17 March 2026

Sposarsi in Italia: i dati e le proiezioni per aiutare il confronto con i wedding planner stranieri

Bianca Trusiani (foto: Marcella Fava)

I dati sviscerati nella due giorni bolognese sui “matrimoni di stranieri in Italia”, che va a concludersi oggi pomeriggio sono una piattaforma di conoscenza importantissima per capire il mercato.
«A chi proporci, come proporci, come organizzarci, chi incontrare e chi far incontrare – spiega Bianca Trusiani, presidente del comitato tecnico scientifico di Buy wedding in Italy – è una chiave importante per il successo del segmento nel quale sempre più operatori stanno identificando la propria professionalità. E i mercati stranieri mostrano sempre più interesse verso il nostro paese per organizzare matrimoni indimenticabili, perché il fascino della nostra storia, il romanticismo, la qualità di cibo e vino sono delle carte da giocare che possono davvero fare la differenza, su qualunque tipo di comparazione/competizione».
In questo scenario il Centro Studi Turistici di Firenze, partendo da un presupposto importante, ha esaminato il mercato. Gli stranieri che si sposano in Italia non organizzano l’evento in forma autonoma, ma impiegano una filiera di professionisti ai quali chiedono servizio esclusivi per una “esperienza” irripetibile, con budget importanti di spesa.
«Le regioni che crescono di più in Italia, per “appeal” sono Puglia, Sicilia e Campania e i paesi esteri che “amano” sposarsi in Italia – spiega Alessandro Tortelli – Cina, Russia, America Latina e Francia, UK, Olanda. I britannici detengono il primato con 121mila arrivi e 365mila passeggeri, pari al 27,6% di share, gli USA seguono con il 21.2% del mercato, con 64mila arrivi e 337mila presenze (soggiorno più lungo). Al terzo posto si piazza una incredibile Australia con 29mila arrivi e 165mila presenze con un 5,3% del mercato, seguita da Germania e Canada».
La Toscana furoreggia come destinazione preferita, seguita da Lombardia e/o Campania, Lazio, Veneto e Puglia per la maggior parte.

«Con questi numeri e queste premesse, che vanno sempre più consolidandosi – conclude Trusiani – è imperativo dare vita ad una filiera che dia una dignità sempre maggiore e un “brand recognition” non solo al paese nella sua interezza, ma al settore del wedding come importante branca del mercato turistico di incoming, una delle voci importanti dell’economia italiana».

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Siamo ora di fronte ad un momento decisivo. Pur continuando a lavorare per attrarre turismo di lusso e puntando sul turismo di qualità dobbiamo decidere e scrivere assieme il futuro delle crociere a Venezia. Ad oggi, infatti, abbiamo raggiunto il limite di offerta possibile alle attuali capacità, ma l’attrattività di Venezia e la richiesta di accosti registrano tassi di crescita interessanti che potremmo soddisfare nel rispetto del contesto in cui ci inseriamo. Come Venezia terminal passeggeri siamo dunque pronti a collaborare con tutti per trovare una soluzione che garantisca il miglior servizio compatibilmente con le necessità di un territorio che ha bisogno di un’offerta infrastrutturale di livello. 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