24 September 2021

Gilardi, Nh Hotels: il bonus vacanze? E’ stato impossibile attivarlo

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Le intenzioni ci sarebbero state tutte. Anche perché il momento è davvero difficile, tanto che il gruppo si aspetta di chiudere il 2020 con un calo del fatturato attorno al 60% rispetto all’anno precedente. Per cui qualsiasi aiuto sarebbe stato oltre che ben accetto. “Il problema è che per gestire il bonus vacanza agli ospiti occorreva una mezza laurea in ingegneria informatica, mentre noi avremmo dovuto assumere quindici persone al reparto amministrazione solo per curare gli aspetti fiscali dell’incentivo – racconta il director of operations Italia e New York di Nh Hotel Group, Marco Gilardi -. Alla fine quindi abbiamo deciso di rinunciarvi“.

Una scelta come si diceva affatto facile, perché se è vero che l’estate ha portato un po’ di respiro all’ospitalità italiana, è altrettanto evidente che la caratteristica stessa della domanda registrata nei mesi più cadi non ha permesso agli operatori neppure di avvicinarsi ai livelli dell’anno precedente: “Ci sono destinazioni dove il business ha funzionato – rivela sempre Gilardi -. Lì i tassi di occupazioni sono  arrivati su standard quasi normali. La questione, semmai, sono state le tariffe. Mete come le Cinque Terre, la costiera amalfitana o Taormina solitamente sono piene di ospiti da Oltreoceano. Quest’anno si sono visti soltanto italiani e qualche francese. Un turismo di prossimità che tradizionalmente ha a disposizione budget molto più ridotti rispetto a quello di lungo raggio. E anche in certe location di città, dove siamo riusciti a contenere le perdite in termini di occupazione attorno ai 20 punti percentuali, i prezzi delle camere li abbiamo dovuti abbassare del 70%-80%, mentre i costi di tutte le strutture aumentavano per le necessità legate ai rigidi protocolli sanitari”.

In tale contesto, inutile quindi parlare  di marginalità. E per una compagnia a vocazione asset-light come Nh, un’altra questione delicata è stata quella degli affitti: “Non tutti i nostri investitori e proprietari partner hanno capito fin da subito la gravità della situazione – ammette Gilardi -. Tanto che con alcuni stiamo ancora parlando, perché è chiaro che nell’attuale situazione non possiamo andare avanti a pagare la rata piena”. E anche in questo caso il sostegno delle istituzioni è stato solamente parziale: “Gli sgravi fiscali  su Imu e affitti previsti dal decreto Rilancio hanno dei tetti massimi troppo bassi per i grandi gruppi alberghieri, che gestiscono i propri bilanci con un’unica ragione sociale e partita Iva, per ovvi motivi di semplificazione burocratica. Eppure noi abbiamo cercato costantemente il dialogo. A fine aprile avevamo persino presentato un protocollo sanitario a firma Confindustria Alberghi, Federalberghi e Assohotel per favorire la ripresa delle attività in sicurezza. Ebbene, non solo il governo non è ne ha tenuto minimamente conto, ma ha assoldato una serie di “esperti” esterni al mondo dell’hotellerie per stilare un documento di suo pugno, che poi noi siamo stati costretti a emendare praticamente punto per punto, con grande dispendio di tempo ed energia”.




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