27 June 2026

Hotel: la pandemia rischia di rivoluzionare lo scenario dei brand globali

La crisi innescata dall’emergenza sanitaria rischia di innescare una rivoluzione nella distribuzione dei brand a livello globale. Le difficoltà delle compagnie alberghiere a rispettare gli accordi, soprattutto quelli di affitto, starebbero infatti spingendo alcuni investitori a riconsiderare le proprie partnership con alcuni dei principali marchi dell’hotellerie internazionale.

Nel Regno Unito, in particolare, un gruppo consistente di proprietari di strutture del brand di categoria budget Travelodge starebbe pensando di passare armi e bagagli tra le fila di ibis, del gruppo Accor. Lo rivela Hotel News Now, che spiega come l’ipotesi sarebbe nata a seguito della richiesta, da parte di Travelodge, di una riduzione dei costi di locazione fino a dicembre 2021, accompagnata da un nuovo accordo di riorganizzazione dei rapporti con le proprietà chiamato “company voluntary arrangement” (Cva). Proprio quest’ultimo sarebbe la principale ragione del contendere, vista la reticenza di Travelodge ad accettare alcune clausole di rescissione proposte dagli investitori coinvolti. I proprietari degli asset avrebbero quindi dato vita a un gruppo autonomo chiamato Ago, che stando ad alcune fonti avrebbe intenzione di riposizionarsi in Ibis, probabilmente entro la fine di agosto. Travelodge al momento vanta un portfolio di 589 hotel, la maggior parte dei quali situata nel Regno Unito. In Ago sarebbe confluita una quota consistente di questi ultimi, compreso il gruppo Prestbury che, attraverso la società d’investimento immobiliare Secure Income, detiene da solo ben 123 alberghi Travelodge, garantendo al brand affitti annuali per 28,3 milioni di sterline.

Al di là dell’oceano è invece la Service Properties a minacciare l’uscita dal contratto con Ihg di 103 strutture a marchio  InterContinental, Kimpton, Crowne Plaza, Holiday Inn, Staybridge Suites e Candlewood Suites, situate negli Stati Uniti, in Canada e a Porto Rico. In questo caso, a monte della questione, racconta Travel Weekly, ci sarebbe il mancato pagamento di rendimenti garantiti per 8,4 milioni di dollari relativi al mese di luglio. Stando a una nota della Service Properties, Ihg sarebbe tenuta a versare il dovuto, più gli interessi, entro il prossimo 24 agosto, pena la cancellazione di tutti gli accordi per il prossimo 30 novembre. Il pagamento di altri 17,4 milioni di dollari in rendimenti garantiti sarebbe inoltre in scadenza per il 1° agosto. Nel caso la situazione non dovesse risolversi, l’idea dell’investitore è quella di ribrandizzare le proprie proprietà con i marchi del gruppo Sonesta, di cui la stessa Service Properties detiene il 34%.

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Non solo storia e cultura al centro degli interessi dei potenziali visitatori europei: più di uno su quattro vorrebbe avere una esperienza enogastronomica in un territorio tipico (28%) e visitare i piccoli borghi (27%).\r\n \r\nEvitare overtourism\r\nSe la storia e l'arte si confermano essere il principale attivatore del desiderio di visitare l'Italia, appare sempre più importante favorire la scoperta dei tanti siti fuori dai percorsi principali, per ridurre il rischio di overtourism sulle principali destinazioni e favorire esperienze più autentiche e di qualità, che consentano di intercettare il bisogno di scoprire le tradizioni e il folklore italiano (tra le tre cose preferite dal 24% dei viaggiatori europei) e di immergersi nei cammini lenti all'interno della natura (22%).\r\n \r\nPiù contenuto risulta invece l'interesse per le attività legate all'intrattenimento e ai consumi: solo il 12% degli europei associa una vacanza in Italia allo shopping o ai luoghi del divertimento, il 9% alla vita notturna e appena il 6% alle attività sportive.\r\n \r\nL'indagine conferma dunque la forza del brand turistico Italia nel panorama europeo. 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