8 September 2026

Inara Camp nel deserto di Agafay presentato a Roma da Todra Viaggi

Una serata all’Nh Collection Roma Palazzo Cinquecento dedicata al fascino del Marocco ha visto protagonista l’Inara Camp: una lussuosa struttura immersa nel deserto di Agafay, situato a circa 30 chilometri da Marrakech. L’evento, organizzato da Todra Viaggi, specialista della destinazione, è stato un’occasione esclusiva per un selezionato gruppo di agenzie per scoprire questa oasi di lusso e tranquillità. La presentazione è stata guidata da Bruno Alegi, titolare di Todra Viaggi, insieme a Vincent Jaquet, fondatore di Camp Inara, il quale ha sottolineato come “il deserto non si può raccontare, va vissuto”. Presente alla serata anche Nicole Luzzitelli, sale executive di Royal Air Maroc.

L’Inara Camp si estende su 21 ettari ed è suddiviso in tre aree principali, ognuna con una sua atmosfera distintiva. Nella parte più alta del campo si trova il ristorante Le Soukoune, aperto anche ai visitatori esterni. “Sono molti i turisti che soggiornano a Marrakech e vogliono vivere un’esperienza nel deserto – ha spiegato Jaquet-. Noi offriamo questa opportunità, organizzando anche una sola giornata con pranzo o cena e una scelta di attività, insieme ai transfer da e per Marrakech. Abbiamo anche un’area dedicata agli eventi e, per chi sceglie di aggiungere uno o più pernottamenti, abbiamo a disposizione 50 tende per due persone e una piscina panoramica”.

Il cuore del campo è rappresentato da 19 lussuose tende, ciascuna dotata di un ampio letto king-size e un bagno privato con doccia. “Le più grandi sono le Inara suite che possono ospitare fino a tre persone e hanno una spaziosa terrazza privata”. Per chi soggiorna, l’area delle tende, che non si affaccia sul resto del campo, è completata da un secondo ristorante e una piscina-laguna con vista sul deserto.

Molte le attività pensate per gli ospiti, come passeggiate a dorso di cammello, escursioni in quad o buggy, trekking, picnic nel deserto, giri a cavallo e in bicicletta, sessioni di yoga, massaggi rilassanti e voli in mongolfiera. Sia per i gruppi, sia per i soggiorni individuali è previsto un servizio di trasferimento, anche con macchine vintage, da e per Marrakech per garantire il massimo comfort agli ospiti. Completa l’offerta i campi pop-up per gruppi, che possono essere allestiti ovunque nel deserto e animati con l’intrattenimento di ballerine di danza del ventre e mangiafuoco.

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Per il turismo generalista non è certamente il percorso più semplice e questo rappresenta un elemento da considerare nella costruzione dell’offerta.\r\nMa la distanza ha anche un’altra faccia.\r\nÈ difficile non pensare che proprio questa relativa difficoltà di accesso abbia contribuito a preservare l’originalità dell’oasi, mantenendola lontana da una crescita turistica troppo rapida. Quello che oggi richiede maggiore attenzione nella fruizione può quindi essere, almeno in parte, anche un elemento che contribuisce a preservare il carattere della destinazione.\r\nLa sfida, per il futuro, sarà accompagnare la crescita di Siwa migliorandone progressivamente accessibilità e fruibilità, senza perdere il carattere che oggi la distingue.\r\n\r\nUna storia che appartiene al territorio\r\nA Siwa la storia non è concentrata soltanto nei monumenti, ma si legge nel paesaggio e nel modo stesso in cui l’oasi è stata abitata.\r\nA Shali, le antiche costruzioni in kershef, realizzate con argilla, fango e sale, raccontano un’architettura nata dall’adattamento al clima e alle risorse disponibili. Una testimonianza del rapporto stretto tra comunità e ambiente che oggi acquista un significato particolarmente attuale.\r\nAd Aghurmi, il santuario di Amon riporta invece alla grande storia del Mediterraneo antico e alla tradizione dell’oracolo consultato da Alessandro Magno. La Montagna dei Morti, con la sua necropoli scavata nella roccia, aggiunge un ulteriore capitolo alla lunga stratificazione storica dell’oasi.\r\nÈ un patrimonio meno monumentale rispetto a quello delle grandi città del Nilo, ma proprio per questo capace di offrire una lettura più raccolta e territoriale della storia egiziana.\r\nLa cultura siwana e la sua componente amazigh sono parte integrante di questo patrimonio. Si ritrovano nelle tradizioni, nell’artigianato, nella cucina, nelle forme dell’abitare e nel rapporto con il territorio. Per il turismo contemporaneo rappresentano un elemento di grande interesse, ma proprio perché si tratta di una cultura viva, la sua valorizzazione richiede attenzione affinché possa essere conosciuta e condivisa senza perdere la propria autenticità.\r\n\r\nIl deserto, ma anche l’acqua\r\nLa natura è un altro elemento distintivo.\r\nSiwa sorprende perché rompe l’immagine consueta del deserto. Ci sono le palme e gli uliveti, le sorgenti come la Cleopatra’s Bath, i laghi salati e poi, più lontano, il Great Sand Sea, dove il paesaggio torna a essere dominato dalle dune.\r\nL’acqua, soprattutto, rappresenta una presenza quasi sorprendente in questo ambiente: è risorsa, paesaggio e parte dell’esperienza.\r\nÈ questa varietà a permettere di immaginare soggiorni diversi, nei quali la scoperta del territorio può affiancarsi all’archeologia, alla cucina, al benessere e alle esperienze nel deserto.\r\nMa anche qui occorre attenzione. Siwa è un ambiente fragile, nel quale l’acqua e le risorse naturali hanno un’importanza fondamentale. Una crescita turistica significativa dovrà quindi accompagnarsi alla tutela del territorio e alla valorizzazione del ruolo della comunità locale.\r\n\r\nAnche l’ospitalità racconta la destinazione\r\nUn’esperienza che ho trovato particolarmente coerente con questa idea di Siwa è stata quella dell’Azad Siwa Hotel, dove abbiamo soggiornato.\r\nLa struttura, nella mia esperienza, ha saputo offrire un buon livello di servizio senza perdere il legame con il territorio, dando spazio alla cucina locale e alle tradizioni siwane e costruendo una propria personalità. È un modo di fare ospitalità che non cerca semplicemente di riprodurre un modello internazionale, ma prova a interpretare il carattere del luogo.\r\nAnche il prossimo sviluppo dell’area wellness appare coerente con questa filosofia e potrebbe aggiungere un ulteriore elemento a una destinazione che ha già nella natura, nelle sorgenti e nella tranquillità dell’oasi importanti componenti di benessere.\r\n\r\nUna nuova opportunità per il turismo egiziano\r\nÈ proprio qui che Siwa diventa interessante anche per il trade.\r\nL’Egitto non ha certamente bisogno di reinventare i propri grandi classici: Cairo, Luxor, Aswan, il Nilo e il Mar Rosso continuano a rappresentare pilastri dell’offerta. Ma accanto a questi prodotti consolidati si apre la possibilità di costruire itinerari più articolati, capaci di valorizzare territori, culture ed esperienze meno conosciute.\r\nSiwa può inserirsi in questa evoluzione come proposta complementare per un viaggiatore curioso, disposto a dedicare tempo al viaggio e alla scoperta del territorio. Non è necessariamente un prodotto per tutti. E forse non deve esserlo.\r\nLa mia impressione, dopo averla visitata, è che la vera sfida sarà proprio questa: accompagnare la crescita di Siwa preservandone la natura. Migliorare progressivamente accessibilità, servizi e opportunità per la comunità locale è importante, così come lo è tutelare un ambiente fragile e un patrimonio culturale ancora profondamente legato alla vita dell’oasi.\r\nSiwa non è una destinazione facile e non è una destinazione da proporre a tutti. 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