13 May 2026

Marriott, bilancio 2020: è stato l’anno più difficile in 93 anni di storia della compagnia

L’anno più difficile nella novantatreenne storia della compagnia. Così definisce il 2020 Stephanie Linnartz, la manager che, insieme al collega Tony Capuano, ha assunto la responsabilità della gestione operativa di Marriott International in attesa della nomina del nuovo ceo, dopo la recente scomparsa di Arne Sorenson. I due sono intervenuti in occasione della presentazione dei dati di bilancio dell’anno scorso, che ha registrato inevitabilmente numeri davvero disastrosi.

Nel dettaglio, i ricavi del gruppo sono passati dai quasi 21 miliardi di dollari del 2019 a 10,47 miliardi. Ma ancora più impressionanti sono le cifre degli utili netti rettificati, crollati del 96%, da quasi 2 miliardi ad appena 59 milioni. A picco anche i ricavi medi per camera disponibile (revpar) che, a livello globale e a perimetro costante, sono calati del 64,3%, fermandosi a quota 47,53 dollari. In tale contesto già depresso, sono state quindi le strutture europee a soffrire maggiormente: nel Vecchio continente il revpar è infatti sceso del 76,8% (34,88 dollari), con l’occupazione ferma al 20,8% (-54,3 punti percentuali) e le tariffe medie a 167,7 dollari (-17,3%).

Il gruppo ha però dichiarato di avere, a fine 2020, liquidità netta per circa 4,4 miliardi complessivi, di cui attorno agli 0,8 miliardi in cassa e ulteriori 3,6 miliardi di linee di credito revolving non ancora utilizzate. La pipeline del gruppo si attesta inoltre quasi a 2.900 proprietà e oltre 498 mila camere totali, di cui circa 20 mila non ancora contrattualizzate in maniera definitiva. Le stanze già in fase di costruzione sono più di 229 mila.

“Lo scorso aprile – ha aggiunto Stephanie Linnartz – abbiamo subito il più grave tracollo del revpar a livello globale mai registrato dalla nostra compagnia: un -90%, appesantito da un’occupazione media precipitata al 12%. Da quel momento, però, la domanda è tornata a crescere a tassi di ripresa differenti a seconda delle destinazioni. A guidare il rimbalzo è stata in particolare la Cina (mainland), dove il revpar a dicembre era orma appena del 10% inferiore rispetto allo stesso mese del 2019. Una chiara testimonianza di quanto la domanda possa dimostrarsi resiliente, quando le persone hanno la percezione che si riesca a contenere il virus. Ma abbiamo anche visto quanto la ripresa possa essere rallentata, come è accaduto in occasione delle ondate di ritorno sperimentate negli Usa e in Europa verso la fine del 2020. Sebbene nessuno sia in grado di predire quanto la pandemia durerà ancora, registriamo tuttavia piccoli segnali che l’accelerazione delle campagne vaccinali possa contribuire a una decisa ripresa della domanda di viaggi e ospitalità“.

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