13 May 2026

La parabola di Arkus: i Tuttolomondo arrestati per bancarotta

Sono stati arrestati con l’accusa di bancarotta fraudolenta i fratelli Tuttolomondo, titolari della Arkus network. I due sono molto noti nel mondo del turismo per il tentativo, poi fallito in circostanze mai completamente chiarite, di creare un polo nazionale dei viaggi, tramite l’acquisizione di alcuni brand storici del settore, tra cui Best Tours, Amandatour e Metamondo. La vicenda questa volta  riguarda però il Palermo Calcio che, si ricorderà, gli stessi fratelli Tuttolomondo avevano acquisito l’anno scorso per la cifra simbolica di 10 euro con l’intento, anche questo poi non riuscito, di sfruttare i proventi legati all’eventuale promozione della squadra in seria A.

Che l’operazione nascondesse qualcosa di poco trasparente si era peraltro parzialmente intuito fin da subito, dato che, per arrivare al Palermo, Arkus, con un fatturato di poco meno di 100 milioni di euro, era riuscita a battere la concorrenza del fondo americano York Capital: un colosso da 20,5 miliardi di euro. Eppure, allora, la società sportiva aveva rassicurato tutti, tifosi in primis, parlando di un piano industriale a lungo termine, in cui sarebbe stata inclusa anche la realizzazione di un nuovo stadio e di un centro sportivo.

Sensazioni, si dirà: le motivazioni che stanno alla base della scelta di un proprietario piuttosto che di un altro sono molteplici. Fatto sta che ora, racconta la Repubblica, Salvatore e Walter Tuttolomondo sono accusati di bancarotta fraudolenta, indebita compensazione di imposte con crediti inesistenti, autoriciclaggio e reimpiego, nonché falso e ostacolo alle funzioni di vigilanza della Covisoc (la commissione di vigilanza sulle società di calcio). Oltre all’ordine di arresto, il gip Lorenzo Jannelli ha emesso anche tre interdittive che prevedono il divieto di esercitare imprese per un anno nei confronti di Roberto Bergamo, Tiziano Gabriele e Antonio Atria, collaboratori dei fratelli Tuttolomondo. Scattato pure un sequestro preventivo di 1,395 milioni di euro.

Stando a quanto sostiene l’accusa, una volta tramontata la possibilità di iscrivere la squadra al campionato di serie A, il Palermo Calcio si sarebbe ritrovato in una situazione di pesante indebitamento e scarsa liquidità. A quel punto i Tuttolomondo avrebbero posto in essere una serie di compensazioni dei debiti fiscali con crediti tributari inesistenti, nonché altre azioni illegali per simulare pagamenti mai effettuati a calciatori e dipendenti. Non solo: prima della sentenza di fallimento del Palermo, i due si sarebbero anche appropriati di quanto rimaneva dalle casse della società, circa 341 mila euro, tramite il pagamento di una serie di consulenze fittizie a carico di una azienda riconducibile agli stessi Tuttolomondo. Questi, sottolinea sempre l’impianto accusatorio, potevano inoltre contare su una rete di complici, a cui facevano capo conti e società in grado di creare un sistema di scatole cinesi, architettato con lo scopo di mostrare come il bilancio del Palermo fosse in fase di risanamento.

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