6 February 2026

Debellini, Th: gli hotel senza personale sono la tomba dell’ospitalità

Th Resorts

Graziano Debellini

Fa discutere la notizia di Homie: il nuovo hotel senza personale (o quasi) che Nardo Filippetti sta realizzando a Rimini dalla conversione dell’ex Naiade; il primo di una serie di strutture che il presidente del gruppo Lindbergh pensa di aprire nei principali snodi commerciali ed economici del Paese. “Non è il momento di fare questo tipo di annunci – spiega il presidente di Th Resorts, Graziano Debellini -. Io stimo moltissimo Filippetti come imprenditore, ma parlare ora di alberghi senza collaboratori mi pare inopportuno. Stiamo vivendo un momento complesso, nel quale il mondo del turismo sta già scontando una crisi di immagine, che si è ulteriormente acuita nel corso della pandemia. Invece di elaborare modelli di strutture prive di dipendenti, penso sarebbe quindi più utile veicolare un messaggio di appeal, di valorizzazione delle figure dell’ospitalità, del servizio e dell’accoglienza, a qualsiasi livello. Perché un hotel senza personale è la tomba dell’ospitalità“.

Il precedente degli hotel gestiti da androidi in Giappone: un esperimento che non funzionò

Debellini è consapevole che la tecnologia, la digitalizzazione dei servizi può consentire in alcuni casi una razionalizzazione delle esigenze di personale. “Ma a mio parere non si può basare la ripartenza di un comparto come il nostro su un modello di questo tipo. Può essere utile per piccole nicchie di mercato, per una domanda alla ricerca di proposte estremamente convenienti. Dubito però che possa rappresentare lo standard diffuso della nostra industria”.  Per la verità, già in Giappone, qualche tempo fa, avevano in effetti avuto l’idea di realizzare alberghi a completa trazione robotica: gli Henn-na erano pensati per essere completamente gestiti da androidi specializzati in differenti funzioni. Il progetto  destò grande interesse al momento del suo debutto nel 2015, ma poi non seppe mantenere le promesse, tanto che la proprietà decise in seguito di tenere i robot solo come attrazione turistica, a causa della massiccia dose di interventi umani necessari a risolvere guasti e difficoltà varie.

La Scuola italiana di ospitalità: un successo di livelli internazionale

Come fare però allora a rendere nuovamente attrattivo una professione che ha sofferto ingenti danni d’immagine egli ultimi tempi? Alla mente viene per esempio la polemica scatenatasi recentemente alle Lipari, con l’affissione di cartelloni sarcastici in cui si pubblicizzava la ricerca di “schiavi” per la stagione estiva. “Occorre ridare valore a ciascun ruolo; dare prospettive serie di crescita – sottolinea ancora Debellini -. Per quanto ci riguarda tre anni fa abbiamo dato vita, in collaborazione con l’università Ca’ Foscari di Venezia, a una Scuola italiana di ospitalità pensata per formare i manager di domani, che sta avendo un grande successo anche a livello internazionale. D’altronde era impensabile pensare che un Paese come il nostro non avesse istituzioni di questo tipo, quando invece la vicina Svizzera ha ben 11 scuole di alto livello dedicate al settore”.

Lo stipendio minimo? Almeno 1.300 euro al mese

Ma non è solo una questione di figure di alto profilo: “Nel turismo, e nell’ospitalità in particolare, che è una professione fatta di relazioni, ogni incarico è davvero essenziale – conclude Debellini -. Bisogna quindi riscoprire tutto il fascino e l’appeal di profili come quello del cameriere o dell’addetto al ricevimento. Certo, la pandemia ha contribuito a far emergere prepotentemente nuovi modi di intendere il rapporto con il lavoro e gli equilibri con la vita privata. Ma non si può prescindere dall’impegno e dal sacrificio, come momenti essenziali della propria crescita personale. Occorre piuttosto trovare dei compromessi che permettano, per esempio a un cuoco, di svolgere la propria professione, senza necessariamente dover rinunciare ai momenti con la famiglia. E bisogna accompagnare ogni percorso di crescita con un adeguato riconoscimento economico. A mio parere non si può infatti pensare di remunerare alcun profilo, neppure quelli base, meno di 1.300 euro al mese“.

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