6 February 2026

Sita: «Viaggi più fluidi in Europa grazie all’Ees. Ma occorre prepararsi»

sitaUna svolta epocale: Andy Smith, direttore della divisione borders di Sita, commenta in termini più che positivi l’introduzione del nuovo sistema Entry/Exit System (Ees), in graduale implementazione in Europa da domenica 12 ottobre.

«L’introduzione dell’Ees dell’Ue rappresenta uno dei cambiamenti operativi più significativi che interessa le frontiere aeree europee degli ultimi decenni – ha osservato il manager -. Gli agenti di frontiera devono ora raccogliere dati biometrici, controllare i passaporti e registrare i cittadini di Paesi terzi (Tcn) direttamente in un sistema centrale dell’Ue. Per gli aeroporti, questo significa gestire nuovi flussi di passeggeri e garantire che questi controlli non causino code più lunghe o coincidenze perse, soprattutto nei periodi di punta».

Ogni Stato membro deve rispettare le stesse normative europee sulla gestione delle frontiere, le linee guida operative di Frontex e gli standard tecnici stabiliti da eu-Lisa. Questo assicura che i dati siano raccolti in modo sicuro e che i sistemi nazionali possano comunicare con il database centrale dell’Ue.

«L’utilizzo dell’Ees potrebbe contribuire a ridurre la pressione nei primi tempi, ma genera anche incertezza. Non tutti gli aeroporti europei attiveranno il sistema contemporaneamente, e passeggeri, compagnie aeree e aeroporti avranno bisogno di informazioni chiare per potersi organizzare. Comunicare tempestivamente e in modo chiaro i piani di attivazione, e incoraggiare l’uso delle app di preregistrazione Ees dove disponibili, sarà fondamentale per ridurre la confusione e garantire viaggi più fluidi».

«Per questo è essenziale collaborare strettamente con i governi e le agenzie di frontiera per tradurre norme e buone pratiche in soluzioni veloci e funzionali sul campo. Il sistema di gestione delle frontiere Ees di Sita, ad esempio, si basa su una tecnologia sviluppata in collaborazione con oltre 75 governi in tutto il mondo. Si collega in modo sicuro alla piattaforma centrale dell’Ue e consente ai viaggiatori di registrare rapidamente i propri dati biometrici presso chioschi self-service e varchi elettronici (eGate). Questo aiuta a ridurre le code per i passeggeri e libera gli agenti di frontiera affinché possano concentrarsi sui controlli più importanti».

Il sistema rientra inoltre «in un più ampio cambiamento globale verso i controlli biometrici alla frontiera. Prepararsi in anticipo, utilizzare tecnologie comprovate e comunicare in modo chiaro con l’intero ecosistema del viaggio permette ai governi di ridurre i disagi, migliorando al contempo la sicurezza. Il nostro compito è supportarli in ogni fase del processo».

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Eppure, oggi questo consenso non si traduce automaticamente in una presenza stabile ai vertici delle classifiche internazionali dei Paesi più visitati. Le difficoltà nel governare i flussi, la concentrazione eccessiva della domanda, la perdita di qualità dell’esperienza e gli ostacoli strutturali alla destagionalizzazione sono il segnale di un sistema che non può più affidarsi solo all’eccellenza spontanea”.\r\nAl contrario, occorrono metodo, organizzazione e responsabilità condivisa, elementi tipici dell’approccio industriale, che non può e non deve essere ridotto ad un’immagine di serialità e standardizzazione dell’offerta.\r\nRiferirsi al turismo come industria, significa descrivere un sistema in grado di facilitare il lavoro di tutti gli attori della filiera, garantire standard qualitativi elevati e migliorare la capacità di comprendere, monitorare e anticipare la domanda. In questo quadro la formazione diventa un elemento centrale e non più rinviabile, a partire da percorsi scolastici e professionali realmente aderenti alle esigenze del settore e in grado di preparare competenze operative e strategiche adeguate.\r\n\r\nCompetenza\r\n“Gli eventi recenti hanno mostrato con chiarezza come la carenza di formazione e di competenze, a ogni livello operativo e decisionale, non produca effetti circoscritti. Quando mancano metodo, preparazione e consapevolezza, a essere esposto non è un singolo operatore o una destinazione, ma l’intero Paese, nella sua reputazione, nella sua affidabilità e nella qualità dell’esperienza offerta” – prosegue Avataneo.\r\nAllo stesso tempo, Aiav sottolinea come la capacità di fare industria e filiera debba essere coerente con un’idea di sviluppo rispettosa delle differenze, dell’identità, del valore dei territori e del principio che nel turismo italiano il “piccolo è bello”, evitando derive che in altri contesti hanno prodotto effetti irreversibili, come dimostrano alcuni modelli di crescita basati su cementificazione e consumo indiscriminato del suolo.\r\n“L’Italia è il Paese dell’haute couture e del prêt-à-porter, in grado di offrire tanto l’eccellenza sartoriale quanto un prodotto più accessibile e standardizzato ma sempre riconoscibile per stile, qualità ed eleganza” conclude Avataneo.  ","post_title":"Avataneo (Aiav): «Il turismo come industria? ma le specificità devono rimanere»","post_date":"2026-01-28T12:43:38+00:00","category":["enti_istituzioni_e_territorio"],"category_name":["Enti, istituzioni e territorio"],"post_tag":[]},"sort":[1769604218000]}]}}