27 June 2026

Travel Hashtag: le sfide del turismo necessitano di risposte nuove

Giorgio Palmucci

Pianificazione e sostenibilità. Con la ripresa post-Covid, nel mondo del turismo tornano le sfide di sempre, che oggi però richiedono risposte nuove, adeguate ai tempi nuovi e soprattutto alle esigenze di territori e mercati. “Non è possibile che a livello istituzionale in Italia si parli solo e sempre con un orizzonte di massimo cinque – sei anni. E’ stato così con il piano strategico lanciato nel 2016 ed è quanto sta accadendo ancora oggi”, ha esordito Giorgio Palmucci durante il suo intervento in occasione dell’ottava edizione di Travel Hashtag: l’evento ideato da Nicola Romanelli, in corso in questi giorni a Borgo Egnazia, in Puglia.

“Per far capire cosa i nostri competitor intendano per pianificazione di lungo periodo – ha quindi proseguito l’ex consigliere del ministero del Turismo – mi basti ricordare quello che mi ha raccontato recentemente al Wtm di Londra l’attuale amministratore delegato e presidente del gruppo Alpitour, Gabriele Burgio: all’epoca in cui era alla guida di Nh, all’inizio del nuovo millennio, fu convocato dalle istituzioni spagnole, insieme ad altri stakeholder del comparto, per ragionare sul futuro dell’industria dei viaggi. Ebbene, il loro orizzonte già guardava al 2030!”.

Quasi il 50% di chi lavora nel turismo non è considerato parte integrante del comparto

Ma non è solo questione di visione di lungo periodo, ha rimarcato il presidente di Federterziario Turismo, Enzo Carella: “Occorre far sì che chi si occupa di governance comprenda fino in fondo l’intera complessa articolazione della filiera del turismo: un sistema fatto da moltissime pmi e operatori, che quotidianamente lavorano per valorizzare l’industria dei viaggi. A oggi però una serie di professionalità, spesso di matrice consulenziale, non viene mappata. Si arriva quasi al 50% delle imprese e dei profili della filiera che non sono considerate parte del comparto. Mi viene per esempio in mente chi fa revenue management per l’hotellerie, ma anche il tanto vituperato comparto dell’extralberghiero che, se inquadrato con regole d’ingaggio condivise, può e deve essere incluso tra gli attori importanti del settore”.

Un’industria tanto articolata e complessa non può quindi prescindere da un’adeguata segmentazione del mercato: “Si parla sempre di turismo, quando invece bisognerebbe discutere di turismi – ha sottolineato il group director operations di Rocco Forte Hotels, Antonello De Medici -. Chi investe nel lusso come noi è obbligato a prendere in considerazione l’intero ecosistema di servizi del territorio in cui si va a inserire. Il tutto in una visione che deve obbligatoriamente avere una prospettiva per lo meno decennale”.

L’alta gamma può creare destinazioni alternative. A patto di essere socialmente sostenibile

D’altro canto, il prodotto di alta gamma è potenzialmente in grado di creare destinazioni alternative, risolvendo tra l’altro le criticità legate al cosiddetto overtourism. Una questione aperta che fino almeno a tutto il 2019 toccava non poche destinazioni italiane: “Il cliente altospendente chiede esperienze, esperienze, esperienze – ha osservato il chief operating officer di Marzocco Group, Max Zanardi -. La dimensione della televisione in camera conta decisamente meno di prima. Ecco allora che potrebbe essere immaginabile persino trasformare i castelli della bassa cremonese in una nuova Loira (proprio a Cremona si terrà tra le altre cose il prossimo appuntamento italiano di Travel Hashtag, ndr)”.

Tutto ciò, però, ha concluso Emanuele Manfroi, general manager del gruppo San Domenico Hotels (a cui appartiene anche Borgo Egnazia), esclusivamente a patto che “il prodotto di alta gamma sia realmente sostenibile per la comunità del territorio in cui è inserito”. Solo in questo modo, infatti, l’investimento di lusso diventa in grado di attivare un circolo virtuoso capace di far crescere tutto quello che c’è intorno.

 

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