27 June 2026

Bruno Colombo: «Non faccio parte della nuova compagine Ventaglio»

Riproponiamo anche nella newsletter di oggi la lettera di Bruno Colombo che ha aperto una discussione sul nuovo Ventaglio e sul vecchio Ventaglio. Chiediamo ai lettori di commentare e di condividere:

“Dal 5 luglio, data della sua presentazione, ricevo incessantemente telefonate e messaggi sull’argomento. La maggior parte esprimono nostalgici apprezzamenti, altri chiedono un’opinione, ma inspiegabilmente, in molti si complimentano augurandomi “in bocca al lupo”. E’ per questi ultimi che scrivo queste righe ribadendo chiaramente che non faccio parte di questa compagine.

L’equivoco, forse risale a quando nel giugno 2014 figurò come titolare dell’acquisizione del marchio il mio omonimo Bruno Colombo della Turisberg. Era solo un nome di facciata, non so’ quanto casuale, e dopo 2 anni Bruno Colombo uscì dalla scena con la sua Turisberg.

E veniamo ora a qualche considerazione nel merito:

Forse, come mi rimproveravano in molti, se allora anche Ventaglio avesse avuto qualche Santo in Paradiso si sarebbe salvato (Valtur docet, prima di Bonomi).

Nella presentazione sono state elencate tante apprezzabili  buone intenzioni, ricalcando le peculiarità già di Ventaglio insistendo soprattutto sull’esaltazione del fattore umano. Purtroppo è doveroso ricordare che dietro quel bel marchio non c’è più nulla. Non più quelle strutture, non più quella gente, quelle competenze, quel pionierismo, quella voglia di innovare e intraprendere, quell’umiltà unitamente all’orgoglio di appartenenza…….quella magica strana atmosfera. Erano i valori del marchio, del suo passato, coltivati e condivisi dalla famiglia del fondatore, dal suo socio storico Radice e dalle migliaia di ex collaboratori.

Mi auguro pertanto che saprete scegliere un nuovo percorso, con nuove idee e contenuti evitando irripetibili imitazioni. Non basta piantare una bandiera e appiccicare un’etichetta per fare di un albergo un VentaClub.

Con l’augurio di buon lavoro, invio un caro saluto a tutti gli addetti ai lavori con i quali ho dialogato per 34 anni”.

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