26 September 2021

Demoskopika: il governo riconosca lo stato di calamità turistica

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iI presidente di Demoskopica, Raffaele Rio

Non usa mezzi termini il presidente di Demoskopica, Raffaele Rio, commentando lo stato in cui versa l’industria turistica italiana: «Non è più tempo di soluzioni giornaliere. Lo ripeto dallo scorso mese di febbraio: il governo riconosca lo “stato di calamità turistica”, lo stato di crisi, e programmi finalmente un Piano di rilancio integrato del comparto includendo anche proposte e risorse delle istituzioni ai vari livelli, a partire dalle regioni. Un unico pacchetto di provvedimenti che, nell’immediato, contenga misure di azioni di tutela a imprese e lavoratori autonomi della filiera quali, per esempio, il credito d’imposta, il rafforzamento degli ammortizzatori sociali o l’istituzione di un fondo per la copertura delle insolvenze o dei fallimenti. Nel contempo, il documento strategico offra anche una visione di ripresa del turismo, attraverso misure di incentivazione all’assunzione dei lavoratori, nonché alle strategie di promo-commercializzazione nei mercati internazionali per riposizionare il brand Italia, alle politiche di scontistica dei vettori aerei per rilanciare gli spostamenti dei viaggiatori verso l’Italia».

Un appello accorato (da cui tanto per cambiare sembra però mancare quasi del tutto la parte outgoing, ndr), frutto di un’analisi impietosa che Demoskopica ha condotto sugli effetti per il comparto di un eventuale nuovo lockdown:  se si decidesse infatti, nell’immediato, per un secondo blocco totale delle attività, l’industria dei viaggi potrebbe perdere, nei soli due mesi finali dell’anno in corso, 13 milioni di arrivi e 35 milioni di presenze, con una contrazione della spesa per 4 miliardi di euro. Quasi 100 mila imprese del comparto turistico italiano, inoltre, rischierebbero il fallimento a causa di una ulteriore perdita di solidità finanziaria, con una contrazione del fatturato pari a circa 23 miliardi di euro. Una mortalità imprenditoriale che si ripercuoterebbe immediatamente sul mercato del lavoro con una perdita di ben 440 mila posti. Segno negativo anche per le casse comunali, con mancati incassi, in soli 60 giorni, di oltre 84 milioni di euro.

«Il numero crescente di disdette di prenotazioni che in questi giorni stanno denunciando moltissimi operatori turistici, anche attraverso le associazioni del comparto – aggiunge Rio – rischia di compromettere ulteriormente il sistema turistico italiano già allo stremo a seguito del primo blocco totale delle attività. Un secondo lockdown genererebbe una crescente perdita di solidità finanziaria da parte delle imprese, rendendo sempre più complicata la copertura delle insolvenze e alimentando, di conseguenza, un livello maggiore del rischio di default. Il tutto a danno di migliaia di posti di lavoro che andrebbero in fumo».




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