26 June 2026

Advunite: “Bisognerebbe denunciare tutte le low cost”

Cesare Foà, presidente di Advunite

Advunite lancia un attacco contro la disunione delle associazioni nel combattere i mali del turismo organizzato. Specialmente quelli che colpiscono le agenzie di viaggio.

“Si parla tanto di essere uniti di lottare per gli stessi obiettivi, invece si va avanti in maniera disunita. Siamo nel pieno della stagione con il turismo che porta ricchezza a tutti, non solo alle agenzie di viaggi che rappresentiamo, ma siamo sempre senza interventi legislativi rapidi.
 
Noi come Advunite abbiamo iniziato un’azione legale un anno fa contro Ryanair e ora anche altre associazioni hanno seguito la nostra strada: ma sono tutte le low cost che dovrebbero essere denunciate. Sabato Wizzair ha continuato a spostare i voli senza riprotezione.
Ora basta! E si prendano provvedimenti!
 

Personale

 
Siamo costretti a non avere personale nelle aziende turistiche perché nonostante gli appelli nessun ente pubblico li raccoglie, in Campania per esempio hanno emesso un bando per le imprese turistiche scordandosi delle agenzie di viaggi; e infine l’abusivismo una delle piaghe maggiori che non si vuol combattere.  Mancano gli organi di controllo e si continua a pensare di portare avanti iniziative personali e non condivise. Questo è il male del turismo: il protagonismo! 
 
Lo dicevamo nel 2019: bisogna essere uniti e avere gli stessi obiettivi ma partendo da situazioni uguali dove non ci siano interessi economici speculatori, ci sono operatori turistici retti da famiglie che durante la Pandemia hanno mantenuto i loro dipendenti nonostante la crisi, eppure gli aiuti stanziati non arrivano, perché?”
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Esse organizzano servizi, prenotano strutture alberghiere, acquistano posti aerei, coordinano fornitori e assumono obbligazioni economiche molto prima della partenza del cliente. Quando un viaggio viene annullato all'ultimo momento, spesso i costi sono già stati sostenuti e risultano in tutto o in parte irrecuperabili.\r\nIn questo contesto, imporre la restituzione delle somme significa trasferire il rischio individuale del viaggiatore su un soggetto economico che non ha alcuna responsabilità nella vicenda. Il risultato è una penalizzazione di un comparto già sottoposto a margini ridotti, forte concorrenza internazionale e crescente pressione normativa.\r\nVi è inoltre un ulteriore aspetto che merita attenzione. Se il principio dovesse consolidarsi, le agenzie sarebbero inevitabilmente costrette a incorporare questo rischio nei prezzi dei pacchetti turistici. 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Un modello che finisce per trasformare il contratto turistico in un rapporto asimmetrico, nel quale una sola parte è chiamata a sopportare il peso dell'imprevedibilità.\r\nLa tutela del consumatore è un valore fondamentale, ma non può tradursi nella sistematica compressione dei diritti e degli interessi delle imprese. Un ordinamento equilibrato dovrebbe distribuire i rischi in modo razionale, attribuendoli a chi può gestirli o assicurarsi contro di essi. Nel caso della malattia improvvisa del viaggiatore, tale rischio appartiene evidentemente alla sfera personale dell'interessato e non a quella dell'agenzia di viaggio.\r\nPer questo motivo, una giurisprudenza che imponga il rimborso integrale in simili circostanze rischia di rappresentare non un avanzamento della tutela dei consumatori, ma un arretramento dei principi di equità contrattuale e di sostenibilità economica del settore turistico.","post_title":"Il rischio personale del viaggiatore scaricato sulle agenzie. 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