26 April 2026

Nel turismo stipendi ancora troppo bassi. Anche durante il boom

Turismo e stipendi. Che questa forma di capitalismo fosse una specie di machismo pervaso dall’ossessione del profitto era già assodato. Ma che le maglie di un sistema senza regole (se non quello del profitto anche ingiustificato) diventassero ancora più strette, relegando il lavoratore come una sorta di suppellettile fastidioso, ancora non l’avevamo visto. Certo l’avevamo previsto dalle colonne di questo giornale, ma ora le cose stanno peggiorando in modo quasi irrimediabile.

In un bell’articolo di Repubblica.it, firmato da Rosaria Amato e Andrea Gatta, si analizza attraverso una breve indagine, il rapporto di lavoro nel settore. E nella fattispecie nell’albergo. Ne esce un quadro disperante. Il prezzo medio di una camera in Italia è passato da 100 a 300 euro nel giro di pochi giorni. La cameriera intervistata prende i suoi 8 euro all’ora dal 2019. Secondo la signora che vive ogni giorno questa situazione nel turismo ci sono mille forme di precariato. E ognuno applica la sua.

Ma c’è un passaggio che mi preme riprendere per intero: “Se i datori di lavoro pagano poco, non rispettano i contratti, fanno fare gli straordinari e non li retribuiscono, perché un giovane dovrebbe scegliere questo lavoro?”. Esattamente: perché dovrebbe scegliere un lavoro dove gli orari non contano, lo stipendio è sempre lo stesso e vira verso il basso, i contratti spesso non vengono rispettati? Il lavoro è una forma di pendolo economico che prevede un giusto rapporto fra il fare e il ricevere. Se questo rapporto è sbilanciato da una parte, cioè quella del fare, allora non è più lavoro: è sfruttamento.

Giuseppe Aloe

 

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