10 March 2026

L’Ita che verrà: il piano industriale (e la vision) firmati Caio e Lazzerini

“Prudenza nel partire ma ambizione nell’arrivare”. “Una sfida meravigliosa perché dà la possibilità di creare”. Sono solo due delle affermazioni convinte, rispettivamente di Francesco Caio, presidente, e Fabio Lazzerini, ad e direttore generale di Ita. Ita la “start-up” come entrambi rimarcano, che nasce nel segno della discontinuità e una grande responsabilità, avendo poco o nessun riferimento con il passato, vista la radicale mutazione del mercato provocata dalla pandemia.

Il piano “di medio periodo (al 2025)” totalmente dinamico e modulare, punta a creare un vettore full service “non low cost”, competitivo, sostenibile a livello sociale, ambientale ed economico; forte di un’alleanza con un partner strategico non solo commerciale “ma industriale”; che si muova su un network modulato sul contesto di mercato e dove le rotte non redditizie sono bandite. Alla base la discontinuità con il passato. “Il lavoro fatto definisce una linea credibile, non fantasiosa che parte dalla realtà che ci circonda e si pone obiettivi raggiungibili, anche se sfidanti” sottolinea  Caio. La struttura societaria, come anticipato, vedrà una Holding globale che gestirà le attività di volo, personale incluso, e che controllerà le due divisioni di Handling e Manutenzione.

I numeri parlano di una compagnia inizialmente “più snella possibile, così da consentirle via via di cogliere le opportunità e crescere con il mercato – spiega Lazzerini -. Un’azienda poco gerarchica, in cui le decisioni si prendano il più possibile vicino a chi svolge compiti operativi”.  Profittabilità, cioè l’obiettivo numero uno: “Vogliamo creare occupazione, ma per farlo occorre essere profittevoli: il target di break even a livello ebitdar è fissato al 2022, con un Ebit positivo già nel 2023”. Obiettivo raggiungibili grazie al “grande focus su un network profittevole e alla forza di un partner industriale e quindi di un’alleanza globale”. In questo contesto i dipendenti saranno inizialmente 5.200-5.500 per “arrivare a 9.500 nel 2025 quando il network conterà fino a 93 rotte e i ricavi della compagnia si attesteranno a circa 3,5 miliardi”.

Lazzerini puntualizza gli step che condurranno a questi obiettivi: “Sarà un lancio snello fino al 2022: ci adatteremo all’evoluzione del mercato, il network si concentrerà sui mercati a più alte prestazioni e si concretizzerà il lancio della partnership”. Le previsioni puntano a ricavi poco sotto il miliardo di euro (nei nove mesi da aprile a dicembre 2021) che raddoppieranno l’anno seguente, per circa 8 milioni di passeggeri. “Poi, nel triennio successivo, potremo vedere i primi i benefici grazie alle flotta di nuova generazione, allo sfruttamento della partnership, al contenimento dei costi e alla crescita dei ricavi”.

La sostenibilità, “uno dei parametri con cui vogliamo essere riconosciuti” che passa inevitabilmente dalla riduzione di consumi ed emissioni di Co2 garantite dalla flotta di nuova generazione: “A fine piano conterà circa 110 aerei partendo dai 52 iniziali, che saranno presi sul mercato: l’amministrazione straordinaria (Alitalia, ndr) è uno degli interlocutori, ma non il solo, per la possibile acquisizione di asset”. Di questi 110, 17 saranno per il lungo raggio che al 2025 saliranno fino al 32% del totale. Inizialmente non ci saranno velivoli di proprietà, ma a fine piano potranno arrivare al 39%”.

La connettività: obiettivo diventare “la prima scelta sulle destinazioni internazionali da e per Fiumicino e di essere la compagnia di riferimento per il traffico business e leisure da e per Milano Linate”.

La partnership “è uno del fulcri del piano, su cui si costruisce lo stesso. Negoziamo con i grandi gruppi che negli ultimi anni hanno manifestato interesse (Delta Air France-Klm e Lufthansa, ndr). Fondamentale la presenza di un partner industriale e non solo commerciale. Il 2022 sarà un chiaramente un anno di transizione ma il pieno sfruttamento della partnership avverrà nel 2024-25, quando le sinergie arriveranno al 15% dei ricavi“.

La distribuzione seguirà chiaramente una strategia multi-canale, che garantirà al cliente la possibilità di acquistare attraverso i canali preferiti e alla compagnia di applicare e sviluppare le tecnologie distributive più efficienti disponibili sul mercato. Al tempo stesso, la strategia terrà conto delle diverse esigenze dei segmenti di riferimento, corporate e leisure, e della diversa ripresa del traffico stimata per i due segmenti.

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Il Poggio è una realtà familiare biologica a tutto tondo – viticoltura, allevamento, ristorante, agriturismo – con un'antica cantina scavata nel tufo destinata all'invecchiamento dei vini. \r\n\r\nCantine Ravazzi ha radici nel 1956, quando fu piantato il primo vigneto di Sangiovese: oggi la terza generazione guida un progetto che spazia dalle etichette storiche ai Supertuscan, fino al progetto artistico P64, dove il vino diventa espressione visiva e culturale. \r\n\r\nSassopra lavora quattro ettari in biologico con approccio biodinamico, su marne blu e argille, con fermentazioni spontanee, pochissime bottiglie ed etichette d'artista.\r\n\r\nL’Azienda Agricola Gianni Barzi è un progetto biologico avviato nel 2001 al Podere Bulgherino, dove vigneti, oliveti, cereali e legumi convivono in un'agricoltura a tutto tondo che include anche la produzione di tartufi. \r\n\r\nSancaba nasce dall’intuizione di Carlo Franchetti che nel 2011 scopre un vigneto di Pinot Nero e decide di scommettere sull’eleganza di questo vitigno piantato su suoli galestrosi e calcarei, gestiti a conduzione biologica certificata per esprimere la freschezza e mineralità di un territorio ad alta quota.\r\n\r\nCantina Giacomo Mori è la memoria lunga del vino locale, con radici che risalgono alla fine dell'Ottocento e una produzione che oggi si concentra su Chianti e Castelrotto, vini che portano nel nome e nel carattere la storia della famiglia. \r\n\r\nGiacomo Baraldo Vigneron è il volto più giovane e internazionale della scena: dopo esperienze in giro per il mondo del vino, Giacomo è tornato a San Casciano per produrre vini artigianali che rispecchiano in ogni annata i vitigni ed il territorio. \r\n\r\nTenuta Le Forconate, nata nel 2008 dalla famiglia Barbanera, è la realtà più estesa del territorio con oltre 26 ettari tra Sangiovese, Merlot, Cabernet Franc e Vermentino, con degustazioni disponibili in una sala immersa nel paesaggio toscano.\r\n\r\nDurante la giornata il pubblico potrà incontrare direttamente i produttori ai banchi d'assaggio, degustare le loro etichette e ascoltare le storie che si intrecciano tra vigne, tradizione e innovazione.\r\n\r\nSpazio anche ai sapori locali: l'Azienda Agricola Il Poggio propone degustazioni dei propri prodotti tipici, mentre Filo & Fibra e la Comunità Slow Food con la Cassetta di Cottura di San Casciano dei Bagni portano in tavola i piatti realizzati con questo antico metodo di cottura lenta, presidio di una tradizione gastronomica che merita di essere conosciuta ben oltre i confini del borgo. 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