Gagliardi, Valtur: «Torneremo all’utile entro tre anni»
7 ottobre 2016 15:17

Un investimento di 200 milioni di euro nell’arco dei prossimi tre anni: questo il piano strategico messo a punto da Carlo Gagliardi, presidente di Valtur, che punta a riorganizzare l’offerta villaggistica puntando al mare. In base a quanto pubblicato da Il Sole 24 Ore, Valtur si concentrerà su stagionalità più lunga, incremento della redditività delle strutture, innalzamento della qualità del prodotto e interesse per i mercati stranieri. Il piano di sviluppo mira a tornare all’utile nel giro dei prossimi due-tre anni.
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Il turismo complessivo raggiunge quota 476,4 milioni di presenze, con una crescita del 2,2% rispetto al 2024 e del 9,8% rispetto al 2019, confermandosi su livelli superiori a quelli pre-pandemia. A trainare il settore è soprattutto la componente internazionale, che supera il 55% del totale. Nei comuni culturali gli stranieri rappresentano il 58% delle presenze e arrivano al 73% nelle grandi città. All'interno dei territori culturali, quelli che combinano patrimonio artistico con offerta balneare, montana o naturalistica raccolgono il 33,5% delle presenze nazionali, mentre le grandi città si attestano al 21,6% e i comuni esclusivamente culturali al 7,8%.
La maggiore attrattività dei territori culturali si riflette anche sugli indicatori economici. Secondo il Rapporto Federculture, nei grandi centri urbani, nei comuni a prevalente vocazione culturale e nei territori in cui l'offerta culturale si integra con quella balneare, montana o naturalistica, il reddito imponibile medio per contribuente raggiunge i 25.600 euro, un valore superiore dell'8,5% rispetto alla media nazionale di 23.600 euro. Nei comuni con altre caratteristiche turistiche, invece, il reddito medio si ferma a 22.000 euro, circa il 16% in meno rispetto ai territori a vocazione culturale. Un dato che, secondo Federculture, conferma il legame tra valorizzazione del patrimonio culturale, capacità di attrarre turismo e sviluppo economico dei territori.
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Il rapporto mette in luce l’evoluzione del sistema alberghiero italiano nei suoi aspetti fondanti, partendo dalla base: l’Italia, con 32.943 alberghi, 1,1 milioni di camere e 2,3 milioni di posti letto, è il primo paese europeo per capacità ricettiva alberghiera. Dal rapporto si evidenzia che la categoria più numerosa è quella media, ovvero quella dei 3 stelle e delle RTA (residenze turistico alberghiere). A questo gruppo appartengono 18.182 alberghi equivalenti al 55,2% dell’offerta. Delle categorie più alte, invece, fanno parte il 22,5% degli alberghi e, in particolare, sono 6.639 i 4 stelle e 771 i 5 stelle. Gli alberghi a 1 e 2 stelle rappresentano invece il 22,3% (sono rispettivamente 2.339 e 5.002).
Dal 2000 ad oggi lo scenario è decisamente cambiato: All’inizio del terzo millennio la categoria più numerosa era quella degli alberghi a 1 e 2 stelle che rappresentavano il 49,3% dell’offerta. I 3 stelle e le RTA erano il 42,2% mentre ai 4 e 5 stelle appartenevano appena l’8,5% degli alberghi.
Parallelamente a questo processo di riqualificazione, c’è stato anche un ampliamento della dimensione media degli alberghi. Basti pensare che tra il 1980 e il 2024 i letti per albergo sono passati da una media di 37,6 a 69,3.
Analizzando più nel dettaglio la distribuzione delle strutture su tutta la Penisola, viene evidenziato che la maggioranza degli esercizi alberghieri italiani (il 58,2%) e dei relativi posti letto (il 51%) si concentra nelle regioni del nord. La regione con il maggior numero di esercizi è il Trentino-Alto Adige (5.380 alberghi), seguita dall’Emilia-Romagna (4.074), dal Veneto (3.133), dal Lazio (2.864), dalla Lombardia (2.832), e dalla Toscana (2.712).
Capacità ricettiva
La classifica della capacità ricettiva, espressa in termini di camere, vede in testa l’Emilia-Romagna (141.578), seguita da Trentino-Alto Adige (123.439), Veneto (108.992) e Lazio (108.217). Diversa la situazione nel nostro Meridione: gli alberghi nel sud e nelle isole sono infatti caratterizzati da una dimensione media maggiore. In questo quadro, le regioni in cui gli alberghi hanno la dimensione media più grande sono la Calabria (119,6 posti letto), la Sardegna (108,6), la Puglia (100,2) e la Sicilia (92,9).
Interessante osservare la domanda di servizi alberghieri: secondo il rapporto, il 61% delle presenze turistiche registrate nel 2024 in Italia (pari in valore assoluto a 283,9 milioni di presenze) ha soggiornato negli alberghi. Rispetto all’anno precedente l’aumento è stato del 3,1%. Gli arrivi negli alberghi, invece, sono stati 96,4 milioni: il 2,9% in più rispetto al 2023.
Quadro
«Il quadro che viene fuori da questo rapporto - ha dichiarato il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca - ci mostra un sistema che tiene. La capacità ricettiva ci contraddistingue in tutta Europa, sempre più visitatori orientano la propria scelta su un soggiorno in hotel e, ultimo ma non da ultimo, la crescita del turismo straniero a sua volta rivela la qualità di un’offerta che non delude, anzi fidelizza il viaggiatore.
Lo scenario internazionale nell’ultimo anno ha presentato diversi ostacoli che certo non hanno facilitato il movimento turistico straniero – ha aggiunto Bocca - I conflitti internazionali e la drammatica situazione in Medio Oriente hanno provocato un poderoso colpo di freno rispetto agli anni passati.
Nel contempo, il nostro turismo interno ha subito una battuta d’arresto dovuta al sempre più alto costo della vita. Io credo davvero che oggi - ha concluso Bocca - ogni seppur lieve crescita vada considerata al doppio del suo valore, poiché essa mostra l'andamento delle scelte di un turismo globale, capace di abbattere l'incertezza del progetto viaggio, anche a fronte di situazioni di potenziale pericolo. I dati, ribadisco, ci parlano di un sistema solido, ben distribuito, di strutture che hanno colto la sfida della riqualificazione per una maggiore competitività»
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