27 April 2026

Garavaglia: l’abolizione delle Province un problema per la creazione di contenuti digitali

Snellire e alleggerire la macchina burocratica è certo una necessità condivisibile. Ma cancellare istituzioni senza adeguata riflessione. e soprattutto senza trovare sistemi sostitutivi per la gestione di quello che le stesse istituzioni abrogate presiedevano, non è certo un approccio in grado di migliorare le cose. Lo si è visto con il referendum del 1993, capace di cancellare con un colpo di spugna il dicastero del Turismo, responsabile da solo della guida di un settore in grado di di generare il 13% circa del pil nazionale. E in parte lo si sta vedendo oggi con le Province, la cui funzione di raccordo tra Comuni e Regioni non è sempre stata surrogata con successo.

E’ il caso per esempio dell’industria dei viaggi, il cui prodotto da sempre si declina in mille rivoli: piccoli e piccolissime attrazioni, ma non per questo meno valide, che spesso solo istituzioni di livello locale sono in grado di individuare e veicolare con tempestività. Specialmente nell’epoca della comunicazione digitale. Parafrasando il sociologo americano Daniel Bell, in un suo intervento al secondo appuntamento con Dialoghi sul Turismo dell’Isnart, il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, ha infatti sottolineato come le regioni siano oggi entità troppo piccole per affrontare grandi problemi, essendo al contempo troppo grandi per gestire le questioni più piccole. Il canale digitale è chiaramente la chiave per la comunicazione turistica contemporanea, ha in particolare spiegato il ministro: l’unico modo per rispondere in maniera tempestiva alle oscillazioni della domanda. Ma occorre riempirlo di contenuti, far conoscere l’offerta dei territori. E da questo punto di vista, la mancanza delle Province crea un vuoto. Di qui l’importanza di un dialogo franco con le regioni in primis, e poi con i privati e il sistema camerale.

Garavaglia ha poi ribadito la necessità di migliorare la qualità dell’offerta a tutti livelli, partendo sin dalle strategie promozionali. Dal punto di vista del prodotto, ha poi ribadito il progetto di introdurre un bonus ad hoc all’80% semplificato per le imprese ricettive, sulle orme del superbonus edilizio al 110%. Ha infine rivendicato la chiusura, dopo ben dieci anni di lavoro, del quadro giuridico necessario a disegnare la mappatura delle strutture alberghiere ed extralberghiere in Italia: condizione base per mettere in campo delle politiche utili a migliorare l’offerta non solo delle destinazioni primarie ma anche degli attrattori più piccoli: “C’è tanto da fare – ha concluso il ministro -. Ma almeno ora possiamo contare su un quadro finalmente organizzato. Il ministero del Turismo è tornato dopo quasi 30 anni di assenza. Ci vuole pazienza: questo è solo l’inizio di un nuovo percorso“.

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In particolare, nel caso di un volo incluso in un pacchetto che venisse cancellato prima della partenza, il tour operator è tenuto ad operare secondo la normativa della Direttiva Europea in materia di pacchetti turistici, ovvero è tenuto a riproteggere il cliente su altri voli disponibili, a proporre eventuali alternative di viaggio o rimborsare l’intero pacchetto. Per questa ragione ogni cliente che prenoti la propria vacanza con un tour operator può farlo in assoluta serenità avendo la garanzia che non perderà le somme versate. Flessibilità In aggiunta, i tour operator, per rassicurare i clienti nella fase della prenotazione, hanno già avviato una serie di interessanti iniziative commerciali all’insegna della flessibilità, tra cui misure per contrastare l’aumento del prezzo del carburante, la possibilità di modificare le destinazioni o condizioni agevolate per gli annullamenti.   In merito ai trend delle prenotazioni stiamo assistendo sicuramente ad un calo della domanda anche piuttosto severo, cosa quanto mai comprensibile vista la contingenza del momento. 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