27 March 2026

Federalberghi: non possiamo dire ai nostri ospiti di andare a mangiare un panino al parco

A poche ore dall’entrata in vigore delle nuove misure restrittive volute dal governo per contenere la pandemia, è ancora una volta la voce di Federalberghi a farsi sentire. L’associazione pretende chiarimenti soprattutto in materia di ristorazione, visto che i provvedimenti paiono questa volta essere sul tema persino più stringenti di quelli adottati la primavera scorsa.

Gli albergatori chiedono di sapere con urgenza se e come possono fornire i pasti quotidiani ai propri ospiti: dalla prima colazione al pranzo alla cena”. E’ il quesito che pone alle istituzioni il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, commentando la regola che prevede la possibilità di somministrare pasti solo per gli hotel delle cosiddette zone gialle, mentre nulla dice per le strutture ricettive delle zone arancioni e nelle zone rosse.

Il limite, in vigore da domani – prosegue Bocca – è addirittura più stringente di quanto previsto a marzo e aprile durante il lockdown totale. In seguito alle restrizioni di vario genere (viaggi vietati o sconsigliati, eventi annullati, riunioni solo a distanza…), le strutture ricettive sono peraltro frequentate pressoché esclusivamente da persone che sono costrette a soggiornare fuori casa. Per non parlare del rischio che rimangano a digiuno anche le persone in isolamento presso i cosiddetti Covid-hotel”.

Il presidente di Federalberghi va quindi diretto al cuore del problema: “Forse qualcuno pensa che noi domani dovremmo dire a tutte queste persone di arrangiarsi. Di invitare chi trascorre settimane fuori casa a sfamarsi mangiando il panino seduto su una panchina al parco. Forse qualcuno vuole che gli alberghi chiudano. Ma se è così, è bene che lo dica chiaramente e se ne assuma le responsabilità. In questi mesi difficili, le nostre aziende si sono comportate con grande senso di responsabilità, sopportando pazientemente le avversità e rispondendo prontamente alle richieste di collaborazione provenienti dalla comunità. Riteniamo di non meritare il trattamento che stiamo ricevendo in queste ore. Riteniamo di avere diritto a risposte chiare, tempestive e ragionevoli.”

 

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