13 May 2026

Hnh Hospitality: capitali esterni e riorganizzazione societaria decisivi nel limitare la crisi

“Secondo le nostre stime dovremmo chiudere l’anno con un fatturato complessivo di una trentina di milioni di euro. Solo due mesi fa si trattava della nostra ipotesi di scenario peggiore. Oggi è diventata la migliore. Ma tutto sommato la nostra organizzazione regge. C’è a chi sta andando peggio”.  L’amministratore delegato di Hnh Hospitality, Luca Boccato, non nasconde le difficoltà del momento. Ma in piena bufera si intravede anche qualche piccolo spiraglio di sole: “Negli ultimissimi giorni abbiamo registrato una seppur limitata ripresa del mercato internazionale, in particolare della domanda proveniente da Austria e Germania per l’estate. Eravamo convinto che fino a settembre dall’estero non avremmo visto nulla e invece… Certo, parliamo sempre di prenotazioni con cancellazione garantita e gratuita, ma è comunque il segno che qualcosa si muove”.

Negli ultimi anni Hnh Hospitality ha intrapreso un percorso di crescita e ripensamento del modello di business, che l’ha portata a separare quasi completamente le attività di gestione alberghiera dalla proprietà degli immobili. Il suo approccio multi-label permette inoltre alla compagnia con base a Mestre di collaborare con alcuni dei più importanti brand internazionali, tra cui Best Western, Doubletree by Hilton, Indigo e Crowne Plaza (Ihg), per un totale di una quindicina di hotel situati soprattutto nel Triveneto, ma anche a Bologna e a breve a Roma (Doubletree Rome Monti). L’operatore ha chiuso l’anno fiscale 2019, per la prima volta terminato a novembre e quindi della durata di soli dieci mesi, con ricavi complessivi pari a 32,6 milioni di euro, corrispondenti a un incremento del 4,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.  Date anche le numerose aperture del 2019, ben cinque, e quelle in arrivo quest’anno, gli obiettivi per il 2020 erano piuttosto ambiziosi: superare quota 60 milioni. Poi è arrivato quello che in economia si definisce cigno nero, l’evento inaspettato, e tutto è cambiato.

La riorganizzazione operata in questi anni però è servita, e molto, a limitare i danni. A contribuire ad attutire il colpo è stata anche l’apertura a capitali esterni, con l’avvento del gestore di private equity francese Siparex, oggi detentore di una quota di poco superiore al 36% della società. “Ora è facile dire che si è trattata di una scelta vincente – riprende Boccato -. Senza i fondi, e il ripensamento della struttura aziendale che ne è seguito, adesso saremmo molto più in difficoltà. Certo, anche loro sono preoccupati. Come tutti d’altronde. Tuttavia il loro contributo rimane estremamente importante. Senza contare che li sentiamo settimanalmente per ragionare insieme sugli scenari futuri. E i benefici spesso sono anche indiretti. Mi riferisco soprattutto alle risposte positive che stiamo ricevendo dagli istituti bancari. Forse tre anni fa sarebbe stato più complesso…”

Al momento Hnh Hospitality sta affrontando la crisi con i mezzi che le istituzioni hanno messo a disposizioni di tutte le aziende. Circa il 70% dei 300 dipendenti della compagnia attivi all’inizio del lockdown beneficia del Fondo di integrazione salariale (Fis) in deroga introdotto dal decreto Cura Italia, ma la sede centrale di Mestre rimane pienamente operativa in smart working. “Ovviamente stiamo lavorando molto sulla formazione – sottolinea Boccato -. Soprattutto a Verona, dove presto riapriremo il Grand Hotel Des Arts con il nuovo brand Indigo, per cui abbiamo bisogno di aggiornare lo staff sui sistemi e gli standard Ihg”.

Salvo novità, il gruppo intende ricominciare a riattivare le proprie strutture a partire dal mese di maggio. “Prima gli alberghi business per cui esiste già una richiesta corporate – conclude Boccato -. Poi, verso fine mese – inizi di giugno, penseremo agli hotel di mare. A tal fine stiamo lavorando a un protocollo di sicurezza interno, in grado di garantire le necessarie misure di distanziamento sociale, igienizzazione e pulizia. Stiamo anche pensando a qualche forma di certificazione. Ma ce ne sono tante e per noi è importante capire quali siano quelle più accettate e considerate dai nostri mercati di riferimento”.

 

 

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