24 June 2026

Alitalia-Etihad, lettera aperta: «Comincia un nuovo viaggio»

silvano cassano«Comincia un nuovo viaggio». Questo il titolo della lettera aperta di Alitalia che appare a intera pagina su alcuni quotidiani italiani. «La partnership tra Alitalia ed Etihad Airways è diventata realtà», si legge nel testo firmato dei due ceo, quello di Alitalia, Silvano Cassano e quello di Etihad, James Hogan. Con Etihad «Alitalia è più forte e più internazionale sempre profondamente italiana ma pronta a portarvi più lontano». La nuova stagione di Alitalia-Etihad è iniziata con un volo Malpensa-New York. Il progetto punta al ritorno all’utile nel 2017. Cassano assume un impegno: «I clienti, che d’ora in avanti chiameremo ospiti, saranno la nostra bussola». «A partire da oggi – informa la compagnia – Alitalia, insieme ad Etihad Airways, offre 168 destinazioni, una flotta di 227 aeromobili tra le più avanzate al mondo e la forza di chi trasporta più di 35 milioni di passeggeri l’anno». Il matrimonio tra Alitalia ed Etihad «è stato un ottimo affare per Alitalia» ha affermato l’amministratore delegato e presidente del vettore emiratino James Hogan nei giorni scorsi. E se tutti gli obiettivi del piano industriale saranno centrati «la sposa italiana’ potra’ dirsi un giorno soddisfatta». Innanzitutto si punta al ritorno all’utile nel 2017 (108 milioni di euro con un fatturato di 3,7 miliardi di euro), dopo che dal 2008 si sono accumulate perdite per oltre 1,6 miliardi. Per il 2023 è previsto un utile di 212 milioni di euro e un fatturato di quasi 4,5 miliardi di euro. Sul fronte esuberi, i dipendenti che entrano in mobilità si riducono a circa 500 rispetto ai 2251 esuberi previsti inizialmente. Per queste persone che, per almeno 3 anni, otterranno un sussidio pari all’80% della retribuzione, verrà poi sperimentato per la prima volta il contratto di ricollocamento previsto dalla legge di stabilità.

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Un gruppo di imprenditori locali capì, però, l’importanza del passaggio di una rete ferroviaria internazionale: bisognava dare a chi arrivava a Bergün un motivo per fermarsi».\r\nAnno 1906\r\n«Venne allora costruito il Kurhaus Hotel: era il 1906. Inizialmente venne aperto come Grand Hotel di lusso destinato all’alta borghesia. C’erano la luce elettrica e l’acqua calda corrente, un sistema di riscaldamento centralizzato e anche qualche camera oscura per sviluppare le fotografie. Ma le cose non andarono bene: il treno era troppo conveniente, poi esplose la Prima Guerra Mondiale, seguita dalla Depressone degli anni Venti e dalla Seconda Guerra Mondiale. Bergün non riuscì mai a decollare. Nel 1949 un incendio devastò parte dell’hotel e fu la sua fine. Allora la comunità di Bergün acquistò l’edificio, lo rimise in ordine e lo vendette a una compagnia specializzata in family-holiday. L’hotel venne suddiviso in appartamenti di diverse dimensioni. C’erano addirittura 200 letti e, per aggiungerne altri, venne eliminato anche il ristorante; il progetto ha funzionato per 50 anni, fino al 2002».\r\n\r\n«A causa della mancanza di fondi, non è mi stata fatta manutenzione, quindi l’edificio si è ben preservato - continua Steiner –. Risale al 2002 la trasformazione successiva: i proprietari non erano più in grado di mantenere l’hotel e lo vendettero agli ospiti che lo frequentavano con le loro famiglie. Questi formarono una s.p.a. e vendettero le azioni. Ancora oggi il Kurhaus Hotel è una s.p.a. condivisa da 900 azionisti che prendono insieme ogni decisione. L’obiettivo comune è quello di preservare una forma di accoglienza fondata su tre pilastri: l’Hotel, i Family Apartments e la Location dove organizzare per eventi di ogni tipo. Le nostre 68 camere, che possiamo trasformare in appartamenti da 3,4 spazi, sono le stesse di 120 anni fa: semplici ma autentiche. Abbiamo poi 30 cucine che si possono aggiungere alle camere. Durante le vacanze scolastiche lavoriamo soprattutto con ospiti che usano l’hotel come family-apartments: possono accedere al nostro ristorante o servirsi della cucina (nelle vicinanze c’è un supermercato); è come avere un appartamento, ma all’interno di un hotel di cui si possono usare i servizi. Abbiamo per l’86% ospiti svizzeri, per il resto olandesi, italiani e britannici; per la maggior parte sono ospiti europei - conclude Steiner -. Durante l’anno chiudiamo solo ad aprile - perché il tempo non è bello - e due settimane a novembre».\r\n(Chiara Ambrosioni)\r\n\r\n[gallery ids=\"517156,517163,517165\"]","post_title":"Svizzera: un viaggio nel tempo al Kurhaus Hotel Bergün","post_date":"2026-06-22T13:16:53+00:00","category":["alberghi"],"category_name":["Alberghi"],"post_tag":[]},"sort":[1782134213000]}]}}