21 July 2026

Burgio: fatturato Alpitour in crescita ma il turismo ha dei colli di bottiglia

Gabriele Burgio

Prosegue la crescita del gruppo Alpitour, che anche nell’anno finanziario chiuso a fine ottobre vede il proprio fatturato salire del 7%, arrivando a sfiorare i 2,1 miliardi di euro complessivi. E questo nonostante la crisi mediorientale abbia generato un crollo delle prenotazioni verso una destinazione core come l’Egitto. Un calo che è perdurato fino alla scorsa estate, rivela Gabriele Burgio al Corriere della Sera, quando i flussi per il Paese dei faraoni hanno cominciato a riprendersi.

Neos

Nel frattempo. aggiunge il presidente e amministratore delegato della compagnia, Alpitour ha reagito proponendo mete alternative come Capo Verde e la Repubblica Dominicana, grazie anche alla flessibilità garantita dall’avere una compagnia aerea in house. Nell’anno finanziario 2023-34 Neos ha in particolare trasportato 2,3 milioni di passeggeri, di cui 206 mila turisti internazionali in arrivo in Italia. La divisione tour operating ha invece toccato il milione di clienti con i suoi cinque brand, di cui circa 240 mila hanno scelto proprio l’Egitto.

Il futuro del turismo è roseo, prosegue Burgio: secondo il World Travel & Tourism Council nel 2025 e nel 2026 l’industria del travel sarebbe infatti destinata a crescere di una percentuale compresa fra il 3% e il 5% a livello globale, mentre nel 2030 il numero dei viaggi si prevede che raddoppierà rispetto al 2024, passando da uno a due miliardi.

Sviluppi

C’è quindi spazio per ulteriori sviluppi ma ci sono dei colli di bottiglia che ne rallentano l’espansione. Il problema è che aeroporti, aerei e ferrovie sono già al limite, rivela l’a.d. di Alpitour: il gruppo italiano vorrebbe da tempo potenziare la flotta Neos, portandola da 16 a 19 aerei, ma le difficoltà di Boeing stanno rallentando le consegne, tanto che il diciassettesimo vettore arriverà solo ad aprile.

Uno tra i segmenti a maggiore potenziale è poi quello del lusso, in un contesto di mercato che si sta sempre più polarizzando tra fascia alta e bassa. L’idea sarebbe quindi quella di potenziare l’offerta di hotel di alta gamma del brand VRetreats portandola a dieci strutture, ma in questo caso è la concorrenza di fondi e brand internazionali a rendere il progetto più complicato.

Strutture alberghiere

L’anno scorso l’80% del totale investito in strutture alberghiere italiane è arrivato infatti dall’estero, mentre i costi dei contratti di management sono triplicati rispetto al 2019. Senza contare l’appeal che le grandi major dell’hotellerie globale esercitano sugli stessi fondi d’investimento, se non altro per affinità culturale. Nonostante l’Italia abbia visto l’offerta a 5 stelle crescere del 35%, lo spazio per ulteriori sviluppi però ci sarebbe, conclude Burgio: tanto che le proprietà VRetreats nel 2024 hanno viaggiato con tassi di occupazione del 73%.

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