28 May 2024

Humphries, Glion: il futuro dell’ospitalità? Più flessibilità e ruolo crescente per gli asset manager

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Un ruolo crescente per gli asset manager e tanta flessibilità, verrebbe da aggiungere ancora più di prima. E’ questo il futuro post-Covid dell’ospitalità secondo Jonathan Humphries, consulente nel settore dell’ospitalità e direttore dei corsi di specializzazione in international hotel development and finance, presso lo svizzero Glion institute of higher education,

“Non comprendiamo ancora appieno gli effetti a lungo termine della pandemia sul turismo e l’ospitalità. Non sappiamo quali segmenti di clienti torneranno, e tanto meno come torneranno. Ci sono così tante domande senza risposta intorno al lavoro ibrido, ai meeting, ai viaggi aziendali e ai viaggi di piacere, che i proprietari e gli operatori degli hotel devono essere pronti a qualsiasi situazione si prospetti – racconta lo stesso Humphries -. Come possono farlo? Rendendo lo spazio per gli ospiti più personalizzabile, più flessibile e più facilmente adattabile ai rapidi cambiamenti del mercato. Non è più possibile stabilire un posizionamento e pensare questo andrà bene per i prossimi 10-15 anni, quando non si ha la minima idea di come sarà la segmentazione del mercato nei prossimi 12-18 mesi”.

E per quanto riguarda il ruolo degli asset manager? “Diventeranno sempre più importanti – prosegue Humphries –. Soprattutto se si considera il crescente interesse verso gli hotel come investimento immobiliare. Se un tempo si trattava infatti di una asset class riservata agli specialisti, da qualche anno gli hotel vengono sempre più frequentemente acquistati da compagnie di assicurazione, fondi pensione, gestori patrimoniali di fondi sovrani, family office e praticamente ogni altro tipo di investitore professionale. I numeri parlano chiaro: solo in Europa, le transazioni alberghiere sono cresciute dai 6,5 miliardi di euro complessivi del 2010 a un massimo storico di 27,1 miliardi nel 2019, l’ultimo anno completo pre-pandemia. E anche se l’effetto Covid ha da allora costretto i volumi delle transazioni ad abbassarsi, le prospettive generali rimangono forti. Cushman & Wakefield per esempio ha recentemente pubblicato una ricerca, secondo la quale oltre un terzo dei principali investitori alberghieri ha dichiarato di volere più hotel europei nei loro portafogli immobiliari, e solo il 21% ha intenzione di ridurre la propria attività di investimento. Come se non bastasse, lo shock della pandemia ha lasciato il settore dell’ospitalità in uno stato di volatilità senza precedenti, ponendo aspettative ancora maggiori sugli asset manager e dando loro allo stesso tempo una straordinaria opportunità di fare la differenza e determinare il successo o il fallimento”.

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