18 maggio 2026 10:37
Sono state presentate più domande rispetto ai fondi disponibili per il bonus “Staff house – Titolo II” del ministero del turismo: si tratta dell’incentivo volto ad aiutare i lavoratori del settore, che ha lo scopo di sostenere la riqualificazione degli alloggi destinati agli impiegati del comparto turistico-ricettivo. In totale, come ha spiegato lo stesso dicastero in una nota pubblicata sul suo sito, sono arrivate 102 domande per un ammontare complessivo di agevolazioni richieste pari a circa 80,8 milioni di euro.
Il termine ultimo per la presentazione delle domande era fissato allo scorso 5 maggio, e secondo la nota del ministero del turismo la misura ha riscosso un successo tale che le risorse richieste sono maggiori di quelle effettivamente disponibili: a fronte di una dotazione finanziaria di 54 milioni di euro, infatti, le domande arrivate sono state superiori di ben 26,8 milioni.
Osservando quali sono state le imprese a presentare la maggior parte delle domande, dai dati forniti dal Ministero risulta che l’agevolazione abbia intercettato in prevalenza i bisogni delle micro, piccolo e medie imprese: sono state infatti loro a presentare, rispettivamente, il 22% e il 66% delle domande. La misura, in totale, prevedeva un valore complessivo dei piani di investimento superiore a quota 149 milioni di euro.
Adesso, conclusa la fase di presentazione delle richieste del bonus, il ministero del turismo ha spiegato che “Invitalia, in qualità di soggetto gestore, avvierà la fase di valutazione delle domande, che saranno esaminate nel rispetto dei requisiti previsti dall’avviso”. Le domande verranno esaminate, come comunicato dal ministero, in ordine cronologico. E visti i numeri comunicati dal Ministero, è possibile che ci sia chi rimarrà escluso pur avendo presentato domanda per l’esaurimento delle risorse disponibili. Non è nemmeno possibile escludere che l’esecutivo dedica di intervenire sul tema.
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Creare un grande gruppo turistico nazionale, in grado di competere ad armi pari con le grandi catene internazionali: il "Debellini pensiero" torna in primo piano nell'intervista rilasciata a Il Nordest e ripresa sul profilo Linkedin del presidente di Th Group.
Inanzitutto, i numeri: in dieci anni, il gruppo è passato dai 25-30 milioni di fatturato agli attuali 300 milioni di euro, con l'obiettivo di arrivare a 500 milioni in due anni o due anni e mezzo. L’ultima operazione è quella relativa a Peschiera del Garda, dove Th Group svilupperà un importante intervento di riqualificazione dell’ex Caserma XXX Maggio. «Sono sicuro che il valore complessivo dell’operazione sarà sopra i 100 milioni di euro - spiega Graziano Debellini -; gli appartamenti avranno proprietari diversi, ma entreranno dentro un complesso nel quale forniremo tutti i servizi: custodia, pulizie, ristorazione, benessere. È un modello destinato a crescere».
Spazio ai gruppi italiani
«È importante che ci sia l’attenzione dell’Europa e del mondo sul turismo, però, se possibile, che ci siano anche dei gruppi italiani». Il timore è che il settore perda via via il controllo della parte più redditizia della filiera. «Molti gruppi stranieri puntano sull’immobiliare, comprano gli immobili di pregio e poi lasciano agli italiani le pulizie e un po’ di ristorazione. Quando fai white label, il marchio si porta via tutta la parte commerciale, cioè i ricavi. È questo che sta capitando».
La crescita in montagna
La crescita di Th Group parte dalla montagna. «Siamo stati leader sulla montagna. Oggi abbiamo Courmayeur, Sestriere, La Thuile, Madonna di Campiglio, Corvara. La montagna non è più il completamento del mare: oggi è il mare che completa la montagna. L’accoppiata tra montagna e mare voleva dire stabilizzare una parte del personale con due stagioni, inverno e estate».
Sul tema del personale, il manager ha idee chiare: «Eravamo una cooperativa di produzione e lavoro, siamo diventati il primo gruppo italiano del leisure partendo dalla cosa più difficile ma più importante: le persone. Lo dico sempre: il primo lusso non sono i rubinetti d’oro. Il primo lusso è il livello dell’ospitalità delle persone che lo fanno. Quello che colpisce un cliente è come viene accolto, il modo in cui gli porgi le chiavi o i documenti».
Th Group arriva a gestire circa 5.000 contratti nella stagione estiva e dispone di circa 1.500 collaboratori stabilizzati. «Me li devo tenere stretti. Devo pensare alle loro famiglie, agli stipendi, alla casa, alla possibilità di crescere. È un disegno importante, perché senza questo non fai qualità. Gli altri operatori raccontano situazioni drammatiche. Noi abbiamo problemi, certo, ma forse il due per cento rispetto agli altri».
Da qui nasce anche l’investimento nella formazione. Th Group sostiene il corso universitario professionalizzante di Tourism Management sviluppato a Venezia. «Ogni anno forma circa sessanta ragazzi che poi entrano in Th oppure nei principali gruppi italiani e internazionali. Io vorrei che in Italia ce ne fossero dieci. In Svizzera ce ne sono undici».
Per Debellini il turismo deve finalmente essere considerato un settore industriale. «Dopo il Covid è diventato una delle gambe dell’economia italiana, ma ancora non viene percepito fino in fondo. Continuiamo a raccontare solo gli aspetti negativi e i luoghi comuni. Invece c’è tanta gente che lavora bene».
Una visione industriale
«Bisogna portare il turismo a una visione industriale. Vuol dire guardare tutti i fattori della crescita: il marketing, il revenue management, la vendita, la qualità del prodotto». Tra i progetti che il presidente di Th vorrebbe promuovere c'è anche la realizzazione di una grande banca dati del turismo. «Oggi ognuno pubblica numeri diversi», si parla di Pil, di presenze, di clienti, ma manca una base informativa unica e affidabile». L'obiettivo sarebbe raccogliere e integrare i dati provenienti da alberghi, residence, b&b, impianti di risalita, servizi e attività commerciali, così da disporre di uno strumento capace di misurare con precisione il peso economico del comparto, orientare gli investimenti e contribuire a una programmazione più efficace del settore.
Un'offerta per 365 giorni all'anno
Sul fronte destagionalizzazione, le Olimpiadi invernali hanno rappresentato un’enorme operazione di marketing per le Dolomiti. «Una buona parte del mondo ha finalmente capito dove sono e quanto sono belle. Adesso bisogna portare le persone a vederle». L’obiettivo è trasformare località come San Vito di Cadore e Borca in destinazioni aperte tutto l’anno. «Sempre più stranieri vengono semplicemente a vedere le Dolomiti, come noi andiamo a visitare i grandi parchi americani».
Dopo montagna e villaggi turistici, la sfida del gruppo si concentra ora sulle città e sull’hotellerie di alta gamma. «Mi sono chiesto dove potevamo crescere. Il mare è più debole perché il 70% del pianeta è mare e la concorrenza è enorme. Allora siamo partiti con le città: Assisi, Roma, il lago di Garda, Venezia». Il progetto prevede un forte sviluppo proprio nel Nordest. «Vorrei creare in Veneto un polo di otto alberghi».
Il futuro
«Per un gruppo gestionale il 5% di Ebitda è il livello minimo di equilibrio. La vera maturità è il 10%, ma per arrivarci bisogna raggiungere gli 800-900 milioni di fatturato. Solo così riesci ad ammortizzare i costi, rinnovare il prodotto e affrontare le fasi difficili del mercato».
Per raggiungere questo traguardo,«le strade sono due: una fusione con uno o più gruppi italiani oppure la Borsa. Mi interessa che in Italia ci sia un grande gruppo turistico. Oggi sono il primo operatore italiano, ma rispetto ai grandi gruppi europei e mondiali siamo ancora piccolissimi».
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[post_content] => Acquisizioni per 370 milioni di euro, di cui 200 milioni legati a progetti di riconversione immobiliare e quasi l’80% degli investitori istituzionali, dei private equity e dei family office pronti a aumentare la propria esposizione sugli hotel italiani nei prossimi 12-24 mesi. Sono i dati che emergono dall’ultimo report di JLL Italia su "Italian Hotel Investment Outlook and Strategy Survey" e che portano Confindustria Alberghi a esprimere grande soddisfazione per un interesse che non riguarda più solo le grandi città, ma si estende a nuove destinazioni, dal Lago di Como alla Sicilia, e che vede l’ingresso di capitali provenienti da Asia, Medio Oriente e Sud America.
«Sono dati che confermano quanto il nostro Paese sia oggi al centro dell’attenzione degli investitori globali – dichiara Elisabetta Fabri, presidente di Confindustria Alberghi – e questo è un ottimo segnale per tutto il comparto turistico italiano. Ma proprio questa crescita di interesse deve spingerci a fare chiarezza su un punto: l’Italia è il primo Paese in Europa per numero di hotel, ma resta tra i mercati con la più bassa percentuale di penetrazione delle catene, con una prevalenza di strutture indipendenti e a conduzione familiare. È una ricchezza identitaria che va preservata, non ostacolata per evitare il rischio che la frammentazione del settore, unita a passaggi generazionali sempre più complessi, spinga molte imprese familiari a cedere il passo a capitali privi di qualsiasi legame con il territorio, anziché crescere e aggregarsi restando italiane».
Per questo Confindustria Alberghi torna a sollecitare l’introduzione di una misura contro la frammentazione dimensionale delle imprese del settore: una norma che, attraverso la rivalutazione dei beni strumentali – materiali e immateriali, incluso l’avviamento – consentirebbe alle imprese alberghiere e termali di rafforzare i propri bilanci, attrarre capitali e affrontare i passaggi generazionali attraverso l’aggregazione.
Di contro
Fin qui Confindustria Alberghi. Non bisogna però sottovalutare il fatto che non si può mediante una legge cambiare la fisionomia di un settore. Sarebbe un input arrivato dall'alto che non ha niente a che fare con la storia delle imprese coinvolte. Secondo, c'è sempre il sospetto che dietro alle aggregazioni ci siano capitali esteri, per cui ciò che prima era italiano e frammentato, diventa aggregato ed estero. Consiglerei di non ripetere l'errore fatto con Autostrade, Telecom e via seguitando.
Per quanto riguarda la mia posizione, per quello che vale, è che la frammentazione è il dna di un certo modo di fare albergo. E quel dna è solo nostro, direi di nonc ambiarlo.
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[post_content] => Busitalia è al fianco degli European Universities Games 2026, l’appuntamento internazionale che dallo scorso 18 luglio e fino al prossimo 1° agosto porta Salerno e la Campania al centro dello sport universitario europeo.
Per tutta la durata della manifestazione, la società del Gruppo Fs garantirà servizi di trasporto dedicati per accompagnare negli spostamenti studenti-atleti, delegazioni, staff e volontari, contribuendo alla gestione coordinata dei flussi tra i principali punti di arrivo, il campus universitario e le sedi dell’evento.
L’ottava edizione degli European Universities Games, ospitata dall’Università degli Studi di Salerno, coinvolge oltre 4.500 atleti e tecnici in rappresentanza di 400 università provenienti da 40 Paesi europei. Numeri che trasformano il territorio salernitano in una vetrina internazionale e in un luogo di incontro tra sport, inclusione e cooperazione.
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In particolare, il piano prevede collegamenti tra l’aeroporto di Napoli, la Stazione Fs di Salerno e il Campus di Fisciano, oltre a un servizio navetta a frequenza programmata tra la città e l’ateneo.
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Dall’avvio del programma nel novembre 2022, 47 Airbus A380 e 53 Boeing 777 sono stati totalmente rinnovati, dal muso alla coda, negli hangar di Emirates Engineering a Dubai. Entro la fine di dicembre 2026, altri 20 aeromobili circa saranno rinnovati, portando la compagnia aerea ben oltre la metà del proprio programma da 5 miliardi di dollari Usa.
Nell'arco di 44 mesi, il team di Emirates Engineering ha impiegato oltre 400 ingegneri e tecnici, investendo complessivamente 4,4 milioni di ore lavorative per trasformare 100 aeromobili e offrire un sofisticato aggiornamento degli interni delle cabine di tutti gli aeromobili.
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Uno storico palazzo in via dei Cappuccini 6 a Milano, vicinissimo a corso Venezia e a Villa Invernizzi, è stato venduto per 50 milioni di euro a Bizzi & Partners, società attiva a livello internazionale nello sviluppo immobiliare. La transazione, che dovrebbe essere una delle più rilevanti operazioni residenziali chiuse nell'ultimo anno a Milano, è stata conclusa dalle famiglie Villotta-Castelli Villa, proprietarie del lussuoso palazzo di quattro piani da 3.200 metri quadrati. A coordinare la compravendita il notaio Giuseppe Calafiori.
Come si legge sul Corriere della Sera, il prezzo pagato è di oltre 15 mila euro al metro quadro per un immobile costruito nel 1911 e in cui avevano l’abitazione di residenza alcuni ex proprietari e locali in affitto studi legali e la Aem Distribuzione Energia. Gli ex proprietari, nove membri delle famiglie Castelli Villa e Villotti, avevano intestato il palazzo alla società semplice «Immobiliare Cappuccini Sei».
Sui venditori si sa molto poco, alcuni tra l’altro vivono all’estero tra New York e Nairobi. Ma si tratta di famiglie con radici milanesi da secoli: la costruzione del palazzo è stata voluta dal bisnonno Castelli Villa, imprenditore siderurgico con la società Fratelli Villa, poi trasformata a partire dagli anni Sessanta in immobiliare.
Un futuro hotel di lusso?
Tutti gli appartamenti di via Cappuccini devono essere liberati; gli "sfratti" lasciano ipotizzare un futuro unitario dell’edificio che, per esempio, potrebbe trasformarsi in hotel o residence di lusso.
Dovrebbe essere proprio questa, per esempio, la destinazione di Palazzo Taverna di via Bigli (tra via Montenapoleone e via Manzoni), che il gruppo immobiliare-turistico brasiliano Jhsf di Josè Auriemo Neto aveva comprato a fine 2025 dalla marchesa Manzone Medici del Vascello versando un assegno di importo simile (53 milioni, pari a circa 22mila euro al metro quadrato) a quello di Bizzi per via Cappuccini.
Bizzi e Neto sono soci in Tavolara Bay, il progetto di sviluppo immobiliare e turistico di lusso nel comune di Loiri Porto San Paolo (Olbia) di fronte all’isola di Tavolara.
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[post_content] => Nuovo tassello per l'ingresso in Germania di Italo grazie alla firma del contratto con Siemens Mobility per l’acquisto di 26 treni Alta Velocità, con opzione per ulteriori 14, e 30 anni di manutenzione, che saranno utilizzati sul mercato tedesco dell'Alta Velocità.
I treni Siemens, modello Velaro Multi System, con velocità massima 320 km/h, saranno composti da 8 carrozze, 450 posti, 3 ambienti di viaggio (Club Executive, Prima Business e Smart), bistrot, connessione 5G e satellitare ultraveloce di Starlink.
L'investimento complessivo di 3,6 miliardi di euro comprende l'acquisto dei treni - assemblati nello stabilimento Siemens di Krefeld - l'assunzione e la formazione di circa 2.500 dipendenti (indotto compreso), nonché investimenti nelle stazioni e nelle infrastrutture informatiche.
L'investimento comprende anche un contratto di assistenza della durata di 30 anni, che prevede una manutenzione completa presso il deposito di Siemens Mobility a Dortmund. Per massimizzare ulteriormente la disponibilità della flotta durante l'intero ciclo di vita dei treni, il contratto include Railigent X di Siemens e servizi digitali basati sull'intelligenza artificiale.
Dalla metà del 2028, la compagnia tedesca (controllata da Italo) opererà lungo due corridoi principali: Monaco-Colonia-Dortmund e Monaco-Berlino-Amburgo, servendo 18 città su una rete di 1.300 chilometri con un totale di 50 corse giornaliere.
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Leadership e successo: due strade conciliabili fra loro, in grado di produrre effetti positivi sul medio periodo? A interrogarsi su questo argomento è uno dei principali leader del mercato turistico italiano, Pier Ezhaya. Dal suo profilo Linkedin, il presidente di Astoi e general manager tour operating di Alpitour propone un'interessante riflessione.
«Sembrerebbero due parole dello stesso percorso ma, qualche volta, possono essere anche antagoniste e trovarsi su sponde opposte - spiega il manager -. È indubbio che ogni leadership porti con sé una dose di successo ma è altrettanto vero che il successo sia un’arma a doppio taglio che può accorciare le carriere e depotenziare la leadership. Si teme maggiormente il fallimento ma ciò solo perché il successo è più subdolo; inevitabilmente più seducente e appagante ma proprio per questo anche più pericoloso. Se il successo da un lato alimenta l’autostima dall’altro prepara diabolicamente le trappole più insidiose sulle quali anche i profili più robusti finiscono per cadere, spesso fragorosamente. Ecco perché una leadership moderna e intelligente deve lucidamente diluire l’ego che l’ha generata, sfumandone l’importanza. Il successo va controbilanciato, rimettendolo in asse, a volte con ironia pensando che in fondo è ridicolo se esteso nel tempo e nello spazio. Ecco, forse l’azione più corretta è “tenerlo a bada”, dato che non è possibile (né corretto) spazzarlo via del tutto».
Un modello evoluto
«Non smetto di pensare a come sia possibile che innumerevoli leadership siano cadute sulla medesima buccia di banana, guardando in alto con lo sguardo fiero senza curarsi di ciò che si trovava per terra, in attesa del loro prossimo infausto passo. Mi piace pensare a modelli di leadership evoluti e moderni e scelgo come frase cardine quella di Jack Welch che a proposito del ruolo di “capo-guida” sosteneva che “diventare leader ha a che fare con la crescita personale mentre essere leader ha a che fare con la crescita degli altri”. Ecco, questo switch potente che avviene proprio quando raggiungi l’apice dopo una faticosa scalata mi piace moltissimo; mi piace immaginare leadership così forti e così sicure di sé che una volta raggiunto il livello massimo, invece di concentrarsi su se stesse si impegnano a far crescere i propri collaboratori, ad allevare nuovi talenti, a fare “coaching”, a irrorare il team con generosità restituendo agli altri ciò che, in qualche modo, hanno avuto da loro. Nelle versioni più lucide e nobili le leadership iniziano a pensare anche al “dopo di loro”, creando successioni e modelli che proseguano a lungo termine in difesa della comunità aziendale che hanno guidato e, se sono stati dei veri leader, anche amato. È vero, sono ancora profili rari ma stanno crescendo e stanno mandando in pensione i tanti “marchesi del grillo” che hanno fatto della leadership l’affermazione di se stessi dimenticando l’ambiente circostante e, cosa più grave, la parte più profonda della natura umana».
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[post_content] => Dopo 38 anni trascorsi in Club Med, Gino Andreetta volta pagina. Come si legge sul suo profilo Linkedin, il manager è il nuovo chief hospitality & client officer di Ponant.
Una lunga carriera in Club Med alle spalle, culminata con la carica di global deputy ceo & ceo Emea, Indian Ocean and French West Indies Resort ricoperta fino al luglio 2026, Andreetta è pronto ad affrontare una sfida nuova. Forse qualcuno lo ricorderà negli anni dal gennaio 2010 al novembre 2013, quando ricoprì il ruolo di ceo Club Med Italy & operation Switzweerland, o per i 4 anni trascorsi in Cina.
L'esperienza in Club Med
Qual che è certo, è che dopo 38 anni Andreetta volta pagina. «Una vita intera - racconta il manager nel suo post -. E oggi è giunto il momento di voltare pagina in un capitolo intenso, generoso e profondamente umano. Grazie, soprattutto, ai GO e ai GE. Il volto, il respiro, il cuore pulsante del Club Med. Grazie a ogni Chef de Village che ha portato l'anima dei nostri resort con rigore, visione e cuore, portando lo spirito del Club Med e i suoi 5 valori fondamentali, con voce alta e orgogliosa. E grazie ai miei team — quelli che hanno seguito tutto questo percorso con me. Club Med non è solo un'azienda; è un'esperienza di vita, e per molti, un vero ascensore di crescita. Il documentario "Dream Makers" lo ha mostrato magnificamente; qui puoi rivelare chi sei, scoprire il tuo potenziale, costruirti e superarti. Questo è ciò che il Club ha sempre reso possibile».
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Travelplan chiude il 2025 con i primi profitti da quando lo storico tour operator è passato da Globalia a Barceló. Secondo i dati depositati presso il Registro delle Imprese e riportati da Preferente, la società ha chiuso il 2025 con un utile netto di 12,7 milioni di euro, molto diverso dalle perdite di 656.000 euro registrate l'anno precedente.
Travelplan aveva già mostrato miglioramenti negli anni precedenti, sebbene fino ad ora non fosse riuscita a registrare profitti. Ad esempio, nel 2023 aveva registrato perdite per quattro milioni, mentre nel 2022 la cifra era pari a 7,3 milioni.
Fatturato in aumento
L'Ebitda del tour operatore appartenente al gruppo Avoris, guidato da Javier Castillo, è salito a 16,7 milioni di euro, rispetto a una perdita di 996.000 euro registrata nell'anno precedente. Il fatturato, nel frattempo, è cresciuto del 18,2%, passando da 257 milioni di euro a 303,8 milioni di euro.
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