25 February 2021

Manzi, Bwh: cresce l’appeal del gruppo ma c’è il rischio penuria di personale

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Non diversamente che per il resto del comparto, il 2020 è stato un anno difficilissimo anche per Best Western Italia. Sul campo è rimasto infatti ben il 67% del fatturato complessivo del 2019, con punte che per alcuni hotel hanno raggiunto persino il 90%. Ma questo non significa affatto arrendersi. Anzi, il consorzio, che da qualche tempo in verità si chiama Bwh Hotel Group per sintetizzare meglio tutti i brand inclusi nel gruppo, ha deciso di rilanciare con una serie di iniziative concrete. A partire da un aumento di capitale di ben 1,6 milioni di euro, reso necessario per affrontare il momento difficile e prepararsi al meglio alla ripartenza. “Una mossa accolta sostanzialmente con favore da tutti i nostri soci – spiega il ceo di Bwh, Giovanna Manzi -. Tanto che la mozione è passata con un solo astenuto tra i partecipanti all’assemblea straordinaria”.

Il contesto difficile che stiamo vivendo sembra inoltre stare incrementando l’appeal dei brand alberghieri agli occhi delle strutture indipendenti: “Nonostante il calo del giro d’affari – rivela infatti Giovanna Manzi – nel corso del 2020 abbiamo registrato 15 new entry, contro appena quattro uscite. E oggi abbiamo ben 38 trattative aperte, di cui la stragrande maggioranza iniziate non più tardi dello scorso mese di settembre”.

Per incentivare ulteriormente le affiliazioni, Bwh ha quindi anche deciso di introdurre una policy temporanea di fee ridotte e scadenza contrattuale a cinque anni, valida fino al prossimo mese di giugno. “Benefici che abbiamo naturalmente esteso ai nostri soci già attivi eventualmente intenzionati a far entrare nel gruppo altre proprietà non ancora brandizzate con i nostri marchi – spiega sempre Giovanna Manzi -. Inoltre abbiamo attivato una sorta di campagna Porta l’amico, per cui chiunque tra i nostri partner contribuisca a portare nuovi affiliati potrà godere dei vantaggi del nuovo contratto”.

Si respira insomma aria di fiducia in casa Bwh. E questo nonostante le previsioni negative che si rincorrono continuamente sul futuro del comparto. Solo un paio di giorni fa, la presidente di Federturismo Marina Lalli ha per esempio parlato di un 40% di imprese turistiche a rischio chiusura. “Sicuramente il mercato è in fermento – ha commentato a questo proposito Giovanna Manzi -. Alcuni albergatori stanno pensando di vendere, soprattutto chi magari è titolare di strutture un po’ datate, oppure chi fatica a garantire il passaggio generazionale dell’azienda. D’altra parte molti investitori sono alla finestra in attesa della opportunità che il contesto inevitabilmente offrirà. Per quanto riguarda i nostri alberghi, tuttavia, posso dire che meno del 10% dei nostri indirizzi corre il rischio di qualche scossone. Anzi, tra i nostri partner al momento mi vengono in mente una decina di imprenditori pronti a comprare se dovesse presentarsi l’occasione, contro appena due che potrebbero pensare di vendere”.

Più complesso invece il discorso sulle risorse umane. Quando finirà il periodo di cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti le ripercussioni inevitabilmente si faranno sentire. Ma non necessariamente nella direzione che molti si potrebbero immaginare. “Certo, ci saranno aziende che saranno costretta a lasciare a casa parte del personale – osserva infatti Giovanna Manzi -. Ma penso che saranno di più quelle  che dovranno al contrario affrontare una certa penuria di risorse, almeno nel breve periodo. Nonostante la cig e il blocco dei licenziamenti, in un settore come il nostro dove la mobilità è piuttosto diffusa, non sono pochi infatti i professionisti che si sono già mossi trasferendosi altrove. E già ora ci sono strutture che faticano a trovare risorse adeguate”.




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