13 January 2026

Uno studio Th Resorts racconta la nuova biodiversità del turismo montano

Graziano Debellini durante la presentazione del libro

“Il turismo non va subito ma gestito, perché solo in questo modo è in grado di portare benefici a tutta la comunità”. Potrebbe essere riassunta in queste parole di Giulio Contini la ratio del volume Il turismo di montagna: sfide e opportunità di un settore in trasformazione, realizzato dalla fondazione per la Sussidiarietà, in collaborazione con la Scuola italiana di ospitalità e Th Resorts. “E ciò senza considerare le nuove esigenze della domanda, per cui non basta più offrire un posto letto e un pasto caldo. Occorrono esperienze, attività, una gastronomia di un certo tipo, cultura…”, ha aggiunto il direttore generale della stessa Scuola italiana di ospitalità.

D’altronde l’economia del turismo nella montagna italiana è vitale: “Sui 2.486 comuni montani classificati secondo i parametri altimetrici Istat – riporta lo studio presentato in occasione della riapertura estiva del rinnovato Th La Thuile – Planibel Hotel & Resort – ben 1.609 (64,7%) sono quelli con presenza di addetti ad alloggi turistici: una porzione superiore di 3,1 punti percentuali rispetto alla media nazionale del 61,6%”. Non solo: “Sulle 72.714 strutture ricettive presenti, si contano 1.872.386 addetti che hanno una incidenza sui posti lavoro totali del 3,9%, maggiore del doppio rispetto alla media nazionale dell’1,7%“.

E nel contesto post-Covid la vacanza in montagna sta assumendo una nuova rilevanza: “Assistiamo a un ritorno collettivo dei giovani – ha raccontato  il presidente della fondazione per la Sussidiarietà, Giorgio Vittadini -, mentre metà degli arrivi della montagna estiva è oggi di origine internazionale. Ad aiutare la ripresa d’appeal delle destinazioni in altura c’è anche l’idea della sostenibilità come rivalutazione delle cose antiche, spesso esemplificate nelle tradizioni di una montagna, quella tricolore, fatta di un intreccio unico e inestricabile di elementi naturali e umani”.

In tale contesto stanno cambiando anche gli interessi stessi della domanda: in montagna non ci si va più solo d’inverno per sciare. Si organizzano congressi, eventi culturali… E persino le altitudini intermedie stanno vedendo crescere la loro capacità di attrazione, complice il cambiamento climatico: “È un settore in forte espansione, con flussi turistici già abbondantemente destagionalizzati, in grado di attrarre investimenti che contribuiscono ad accrescere la capacità competitiva e innovativa dell’imprenditorialità turistica del settore, in particolare sui mercati esteri”, ha aggiunto il presidente di Th Resorts, Graziano Debellini.

Certo, ogni immobile, a maggior ragione un hotel, ha un costo – opportunità che deve essere ammortizzato. “L’allungamento della stagionalità è la sfida del momento – ha ripreso Contini -. Un tema che va a braccetto con la questione over tourism: spalmare gli arrivi su più mesi equivale infatti ad attirare i turisti verso territori altri, magari valorizzando le produzioni artigianali locali”.

La nuova montagna del turismo significa infine anche la fine dell’era dei cosiddetti eco-mostri: “Ci sono modelli diffusi di ospitalità in cui i viaggiatori arrivano a gruppi di dieci-venti persone – ha concluso Vittadini -. Succede per esempio nel Trentino o nel Bellunese. Non esiste più, insomma, un solo modello di turismo montano, caratterizzato da grandi strutture dove si scia solamente. Ci sono format alternativi, a volte magari ancora confusi, ma con grandi potenzialità. E allo stesso tempo comunità che si aprono progressivamente all’esterno. E’ la biodiversità turistica in cui convivono cultura, sport e un tessuto imprenditoriale capace di far crescere l’intelligenza delle pmi verso forme di imprenditoria avanzate. Una grande opportunità che richiede un grande soggetto pubblico-privato, una progettazione che dialoga con la domanda e che è in grado di costruire prodotti differenti e al passo coi tempi”.

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