17 October 2021

Il turismo attivo non è più una nicchia ma un prodotto flessibile e adatto a tutti

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C’è tanto orgoglio tra i protagonisti del panel dedicato al turismo attivo oggi al Ttg di Rimini. A cominciare da Monica Malpezzi Price, presidente di ActiveItaly e vera padrona di casa dell’evento: “La nostra è un’offerta varia ed estremamente flessibile, che passa dai tour self-guided per arrivare fino al taylor made puro. Soprattutto però si tratta di un segmento in grande crescita, che nel 2018 contava su un giro d’affari globale di circa 700 miliardi di dollari. Con questi numeri, è chiaro che non si possa più parlare di nicchia”.
 
Analizzando nello specifico l’Italia, secondo una ricerca Isnart del 2019, quasi 55 milioni delle presenze registrate nella nostra Penisola in quell’anno sarebbero infatti state generate dagli amanti della vacanza attiva. E tale cifra è ulteriormente cresciuta nel 2020 di oltre il 25%, favorita anche dalle nuove esigenze di immersione nella natura nate con l’emergenza pandemica.
 
L’importante, però, è non confondere il turismo attivo con un prodotto affine come quello sportivo. Stando infatti a un’altra indagine, questa volta del Touring Club, la stragrande maggioranza delle persone interessate a questa tipologia di offerta ricerca soprattutto le cosiddette esperienze di soft adventure. 
 
“Non occorre in altre parole praticare sport a livello professionistico, per accedere alle nostre proposte”, ha sottolineato Danilo Catania, amministratore di Altai Travel. Il turismo attivo è poi anche “un’opportunità per conoscere meglio il territorio, grazie per esempio a passeggiate poco impegnative alla scoperta della location prescelta, magari abbinabili ad altri pacchetti di viaggio dedicati ai segmenti culturali ed enogastronomici”, ha aggiunto Giacomo Cavalieri, titolare di Ramingo Travel.
 
“Un’altra declinazione della vacanza attiva è poi quella dei cammini – ha spiegato Tullia Caballero, fondatrice di S-Cape Travel Italia -. Anche in questo caso va tuttavia sfatato un falso mito: chi frequenta questi percorsi non lo fa necessariamente per motivazioni spirituali. Anzi, spesso si tratta di occasioni per raggiungere una meta in modalità slow oppure per mettere alla prova se stessi”. Insomma, ha concluso Andrea Giorgi, responsabile to Fsnc, “non servono superuomini o superdonne per approcciare la nostra offerta. Il passaggio dal villaggio alla vacanza attiva è meno traumatico di quello che si potrebbe pensare. E c’è sempre una proposta adatta a ogni esigenza”. Il tutto naturalmente, hanno osservato coralmente, senza dimenticare le marginalità, che in molti casi non hanno nulla da invidiare a quelli di altri prodotti mainstream.

 



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