27 November 2020

«Alitalia è una fornace». L’ultima uscita (pessima) di Confindustria

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Alitalia

«I posti di lavoro esistono se esiste il lavoro, il lavoro esiste se c’è l’impresa, quando chiude impresa chiude il lavoro», così parlò Carlo Robiglio, vicepresidente di Confindustria e presidente Piccola Industria. In pieno stile vetero-liberista, per cui se non vinci meriti di morire (in questo darwinismo da quattro soldi che ha fatto la sciagura economica dell’Occidente), Robiglio non riesce a cogliere che il nuovo ospite inquietante, cioè la pandemia Covid, ha rivoltato le carte in gioco. Tutte le imprese, e dico tutte nessuna esclusa, hanno chiesto aiuto allo Stato (che in altre occasioni viene trattato come una specie di scomodo e noioso servitore). Questo dovrebbe, anche nella mente di chi non riesce a distinguere il servizio pubblico dal profitto personale, che le cose sono cambiate. Il modello del mercato libero è fallito. Bisogna ripensare a nuove idee, ristudiare magari Keynes, rimettere la testa su Adam Smith, magari.

In tutto questo sempre Robiglio continua: «Un paese che decide di investire nella scuola la metà di quanto investe nella fornace Alitalia. La scuola è l’elemento di base, se non abbiamo una scuola che forma competenze per le imprese di domani e anche dell’oggi. Di cosa stiamo parlando?».

Siamo alle solite. La scuola non serve per fornire competenze alle imprese, ma per una crescita culturale e personale. Per diventare individui non per far parte delle imprese. Che poi da questi individui ne nascano fior di lavoratori, non c’è dubbio.

In secondo luogo. Ma come? Ogni volta che le imprese parlano con il governo non fanno altro che dire: la nostra azienda ha 2000 lavoratori se non ci aiuti dovremo licenziarli. E invece dei 12 mila lavoratori di Alitalia a Robiglio e a tutta la Confindustria non importa nulla? Per quale motivo. Sono lavoratori di serie B? E per quale motivo?

Il governo ha fatto benissimo a trovare le risorse per far ripartire Alitalia pensandolo come un servizio pubblico sul modello di Trenitalia (che è un’azienda pubblica fra le più redditizie in Italia). Anche perché quando è stata in mano ai privati i danni sono stati ancora più ingenti. Il privato non è tutto bello. Gli imprenditori non sono tutti illuminati, come non tutti gli apparati dello Stato lo sono. Ma, c’è solo una differenza: i privati mirano solo al loro profitto personale. Solo a quello. E non ce n’è per nessuno.

Giuseppe Aloe




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