26 June 2026

Iata: profitti al ribasso nel 2012

La Iata ha rivisto al ribasso le previsioni per i profitti dell’industria per il 2012 che passano da 4,9 a 3,5 miliardi di dollari, con un margine dello 0,6%. Ma nel peggiore degli scenari l’industria del trasporto aereo potrebbe registrare perdite per oltre 8 miliardi di dollari nel 2012. Per il 2011 invece la redditività resta debole ma immutata a 6,9 miliardi di dollari, con un margine netto dell’1,2%. «Il rischio più grave per gli utili delle compagnie aeree l’anno prossimo sono le turbolenze economiche che risulterebbero dal fallimento del tentativo dei governi di risolvere la crisi del debito sovrano dell’Eurozona. Un tale esito potrebbe causare perdite per oltre 8 miliardi di dollari» ha sottolineato il direttore generale e ceo della Iata Tony Tyler. Per il 2011 quindi resta invariato l’utile di 6,9 miliardi di dollari, ma con profonde differenze tra le varie regioni del mondo. In Europa le tasse sui passeggeri e il mercato domestico debole hanno limitato la profittabilità. I vettori europei dovrebbero generare un profitto complessivo di 1 miliardo di dollari, in ribasso rispetto alle precedenti previsioni di 1,4 miliardi, e un margine dell’1,2%. Meglio invece la situazione per le compagnie del Nord America per cui sono previsti utili per 2 miliardi, in rialzo rispetto alle precedenti previsioni di 1,5 miliardi. Secondo le stime della Iata, la domanda passeggeri 2011 è rivista al rialzo dal 5,9% di settembre al 6,1% attuale. La crescita del traffico passeggeri dovrebbe bilanciare il calo, peggiore delle previsioni, del settore merci che a fine anno dovrebbe chiudere con una contrazione dello 0,5 per cento dei volumi e con ricavi piatti. Per il 2012 invece l’associazione prevede una domanda passeggeri in crescita del 4%, in ribasso rispetto al 4,6% delle precedenti stime.

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Anche se mantenere hotel di lusso richiede sicuramente un grande impegno, a cominciare dal costo del personale (all’Anantara Convento Amalfi, ad esempio, in una struttura di 52 camere lavorano 180 membri dello staff), c’è ancora ampio spazio di crescita per un segmento che, almeno in Italia, fino a qualche anno fa non era così sfruttato». E la ricchezza e varietà del nostro patrimonio e la presenza di innumerevoli siti Unesco rappresentano un importante valore aggiunto, in grado di attrarre la clientela high level.\r\n\r\n«Certo – ammette Gilardi – non può essere solo lusso, ma in questo momento si tratta di un segmento che catalizza l’attenzione del mercato e che ci consente di lavorare non solo sulle strutture ma anche sulle esperienze a contatto con il territorio».\r\nIl trend del mercato\r\nIn linea generale, Gilardi osserva un mercato «schizofrenico, con una booking window molto ristretta rispetto al passato. 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Un obiettivo molto ambizioso, che tuttavia ben si inserisce nel piano globale presentato dal nostro ceo, che auspica entro il 2028 di raggiungere un totale di 850 hotel nel mondo».\r\n\r\nIntanto, Gilardi anticipa tre nuove aperture entro l’anno in Italia, appartenenti ai marchi Tivoli, Nh Collection e Colbert. Proprio Colbert Collection ha inaugurato il suo primo hotel al mondo in Italia, il Porta Rossa Hotel Firenze. «Si tratta di un brand che seleziona boutique hotel dall’importante retaggio storico e con una specifica attenzione al progetto legato alla ristorazione, con la volontà di reinterpretare e sublimare la tradizione culinaria del luogo». 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