27 June 2026

Valtur, i fornitori replicano a Bonomi

Valtur, Fornitori Valtur,

Mentre il marchio Valtur, dopo una lunga odissea, è ora tra le mani sapienti dei fratelli Pagliara, i fornitori della storica azienda tornano a incalzare su Andrea Bonomi, capitano d’industria, che ha “mancato” l’operazione di rilancio dell’operatore destinandolo prima al fallimento e dunque all’asta con l’acquisto da parte di Nicolaus.
Il pool di fornitori replicano punto su punto alla lunga intervista rilasciata da Bonomi al Corriere della Sera lo scorso 25 giugno.
«Se da una parte si vuol dare grande elogio alle capacità di “uomo d’affari” del dr. Bonomi, mettendo in risalto le nuove avventure imprenditoriali del suo colosso Investindustrial, che da quanto si legge non sbaglia un colpo, dall’altra parte, in maniera del tutto residuale, quasi da passare inosservata davanti a cotanta grandezza, viene scritto che dopo ben 52 sfide o scommesse, andate a buon fine, si legge che …purtroppo… con Valtur …“non ci siamo riusciti, imparando a nostre spese che il settore turistico in Italia è diverso da quello europeo», rilevano i fornitori prima di aggiungere che, a farne realmente le spese «sono stati tutti quei fornitori che, confidando nella bontà del suo nome, nelle Sue rinomate potenzialità ed anche  in tutte le notizie distorte e pretestuose, nonché nelle promesse mai mantenute, elargite generosamente dalla classe dirigente in occasioni delle numerose ed estenuanti riunioni a Milano, hanno continuato a credere nel Suo successo o quanto meno nella serietà imprenditoriale ed hanno di conseguenza portato avanti con onore e rispetto gli impegni assunti, assumendosene tutti i costi, i rischi e gli oneri connessi, consentendo a Valtur di garantire a suoi ospiti un servizio degno del suo nome (quanto meno fino a qualche mese fa …) e portando al realizzo di ricavi e numero presenze ben superiori agli anni precedenti».

Se nell’intervista al CorSera Bonomi parla di “una sfida finita male”, i fornitori non ci stanno ed alzando il tiro, definendo il tutto come «una vera e propria tragedia economica, dalla quale c’è chi sta tuttora lottando per rialzarsi e chi non si rialzerà più. Le domande che ci si pone leggendo l’ultimo bilancio depositato da Valtur sono molte, una prima di tutte: come sono stati spesi gli oltre 84milioni di euro di ricavi, nonché l’altra importante somma pervenuta dalle cessioni immobiliari a Cdp?
Una cosa è certa, non sono stati utilizzati  per soddisfare i fornitori che, come già scritto, si sono sobbarcati spese e rischi di mesi di lavoro, senza percepire alcun compenso».

Ai fornitori, ancora a bocca asciutta, non resta che attendere la proposta di concordato, «che sarà comunque un fallimento, considerato che in ogni caso, ciò che verrà riconosciuto sarà solo una parte, sicuramente troppo piccola, di ciò che è stato speso. Fortunatamente, nonostante questa brutta esperienza, c’è ancora chi crede che la ricchezza sia la dignità, la parola data, la solidarietà imprenditoriale e non gli accrediti sui conti bancari e che i Codici Etici non siano solo lettere stampate su dei fogli di carta. Fortunatamente, c’è ancora chi crede che il mondo si fondi su ciò che gli uomini realmente sono, non su quello che dicono di essere o su quello che possiedono».

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