27 June 2026

Burgio, Alpitour: l’obiettivo è portare la marginalità sopra il 3,5%

Oggi viaggiamo al ritmo di 30-35 mila preventivi al giorno. Ciò vuol dire che circa 100 mila italiani ci chiedono quotidianamente informazioni sulle loro vacanze. Numeri così non li abbiamo mai visti prima. Non c’è mai stata tanta ansia di partire. Il Covid ha cambiato le priorità di consumo delle persone tanto che, nonostante le difficoltà economiche del momento, il turismo rimane tra i beni in assoluto più desiderati”. E’ il presidente e ceo del gruppo Alpitour, Gabriele Burgio, a raccontare il mood attuale del mercato in occasione del primo forum sull’hotellerie organizzato a Milano da Pambianco.

Alla luce di tali trend, gli obiettivi della compagnia sono quindi ambiziosi. Si parla di un fatturato che nel 2023 dovrebbe chiudersi ben oltre la soglia psicologica dei 2 miliardi: a 2,2 – 2,3 miliardi di euro, dice Burgio (1,6 miliardi nel 2021). Ma è soprattutto la marginalità (l’ebitda margin), da sempre tallone d’Achille del turismo organizzato, che si pensa possa superare il 3,5% già raggiunto nell’anno pre-Covid 2019, crescendo di circa un punto percentuale rispetto al 2,6% del 2022. D’altronde, come dicono gli anglosassoni, “il fatturato è vanità, il profitto è salute“.

La strategia del gruppo rimane ovviamente quella dell’integrazione verticale del prodotto ma, ci tiene a precisare l’a.d., ogni divisione lavora anche indipendentemente dalle altre con un conto economico separato. Al momento gli alberghi contribuiscono per il 5%-6% al fatturato totale della compagnia (ma con un ebitda margin nettamente più elevato rispetto alla componente to, ndr), il tour operating pesa per il 60% circa e l’aviation per il 30%. “L’obiettivo – spiega Burgio – è dare solidità al gruppo per rassicurare banche e azionisti. Gli hotel sono importanti appunto perché garantiscono marginalità piuttosto alte, mentre gli aerei sono una componente particolarmente flessibile del business. Possono infatti essere spostati molto velocemente, come per esempio abbiamo fatto in occasione della Primavera araba”.

Certo, non sono mancate le difficoltà: “Durante il Covid abbiamo rinnovato profondamente la nostra flotta, tanto che oggi l’età media dei nostri aerei è di tre anni – aggiunge Burgio -. A un certo punto forse ci siamo spinti persino troppo avanti perché, come molti, ci siamo ottimisticamente illusi che la pandemia sarebbe terminata già a luglio 2020. Non posso negare che abbiamo passato dei momenti di paura. Però non ci siamo fermati. Anzi, per i dipendenti Neos non abbiamo attivato neppure un’ora di cassa integrazione. Troppo prezioso il know-how che avevamo in casa per rischiare di sprecarlo. E oggi la scelta ci ripaga. Come ben dimostrano le difficoltà di alcune big dell’aviation quali Lufthansa e American Airlines, costrette a tagliare migliaia di voli estivi proprio a causa della carenza di personale”.

 

 

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