27 October 2021

Se Franceschini vuole ristrutturare l’Enit, lo faccia con una riforma vera

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E’ da qualche settimana che il ministro Franceschini sta continuando a dire che si prepara a rivoluzionare l’assetto di Enit, con l’introduzione di una figura manageriale: l’amministratore delegato. Da molte parti si sussurra che si tratta di una sorta di epurazione, visto che gli attuali vertici erano stati nominati dal governo precedente. Il ministro a questa critica risponde che non si tratta di epurazione ma di una sorta di riordino dell’ente. Con una figura centrale che abbia i poteri necessari per indirizzare la promozione in modo preciso, attento e non dispersivo.

Ora, poiché stiamo nel turismo da qualche anno e abbiamo assistito ad innumerevoli rivoluzioni della governance dell’ente, possiamo dire una cosa: non è la formula che migliora una struttura , ma una profonda riscrittura delle funzioni. Una maggiora dotazione di risorse, una larga fiducia nella dirigenza, una maggiore libertà nelle decisioni. Ora tutto questo, pur cambiando gli assetti, non si è mai verificato. L’Enit rimane una sorta di longa manus politica, e proprio per questo motivo, le mani non le ha mai del tutto libere.

Per cui se Franceschini, o chi per lui, vuole riformare l’Enit, lo faccia, ma che sia una riforma con “il sale in zucca”. Un amministratore delegato che risponda del suo operato solo a fine mandato. E che per il tempo che rimane seduto in sella non venga guidato da voci governative. Che sappia del mestiere. Insomma che possa diventare sul serio l’avanguardia del movimento turistico nazionale. Se non sarà così, ci troveremo di nuovo da capo in attesa dell’ennesima riforma che non riforma niente.




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