29 June 2026

Valtur, nessun accordo sul licenziamento collettivo

Valtur, Mise, LabLaw, licenziamento collettivo,

Non è stato raggiunto nessun accordo sul licenziamento collettivo dei lavoratori Valtur. Questo il primo importante elemento emerso dall’incontro di ieri tra le sigle sindacali e LabLaw, studio legale milanese che sta curando la procedura.

Si prosegue quindi, cercando di ottenere tutto il tempo possibile per ritardare la chiusura dei giochi e non perdere la speranza di una continuità lavorativa per gli oltre cento dipendenti di Valtur. L’obiettivo è quello di ottenere una proroga dal Ministero che vada a sommarsi ai 45 giorni del decorso naturale della procedura slittando così di un ulteriore mese ed arrivando – al vero tempo limite – fissato attorno all’11 giugno.
In quella data non vi saranno minuti di recupero che tengono e la partita sarà davvero finita.

Ma c’è ancora più di un mese di tempo per giocarsi il tutto per tutto.
Intanto, il tesoretto di Valtur, anche se alleggerito dei resort che facevano più gola alla concorrenza, vanta ancora villaggi di primo piano, tutti liberi dai vecchi accordi e pronti a nuovi sodalizi per non perdere la stagione estiva.
In questo caso un eventuale soggetto interessato potrebbe, non solo avviare trattative con i diversi proprietari ma, nel caso di accordi con una buona componente di strutture, potrebbero bastarne anche 3 o 4, alzare la mano in sede legale e “opzionare” anche l’acquisto del marchio.
Si tratta dell’ipotesi migliore, quella agognata dai dipendenti dell’operatore.
Servirebbe un imprenditore con una certa lungimiranza, capace di investire su strutture che hanno sì una riconoscibilità sul mercato ma che, necessariamente si troverebbero ad affrontare una stagione estiva sghemba, ragionando invece su una piena attività solo nel 2019.
Storie di “fantaturismo” al momento.

Parallelamente però, nella giornata di oggi, a Milano, si incontreranno i fornitori Valtur o meglio, ex fornitori, sarebbe più corretto dire creditori, che decideranno se accettare o meno il concordato. Insieme gli ex fornitori vantano un credito di circa 20 milioni di euro che, in caso di concordato, sarebbe ridotto notevolmente. Potrebbero anche decidere di non accettare, basterebbe il 50% + 1 e, quindi, far fallire definitivamente l’azienda.
Ma tra questi potrebbe anche spuntare uno o più cavalieri bianchi a impedire che cali l’ultimo sipario sulla storia di Valtur.
Ma, come si diceva, siamo nel terreno del “fantaturismo”, per il momento.

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