27 June 2026

Barletta, Arsenale: nell’hospitality, “il sistema bancario italiano ha dei forti limiti”

Un circolo vizioso da cui è difficile uscire e che continua a penalizzare investitori, sviluppatori e operatori alberghieri nazionali. Il tutto senza che nessuno in questi mesi di pandemia abbia fatto nulla per trasferire la liquidità a disposizione degli istituti di credito, favorita da politiche monetarie particolarmente accomodanti, a vantaggio degli imprenditori dell’hotellerie tricolori. A denunciare una situazione dai tratti persino paradossali è stato Paolo Barletta, ceo di Arsenale, società nata dalla partnership rinforzata tra lo stesso Barletta e Nicola Bulgari, che mira a effettuare investimenti alberghieri in equity per circa 230 milioni di euro nei prossimi cinque anni.

Il sistema bancario italiano ha dei forti limiti – ha dichiarato in particolare l’amministratore delegato di Arsenale, in occasione della Luxury Hospitality Conference, organizzata da Teamwork a Milano la scorsa settimana -: le banche non finanziano l’hospitality perché a loro giudizio è troppo pericoloso, mentre ci sono fondi stranieri che hanno molta liquidità e che da due anni non fanno altro che investimenti in Italia. Gli stessi fondi trovano poi terreno fertile dalle banche italiane per farsi finanziare queste operazioni. La cosa davvero assurda però è che i fondi si affidano spesso a partner italiani che conoscono il territorio e che potrebbero essere finanziati direttamente dalle banche. Invece di fatto si creano spread finanziari disintermediando un pezzo della filiera”.

E a nulla sono valsi questi mesi di difficoltà del comparto per provare a trovare una soluzione a questo disequilibrio a tutto vantaggio dei capitali internazionali: “La politica avrebbe dovuto agevolare i finanziamenti delle banche, affinché le strutture alberghiere potessero non solo pagare gli stipendi, ma anche rinnovarsi e ristrutturarsi per prepararsi a una nuova fase competitiva sul mercato – ha infatti aggiunto Barletta -. Spingere le banche a puntare su un’industria sicura e forte. Invece abbiamo ancora alberghi, anche a 5 stelle, che non sono al passo con gli standard che dovrebbero offrire. A risentirne è la qualità del servizio perché non sono stati fatti investimenti nella struttura.”

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