando al tempo stesso il ruolo dell’aeroporto regionale e delle agenzie locali. Sapere di poter partire dal proprio aeroporto, con un charter dedicato e il supporto di professionisti che seguono ogni fase del viaggio, aiuta le persone a sentirsi più tutelate e a vivere la prenotazione e la partenza con maggiore serenità».","post_title":"“Dalle Alpi al Blu”: Valtravel lancia i voli diretti da Aosta per Sicilia e Sardegna","post_date":"2026-05-08T15:54:44+00:00","category":["mercato_e_tecnologie"],"category_name":["Mercato e tecnologie"],"post_tag":[]},"sort":[1778255684000]}]}}