13 May 2026

Starhotels Savoia Excelsior Palace Trieste: cresce il leisure italiano

Riccardo Zanellotti

Riccardo Zanellotti, gm Starhotels Savoia Excelsior Palace

“Il Palazzo di lusso imperiale”, lo Starhotels Savoia Excelsior Palace di Trieste costruito dall’imperatore d’Austria nel 1911, cresce sul segmento leisure italiano, mantenendo salda la sua posizione sui bacini internazionali anche sul fronte del business travel. «Sull’hotel sono stati investiti anni fa 54 milioni di euro in opere di rinnovamento, con lo scopo di farne una splendida struttura di lusso – indica il general manager Riccardo Zanellotti -. Lo Starhotels Savoia Excelsior Palace offre il giusto mix fra capacità di ricevere ospiti per leisure, business ed eventi di varia natura, tra cui i matrimoni a cui è dedicata un’area speciale. L’hotel è dotato di nove sale meeting vista mare in grado di accogliere complessivamente 630 persone e in bassa stagione è possibile avvalersi di iniziative promozionali molto competitive. Nel 2008 avevamo già individuato che la crisi avrebbe cambiato le dinamiche di spostamento di alcuni viaggiatori soprattutto sui viaggi d’affari; ci siamo dunque attivati per determinare strategie commerciali che puntassero ai mercati esteri maturi come Austria, Germania, Slovenia, Svizzera, Paesi Baltici, senza tralasciare Inghilterra, Francia e Stati Uniti. Mentre crescevano queste aree abbiamo assistito ad un certo incremento del mercato leisure italiano. Il nostro impegno è quello di far conoscere sempre meglio la destinazione: siamo stati molto attivi sulla promozione del territorio più che dell’albergo che è talmente bello ce si vende da solo. La sinergia tra strutture ed operatori di Trieste è molto forte e questo certamente ha giocato a favore della crescita del territorio insieme a Turismo FvG e all’incremento degli arrivi leisure. Dobbiamo essere tutti ambasciatori del territorio e dei prodotti che lo rendono unico: questa è la formula vincente. Per questo scopo ospitiamo spesso fam trip sia di operatori che di giornalisti e partecipaiamo a workshop esteri come quelli di Monaco, Berlino, Londra e Vienna».

 

 

 

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Siamo andati ben oltre il dovuto, investendo una cifra importante per provvedere al rientro di tutti nel più breve tempo possibile. Nel periodo seguente abbiamo lasciato sul campo qualcosa come 3,5-4 milioni di euro in cancellazioni, da sommarsi ai 5 milioni di mancate conferme persi negli ultimi due mesi lato t.o.».\r\n\r\nInoltre, l'effetto domino creato dai problemi registrati dai tre principali vettori mediorientali - Emirates, Qatar Airways ed Etihad - ha avuto ripercussioni importanti in tutte le rotte a est, «con ad esempio cali dell'80% sulle Maldive» sottolinea Curzi. In verità, uno dei nodi principali ancora da sciogliere riguarda proprio la condotta delle compagnie aeree: «sono fuori controllo. In alcuni casi il costo dei biglietti è raddoppiato.; si è arrivati a spendere 2.500 euro per un biglietto in economy per la Repubblica Dominica. Con questi prezzi, è chiaro che il mercato ha registrato una battuta d'arresto, indipendentemente dalle tensioni geopolitiche e dalle informazioni spesso allarmistiche che hanno finito per danneggiare anche destinazioni che nulla avevano a che vedere con le zone teatro del conflitto».\r\n\r\nAl momento, una lenta ripresa è cominciata. «Cina, Giappone ma anche l'America Latina con il Perù  stanno ottenendo risultati brillanti. Anche il Canada sta riscuotendo grande interesse. Gli Stati Uniti, nostra prima destinazione, già da tempo erano in calo, anche se in numeri assoluti continuano a essere un nostro prodotto di punta. Stiamo invece spingendo sui Caraibi con attività in collaborazione con enti del turismo e vettori».\r\n\r\nTutto è però proiettato a dopo l'estate. «Sarà il vero spartiacque per capire come andremo a chiudere il 2026. 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