13 May 2026

Sergio Bosio: l’outgoing serve all’incoming. Occorre che le istituzioni lo capiscano!

C’è un concetto fondamentale che chi lavora nel turismo organizzato conosce molto bene: il comparto dei viaggi è un’industria circolare, in cui tutte le componenti del settore beneficiano dell’attività delle altre. Un sistema saldamente interconnesso, nel quale l’incoming non può esistere senza l’outgoing e viceversa. Ma se tale rapporto è tanto lampante quanto banale per chi nel turismo ci lavora, evidentemente non sempre è così in altri contesti. Le istituzioni, in particolare, non paiono purtroppo quasi mai capire fino in fondo tutte le implicazione di tale relazione fondamentale. Come ben dimostrano le esternazioni e soprattutto le azioni concrete del nostro attuale ministro del Turismo, Dario Franceschini, ma non solo. Ecco allora che il responsabile della Life Viaggi & Vacanze di Rovato, nonché amministratore del gruppo Facebook Unione agenzie di viaggi italiane ( oltre 1.650 titolari/responsabili di adv iscritti), Sergio Bosio, ha pensato di scrivere, insieme alla blogger della stessa Life Viaggi, Claudia Covino, una lettera aperta per provare a spiegare, ancora una volta, a chi ci governa perché l’incoming non può esistere senza l’outgoing. Eccone il contenuto integrale

La punta dell’iceberg

Affronto il problema guardando solo il visibile. Quindi faccio deduzioni superficiali, non complete, con pochi dettagli. Noi, agenti di viaggio e tour operator, i cosiddetti operatori del turismo organizzato, siamo stati descritti con aggettivi poco garbati: imprese che favoriscono l’uscita di soldi all’estero o diffusori attivi dell’epidemia. Ma…. Sotto il livello del mare, esiste anche il bene!

Perché l’outgoing è fondamentale per l’incoming?

I ragionamenti approssimativi creano poca comprensione. Noi operatori del turismo siamo in primo luogo creatori di posti di lavoro e paghiamo le tasse in Italia (a differenza dei grandi portali online con sedi in Olanda, Svizzera…).

I passeggeri che viaggiano tramite le nostre consulenze spesso volano con vettori italiani, contribuendo al loro fatturato, lasciano le macchine nei parcheggi aeroportuali, prendono treni statali o utilizzano imprese private per i loro spostamenti. Mangiano il panino al bar dell’aeroporto e comprano nei vari negozi: una catena perfetta; la macchina dell’economia.

Scendo ancora più in profondità per capire la rilevanza dell’outgoing e come influisce sull’incoming. Diciamo che fino qui abbiamo fatto snorkeling; ora è il momento dell’immersione. Prendiamo dei voli di linea: Milano – Dubai, Milano – New York, Milano – Singapore; oppure Roma – San Paolo, Roma Hong Kong, Rona Pechino/Shanghai. Rotte con determinati requisiti, riconosciute dalle varie autorità, su cui intervengono soggetti differenti e sono implicati numerosi interessi. Vengono siglati accordi tra le parti in ottica win – win. Sono voli regolari, che hanno bisogno di continuità per essere riempiti. Ci sono procedure e regole per sostenere il mercato della linea: la saturazione del volo implica un doppio flusso. E il lavoro certosino che fanno tour operator e agenzie è proprio quello di riuscire a colmare, con azioni di vendita, marketing e rapporto col cliente, quella percentuale di volo che esce (l’outgoing), perché quella che entra non è sufficiente per sostenere la macchina (incoming).

Io, Italia, il Bel Paese, sono molto interessato all’americano/cinese/brasiliano che entra e porta denaro. Ma questo è fermarsi a metà. L’outgoing è imprescindibile per innescare un principio di auto sostenibilità delle linee. Vero, l’iceberg ha sì inferto il colpo mortale al Titanic, ma il suo inabissarsi nei fondali oceanici è stata una combinazione di più fattori. Non facciamo sprofondare anche il turismo. L’apertura delle frontiere dà giustizia all’outgoing, per favorire l’incoming che tanto sosteniamo.

Claudia Covino e Sergio Bosio

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