29 July 2021

Union Camere e Isnart, 6,5 milioni di italiani hanno rinunciato alle vacanze estive

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Solo il 60% degli italiani questa estate è andato in vacanza contro il 75% dello scorso anno. A frenare la voglia di svago di 6,5 milioni di nostri connazionali è stata la paura del contagio da Covid (che ha inciso nel 44,3% dei casi) o le difficoltà economiche (27%).  Chi comunque ha fatto le valigie e si è ritagliato un periodo di break, ha scelto prima di tutto il mare e le bellezze di Puglia, Campania, Sicilia e Calabria. Un italiano su tre, però, ha “riscoperto” la varietà delle nostre aree interne, premiando l’offerta naturalistica e sportiva di Umbria, Abruzzo, Molise e Toscana. Ciò ha prodotto un aumento del 5% del turismo “domestico”, che però non è riuscito a ribaltare il bilancio comunque negativo della stagione estiva di un settore che, secondo le stime di Banca d’Italia, era arrivato a valere direttamente il 5% e indirettamente il 13% del PIL. A pesare, infatti, non è stato soltanto il crollo del turismo straniero, ma anche il calo della spesa pro capite dei turisti, che si sono spesso accontentati di soggiorni più brevi rispetto al passato.

Questi sono i principali risultati di una ricerca sull’impatto dell’emergenza Covid sulle vacanze estive degli italiani nel 2020, realizzata da Unioncamere e Isnart su un campione rappresentativo della popolazione nazionale.

Tra coloro che sono andati in vacanza, il 96% è restato in Italia facendo scelte ampiamente condizionate dall’emergenza Covid. Oltre alla scelta di non varcare i confini nazionali, sono state diverse le modalità con cui gli italiani hanno fatto fronte al bisogno di sicurezza.  Come alloggio, una netta preferenza è andata ad abitazioni (seconde case, appartamenti di proprietà o in affitto, ospite di parenti/amici) e campeggi, a svantaggio delle strutture alberghiere che hanno visto la propria quota di presenze assorbite ridursi al 25% rispetto al 43% del 2019. Spesso la compagnia di viaggio si è limitata alla famiglia.

Ciò che invece è mutato in maniera significativa è il peso relativo di regioni quali Abruzzo, Molise e Umbria, tutte fortemente caratterizzate in termini ambientali e naturalistici, la cui rilevanza turistica è più che raddoppiata nell’estate 2020. L’Abruzzo, ad esempio, ha visto raddoppiare il numero di turisti e in conseguenza di ciò la sua quota di mercato italiano è passata dal 2,6% del 2019 al 5,5%.

Altro aspetto di rilievo è il caso della Toscana che, in virtù delle proprie caratteristiche e nonostante il venir meno del turismo internazionale, sembra riuscita più di altre a mitigare gli effetti negativi del Covid, intensificando il turismo domestico, in particolare quello degli stessi toscani e delle aree limitrofe, ed accrescendo la propria quota sul totale nazionale. D’altra parte, vi sono regioni con forti tradizioni turistiche che hanno subito perdite sia in termini di flussi che di quote di mercato nazionale come Lazio ed Emilia Romagna.

Il bonus vacanza è stato richiesto complessivamente da 7,4 milioni di italiani, pari al 16% del totale. Nel periodo estivo se ne è avvalso poco più del 40% dei richiedenti, altrettanti ne rinvieranno l’utilizzo ai prossimi mesi a fronte di una quota residuale che resta incerta.

Il 60% degli italiani che sono andati in vacanza nella stagione estiva 2020 ha ridotto la propria spesa, anche attraverso una inferiore durata dei soggiorni. Il crollo verticale del turismo internazionale che negli anni precedenti aveva fatto registrare un tasso di crescita nell’ordine del 6% arrivando a valere oltre 44 miliardi su base annua.

“I risultati di questa indagine sono preziosi in quanto per la prima volta viene scattata una fotografia sulle motivazioni che hanno determinato, e che continueranno a determinare, impatti così importanti su una dei principali settori economici del paese – dichiara il Presidente di Isnart Roberto Di Vincenzo –. Se fino ad oggi la crisi del turismo veniva ricondotta agli aspetti “hard” delle misure di contrasto alla pandemia (limitazioni ai mezzi di trasporto, difficoltà economiche), ora vediamo quanto siano stati altrettanto importanti anche gli aspetti “soft” (paura del contagio, necessità di sicurezza, riscoperta di uno stile di vita a contatto con la natura). Questa seconda dimensione dovrà essere considerata nel formulare politiche di sostegno al settore  che sono state finora limitate a interventi di natura economica».




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