13 May 2026

Fabri, Starhotels: una beauty tax per salvare il turismo italiano

Una beauty tax, anche di entità importante: un contributo per la cultura da chiedere ai turisti in arrivo in Italia, per garantire la sicurezza e la protezione del territorio. E’ la provocazione lanciata da Elisabetta Fabri sul palco del primo forum sull’ospitalità di Pambianco. Certo, poi, occorrerà capire e vigilare su come verranno utilizzati questi fondi, ha aggiunto la presidente e a.d. di Starhotels, “ma il nostro Paese va considerato come un prodotto di alta gamma situato purtroppo su un territorio morfologicamente fragile. E in quanto tale non può assolutamente sopportare a lungo flussi di overtourism eccessivi”.

L’ideale, per Elisabetta Fabri, è che ci si concentrasse non tanto sul numero, quanto sul valore delle presenze turistiche: “Non è solo una questione di fatturato. Perché non si può pensare di escludere i viaggiatori senza grandi budget. Quello che si può però senz’altro fare è favorire la destagionalizzazione, deviando i flussi anche al di fuori dei momenti di picco. Altrimenti l’overtourism rischia di farci perdere l’identità: il nostro caratteristico lifestyle che rende la Penisola una vera meta da sogno, più appetibile di qualsiasi forma di lusso ostentato”.

In linea con tale approccio, Starhotels ha peraltro  adottato da tempo una policy acquisti che per i propri hotel garantisce forniture al 90% italiane. Il gruppo, che ha appena annunciato numeri record per il 2022, con un fatturato totale di 241 milioni di euro e margini operativi lordi per 80 milioni (ebitda), punta ora a crescere ulteriormente con l’obiettivo dei 300 milioni che appare non così lontano: “Io sono ambiziosa per natura – ha sottolineato Elisabetta Fabri -. Per di più la ripartenza è stata fortissima: il 2022 si è chiuso con cifre mai viste prima. E questo nonostante i primi quattro mesi siano andati a rilento, a causa della variante Omicron”.

In termini di progetti futuri, infine, l’idea è quella di espandersi soprattutto tramite accordi di gestione: “Un modo per velocizzare lo sviluppo, andando oltre le acquisizioni dirette”. La società è stata quindi recentemente scissa in due parti: una si occupa degli hotel italiani di proprietà, l’altra di quelli all’estero e appunto delle gestioni. A cominciare dal Gabrielli di Venezia, che è stato affidato al gruppo fiorentino da una famiglia alle redini della struttura per oltre 150 anni. “La sfida, in questi casi, non è tanto data dalla competizione delle grandi catene internazionali – ha concluso Elisabetta Fabri -, quanto dai risvolti psicologici che deve affrontare chi, spesso dopo tanti anni, si decide ad affidare la conduzione della propria struttura a una società esterna. Per questo motivo, seppure in teoria abbiamo soglie e dimensioni minime da rispettare, siamo pronti a cogliere qualsiasi opportunità con i fondamentali a posto. E anche se oggi i nostri indirizzi sono tutti in città, non escludiamo la possibilità di aprire un giorno ai resort. Ma per questo, onestamente, ci dobbiamo ancora attrezzare”.

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