25 August 2026

Ezhaya, Alpitour: il to chiude a 830 mln. Nel 2023 ai livelli pre-Covid

Chiude a 830 milioni di euro l’anno del comparto tour operating di Alpitour World: la metà del fatturato complessivo di 1,6 miliardi del gruppo. «Non siamo ancora ai livelli del 2019 – racconta il general manager tour operating della compagnia, Pier Ezhaya, a margine della presentazione del nuovo logo -. Ma già dall’anno prossimo prevediamo di tornare sugli 1,35 miliardi di tre anni fa!. Molto bene stanno andando soprattutto le Maldive, l’Egitto e la Repubblica Dominicana. «Quest’ultima destinazione – prosegue Ezhaya – pare aver preso un po’ il posto di Messico e Cuba come star dell’area caraibica. Buone poi le performance dell’Africa Orientale, soprattutto di Kenya e Zanzibar».

«Per il 2023 ci aspettiamo quindi una ripresa del Messico e soprattutto una crescita su Mauritius, dove per la prima volta nella nostra storia posizioneremo un volo Neos, a partire dal prossimo 20 dicembre. Ci aspettiamo inoltre un Egitto ancora tonico e una Tunisia in recupero. La meta maghrebina potrebbe in particolare guadagnare quote di mercato a scapito di altre destinazioni mediterranee tradizionalmente più care come la Spagna e la Grecia, che potrebbero risentire della crescita dell’inflazione e della conseguente perdita di potere d’acquisto dei viaggiatori. Sul lungo raggio, infine, continuano a esercitare un grande appeal gli Stati Uniti, nonostante il cambio euro-dollaro sfavorevole. Ci attendiamo poi la ripartenza forte di Giappone e Thailandia e una sostanziale conferma dell’Indonesia”.

Reset della domanda

A faticare un po’ sono invece le mete nuove. Quelle destinazioni lanciate nel 2019, appena prima dello scoppio della pandemia, che all’epoca sembravano godere di ottime prospettive e che ora invece stentano a trovare spazio tra i desiderata degli italiani. “E’ un po’ come se il Covid avesse generato una sorta di reset nella domanda. Poca Naxos in Grecia, quindi per intenderci, ma si torna invece volentieri e Mykonos, Creta e Rodi. Anche l’Oman, che prometteva benissimo, oggi soffre un po’.

«Noi però non ci fermiamo e oltre a trovare nuove strategie per queste mete, continuiamo a pensare anche ad altre destinazioni. Al momento stiamo per esempio studiando la Guinea Equatoriale, che ha molto da offrire soprattutto dal punto di vista naturalistico, e abbiamo introdotto una nuova declinazione di Doha. Il tutto, senza naturalmente dimenticare la novità Arabia Saudita: direi inevitabile visti gli investimenti che il Paese sta effettuando per valorizzare la propria proposta turistica».

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