27 March 2026

Barcelò Hotel cresce ed investe 250 milioni per oltre 6000 nuove camere

Il 2018 è stato per Barceló Hotel Group un anno di crescita e di espansione, come dimostrano i 13 hotel incorporati per un totale di 2.5919 camere, che hanno permesso di aumentare il proprio portafoglio a 249 strutture e 55.014 camere in 22 paesi. Dopo alcuni anni di rallentamento a causa della crisi economica, negli ultimi tre anni (2018-2018) il gruppo ha riattivato l’espansione con un totale di 35 nuovi stabilimenti e 6.971 camere. «Guardando al futuro – commenta Jaime Buxó, direttore dello sviluppo commerciale di Barceló Hotel Group – la crescita è assicurata grazie alle oltre 6.000 camere che verranno incorporate entro il 2021, a cui si devono aggiungere altri 75 nuovi progetti, ottenuti tramite il nuovo piano strategico (2019-2021)». Il 2018 dovrebbe chiudere con un totale di 3.000 milioni di euro in vendita, con un utile netto consolidato di 180 milioni di euro.

«Per quanto riguarda l’occupazione – aggiunge Raúl González, ceo delle strutture in Emea di Barceló Hotel Group – l’America Latina è migliorata leggermente con l’82% rispetto all’80% nel 2017; mentre Spagna ed Europa sono rimaste le stesse con il 73%. In termini di revPar Spagna ed Europa hanno chiuso con un prezzo medio di 101 euro a notte rispetto ai 100 del 2017, mentre l’America Latina ha registrato un prezzo medio di 151 dollari contro i 152 dell’anno precedente».

Il gruppo segnala la significativa riduzione dell’indebitamento finanziario conseguito, passando da 330,7 milioni di euro nel 2017 a 72,2 milioni di euro nel 2018. Grazie a tutto ciò, la catena potrà realizzare nel 2019 un importante piano di riforme e investimenti per un importo di 250 milioni di euro. «Nel 2019 – aggiunge González – si prevede un rallentamento nel settore turistico spagnolo dovuto a un calo degli arrivi internazionali, motivato dal recupero dei nostri concorrenti in Nord Africa e Turchia. Ciononostante manteniamo una visione positiva poiché riteniamo che saremo in grado di sfruttare le opportunità che si presenteranno con il cambiamento del ciclo. Il mercato alberghiero spagnolo rimarrà attraente per gli investitori».

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Le prenotazioni si distribuiscono tra programmazione anticipata e una componente sempre più rilevante di richieste sotto data, in particolare nel luxury. Il cliente americano e latinoamericano si distingue per maggiore flessibilità e rapidità decisionale rispetto a quello europeo.\r\nIl prodotto\r\nDal punto di vista del prodotto, il grande classico continua a funzionare molto bene. Il Grand Tour Italia in chiave luxury, con itinerari di 12-14 giorni tra Roma, Firenze e Venezia, spesso completati dalla Toscana o dalla Costiera amalfitana, resta una delle richieste più forti, accompagnata da accessi privati ed esperienze esclusive. Allo stesso tempo cresce anche il filone della “deep Italy”, con itinerari che da Roma si sviluppano verso il Sud, alla scoperta dell’Italia borghi, oltre alle tanto amate Puglia e Matera, e alle destinazioni meno battute. Si tratta di viaggi fortemente personalizzati, costruiti con grande attenzione ai dettagli e con un’idea di autenticità sempre più ricercata. Nel complesso, i soggiorni mantengono una durata media di 12-14 giorni e sono spesso multi-destinazione; cresce inoltre la richiesta di proposte con una permanenza media intorno ai nove giorni.\r\n\r\nResta costante e trasversale l’interesse per il Vaticano e per i Musei Vaticani, richiesti durante tutto l’anno attraverso formule private. In generale, la domanda si orienta sempre più verso esperienze uniche e non replicabili, capaci di coniugare esclusività, privacy e valore emozionale. Tra gli esempi più rappresentativi rientrano aperture private di palazzi storici con cene cucinate da chef stellati, visite fuori orario in cantine iconiche insieme ai proprietari, spostamenti in elicottero tra più destinazioni o giornate in yacht privato: proposte costruite integralmente su misura, in linea con le aspettative di questa tipologia di clientela.\r\n\r\n \r\n\r\nPer i prossimi mesi. si confermano il peso crescente dei mercati oltreoceano e una domanda internazionale che continua a guardare all’Italia con interesse. 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