Filippi, Beachcomber: i corridoi spingono la domanda verso Mauritius
14 ottobre 2021 11:18
Non sono passati che pochi giorni dall’apertura dei corridoi verso Mauritius, che già il Gruppo Baechcomber registra segnali positivi dal mercato italiano. “Certo, siamo ancora agli inizi del percorso di ripresa – racconta la manager Italian office, Sheila Filippi – ma la risposta è buona. Già dallo scorso settembre peraltro stavamo ricevendo un numero crescente di richiese di informazioni che ora si stanno finalmente trasformando in prenotazioni”.Tutte le strutture Beachcomber sono attualmente aperte e attive. Durante i 18 mesi di stop alcune per la verità non hanno mai chiuso, funzionando per il mercato domestico o come spazi a disposizione del governo locale per la gestione delle quarantene. In tutti i resort l’attività di manutenzione è stata intensa, mentre due sono andati incontro a vere operazioni di restyling. Per lo Shandrani, in particolare, si è trattato di una ristrutturazione completa, mentre al Dinarobin sono state rinnovate camere e parti comuni.
“Il mercato italiano è partito dopo rispetto a quello di altri paesi europei come Germania, Francia o Regno Unito, che hanno cominciato a ritornare qui a Mauritius già dal 15 luglio – ammette Sheila Filippi -. Noi però abbiamo mantenuto protetti alcuni allotment di camere per la domanda tricolore, che confidiamo possa ritornare presto su livelli importanti”. L’idea è che i prossimi mesi possano essere di progressiva crescita dei flussi dalla nostra Penisola, con il biennio 2022-2023 che dovrebbe segnare il ritorno a volumi significativi degli arrivi. Per il prossimo inverno in particolare, l’obiettivo è quello di raggiungere i numeri del 2018-19, “che sono stati già molto buoni, seppure ancora un po’ al di sotto di quelli record del 2019-20 – conclude Sheila Filippi -. Prosegue inoltre la nostra partnership in esclusiva con il gruppo Alpitour, e i brand Turisanda, Francorosso e Alpitour stesso, con l’eccezione dei nostri 5 stelle che possono essere venduti anche da Naar”.
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[post_content] => Qatar Airways ha pubblicato un nuovo aggiornamento sull'operativo, che riflette "un graduale aumento dei voli da e per Doha" spiega la compagnia aerea.
L'aggiornamento, valido fino al 15 aprile 2026, prevede ulteriori frequenze verso oltre 90 destinazioni della rete globale di Qatar Airways.
Il vettore sottolinea che tutti i voli da e per Doha "continuano a operare attraverso corridoi aerei dedicati. Queste rotte sono state stabilite in stretta collaborazione con l'Autorità per l'aviazione civile del Qatar.
I passeggeri che attualmente dispongono di una prenotazione confermata su un volo verso una delle destinazioni elencate nel nuovo orario saranno contattati per ricevere le nuove informazioni di volo. Il vettore raccomanda di controllare il sito web o l'app di Qatar Airways e di assicurarsi che i dati di contatto siano corretti e aggiornati; avvisa inoltre i passeggeri di non recarsi all'aeroporto di partenza a meno che non siano in possesso di un biglietto valido e confermato per il viaggio".
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Il 29 marzo la compagnia trasferirà le operazioni dal Terminal 1 al più capiente Terminal 3 dell’Aeroporto Internazionale Ninoy Aquino a Manila (Filippine), garantendo così una maggiore connettività, check-in più rapido e collegamenti tra voli più agevoli per tutti i passeggeri internazionali.
A partire dal 31 marzo il vettore sposterà le operazioni di check-in passeggeri dal Terminal 2E al Terminal 2C dell’Aeroporto Charles de Gaulle di Parigi. Il terminal, recentemente rinnovato e situato a circa 200 metri da quello precedente, offre infrastrutture moderne e una configurazione operativa più efficiente per i vettori internazionali.
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[post_content] => Tra le destinazioni che i piemontesi da quest’anno potranno raggiungere più agevolmente c’è la Finlandia. Dal 3 maggio Finnair avvierà infatti tre frequenze dirette settimanali tra Torino ed Helsinki (domenica, mercoledì e venerdì), collegando per la prima volta la capitale finlandese al capoluogo piemontese.
Non è un caso che Easy Week al recente Tod di Torino abbia puntato sul Nord Europa, suo prodotto di punta, pur vantando una programmazione che spazia dall’America Latina a Spagna e Portogallo.
Un bacino interessante
«Il nuovo collegamento è per noi sicuramente un valore aggiunto – dichiara Gianna Forlastro, general manager del tour operator marchigiano – e ci aspettiamo numeri interessanti da un bacino di traffico che per noi ha un grande potenziale, sia in ambito nel leisure che nel comparto business. I segnali sono già positivi e non si esclude che il collegamento prosegua con un volo settimanale anche per la stagione invernale».
Il turista italiano guarda con crescente interesse all’area scandinava, anche per via dei cambiamenti climatici che spingono verso destinazioni più fresche e oggi sempre più percepite come sicure in un momento di incertezze legate alla crisi internazionale.
Il Tod si è rivelato un banco di prova interessante per Easy Week. «Abbiamo partecipato ai workshop di Roma e ora di Torino – ha aggiunto la manager – e ho verificato che gli agenti di viaggio incontrati finora sono molto interessati alle nostre destinazioni. Pensiamo sia una formula agile e congeniale alle nostre esigenze».
(Federica De Luca)
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Cancellazione gratuita
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[post_content] => Al via una nuova stagione dedicata ai giovani di Palazzo Foundation, la fondazione nata dall’impegno del broker assicurativo Lockton P.L. Ferrari per la tutela e la valorizzazione di Villa Pallavicino delle Peschiere, una delle più importanti dimore rinascimentali di Genova.
Il primo appuntamento è sabato 21 marzo, dalle 10.00 alle 12.15, con visite guidate in due turni condotte da un divulgatore culturale. Durante il percorso si potranno ammirare gli affreschi manieristi di Giovanni Battista Castello e Luca Cambiaso, oltre ai giardini con Ninfeo e grotta decorata a mosaici. La villa, di grande prestigio, fu apprezzata anche da Peter Paul Rubens e Charles Dickens, segno della sua fama europea.
Tra le iniziative per i giovani anche workshop per diventare divulgatore culturale. L’impegno a favore dei giovani di Palazzo Foundation viene declinato anche sul fronte dell’orientamento professionale. Il 21 marzo pomeriggio, gli spazi della villa ospiteranno invece un workshop dedicato alla divulgazione culturale, rivolto agli studenti del Liceo D’Oria e organizzato insieme a Open Aps.
In particolare l’incontro sarà tenuto da Marianna Pisanu, progettista e coordinatrice del Corso di Alta Formazione della Scuola Ianua dell’Università di Genova d:cult, e accompagnerà gli studenti alla scoperta di un profilo professionale emergente, sempre più centrale nella valorizzazione del patrimonio culturale: quello del divulgatore scientifico e culturale.
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[post_content] => Nel panorama dell’aviazione civile internazionale, Emirates rappresenta da anni uno dei modelli più riusciti di globalizzazione applicata al trasporto aereo. La sua crescita si è fondata su un’idea tanto semplice quanto potente: sfruttare la posizione strategica di Dubai per collegare continenti diversi attraverso un unico grande hub. Tuttavia, quando il contesto geopolitico si deteriora e il Medio Oriente diventa teatro di tensioni o conflitti, questo stesso modello, che in tempi di pace garantisce efficienza e profitto, si trasforma in un potenziale punto di vulnerabilità.
La guerra incide innanzitutto su un elemento essenziale per qualsiasi compagnia aerea: lo spazio aereo. Rotte consolidate, pianificate per ottimizzare tempi e consumi, devono essere improvvisamente modificate o abbandonate. Le deviazioni imposte dalla necessità di evitare aree a rischio comportano voli più lunghi, maggior consumo di carburante e un conseguente aumento dei costi operativi. In un settore dove i margini sono spesso sottili, anche per compagnie altamente redditizie, questo tipo di pressione può avere effetti significativi. Emirates, pur partendo da una posizione di grande solidità finanziaria, non è immune a queste dinamiche.
Dubai
A ciò si aggiunge un secondo fattore, più immediato e forse ancora più critico: la centralità di Dubai. L’aeroporto della città non è semplicemente uno dei tanti scali serviti dalla compagnia, ma il fulcro dell’intero sistema operativo. Quando la stabilità della regione viene meno, anche solo a livello percepito, l’hub perde parte della sua affidabilità. Ritardi, cancellazioni e deviazioni diventano più frequenti, e l’effetto domino si propaga su tutta la rete globale. In questo senso, la forza del modello Emirates — la concentrazione delle operazioni in un unico punto — si rivela anche il suo limite principale in situazioni di crisi.
Non va poi trascurato l’impatto psicologico ed economico sulla domanda. In tempi di guerra, una parte dei passeggeri tende a rimandare o cancellare i viaggi, soprattutto se questi prevedono transiti in aree percepite come instabili. Anche il traffico business, che rappresenta una componente fondamentale dei ricavi per una compagnia come Emirates, può subire contrazioni. Parallelamente, aumentano i costi assicurativi e quelli legati alla sicurezza, mentre il prezzo del carburante, spesso influenzato proprio dalle tensioni geopolitiche, può subire impennate. Il risultato è una combinazione sfavorevole: meno ricavi e più spese.
Operare in condizioni meno favorevoli
Eppure, sarebbe riduttivo interpretare la situazione esclusivamente in termini di crisi. Proprio in contesti di forte instabilità emergono le differenze tra le compagnie più fragili e quelle strutturalmente solide. Emirates dispone di risorse finanziarie considerevoli, accumulate negli anni di crescita, e di una capacità organizzativa che le consente di adattarsi rapidamente. La rimodulazione delle rotte, l’utilizzo di corridoi aerei alternativi e la gestione flessibile della flotta sono strumenti che permettono alla compagnia di continuare a operare, seppur in condizioni meno favorevoli. In questo senso, la guerra non interrompe l’attività di Emirates, ma ne modifica profondamente le modalità.
Il caso di Emirates evidenzia, più in generale, quanto il settore dell’aviazione sia intrinsecamente legato agli equilibri geopolitici. A differenza di altri comparti economici, il trasporto aereo dipende in modo diretto dalla stabilità delle relazioni internazionali e dalla sicurezza degli spazi attraversati. Quando questi presupposti vengono meno, anche le realtà più efficienti sono costrette a ripensare le proprie strategie.
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[post_content] => Dopo la guerra - e più recentemente con il riaccendersi di tensioni nella stessa area - il sistema globale dei trasporti, in particolare quello aereo, ha subito trasformazioni profonde. Una delle conseguenze più evidenti è stata il cambiamento di numerosi voli verso rotte e destinazioni alternative, ridisegnando di fatto la geografia dei collegamenti internazionali.
Tradizionalmente, il Medio Oriente rappresentava un corridoio fondamentale per i voli tra Europa e Asia. Hub come Dubai, Doha e Abu Dhabi fungevano da snodi centrali per milioni di passeggeri. Tuttavia, con la chiusura o la limitazione dello spazio aereo in paesi come Iran, Iraq e Israele, molte compagnie aeree hanno dovuto ripensare completamente i propri itinerari.
Nuove rotte principali
Le deviazioni — o meglio, i cambiamenti — si sono concentrate su due grandi direttrici alternative: Rotta settentrionale: molti voli tra Europa e Asia vengono oggi instradati sopra regioni come il Kazakistan, Azerbaigian e la Georgia, trasformate in corridoi aerei strategici.
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Destinazioni alternative e nuovi hub
Oltre alle rotte, sono cambiate anche le destinazioni dove i viaggi si concentrano: Sud-est asiatico: città come Bali, Tokyo e Ho Chi Minh City hanno visto un aumento delle prenotazioni. Asia meridionale: aeroporti in India, come Delhi e Mumbai, sono diventati importanti punti di transito alternativi. Africa e Mediterraneo: città come Il Cairo e Nairobi vengono utilizzate sempre più spesso come scali intermedi.Europa orientale e Caucaso: regioni prima marginali nel traffico globale stanno acquisendo importanza come corridoi sicuri.
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Chi evita zone di tensione in Medio Oriente spesso resta nel bacino mediterraneo:
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Effetti sul sistema globale
Questi cambiamenti non sono solo temporanei. La riduzione del traffico nei grandi hub del Golfo ha spinto le compagnie aeree a sviluppare nuove strategie di collegamento, tra cui: voli diretti più lunghi senza scali intermedi; maggiore utilizzo di hub in Asia e in Europa; crescita di aeroporti “secondari” trasformati in snodi internazionali.
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Conclusione
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[post_content] => Un settore che in Italia è stato «dormiente per decine di anni, ma che nell’epoca post pandemia, anche a causa delle profonde trasformazioni sociali in atto, è ripartito e vive oggi un boom unico nella storia di questa industria». A introdurre l’analisi delle principali novità che interessano il mondo alberghiero è David Pambianco, ceo di Pambianco, che nel corso della quarta edizione del summit dedicato all’hotellerie ha annunciato una nuova edizione del convegno, che si svolgerà a novembre a Roma.
I dati
L’analisi del comparto parte dai dati della ricerca di Bip presentati dalla global head of strategy Simona Dossena. «Innanzitutto, i pernottamenti in Europa nel corso del 2025, pari a 3,1 miliardi, hanno raggiunto un valore record che conferma il pieno recupero post Covid. In questo quadro, non è un mistero che l’extralberghiero abbia compiuto un balzo in avanti, con le strutture di questa tipologia che superano un terzo della domanda europea (37,5%) spingendo i player tradizionali verso format ibridi e più flessibili». In generale, la crescita alberghiera in Europa è guidata dall’area mediterranea e a fine 2025 si contavano 16.000 strutture in pipeline.
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L’Italia non fa eccezione, con una più marcata dinamica di crescita dell’extralberghiero, di circa otto volte superiore a quella del comparto alberghiero. In totale, il mercato ricettivo italiano ha superato il pre pandemia con 476 milioni di notti, il 61% delle quali ascrivibili al settore alberghiero.
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La quotazione in Borsa si avvicina e la conferma viene dallo stesso presidente e a.d. di Alpitour World, Gabriele Burgio, che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera sottolinea come, dopo l’aumento della partecipazione nel capitale di Alpitour messo a segno da Tip, la Borsa sia diventata «uno sviluppo naturale. Stiamo ragionando e stiamo studiando: quando arriveremo a 200 milioni di Ebitda avremo la dimensione giusta».
Malgrado la delicata situazione geopolitica, i tempi sono maturi: la corsa verso Piazza Affari è stata accelerata dai brillanti risultati conseguiti negli anni, culminati nell’ultimo bilancio, quello relativo all’anno finanziario 2024-25, che ha portato nelle casse del gruppo ricavi per quasi 2,3 miliardi di euro, in crescita del 9,8% sull’anno precedente e un utile pari a 75,4 milioni, in aumento del 41%.
«Per il futuro, potremmo replicare il nostro modello in altri Paesi oppure rafforzare la nostra presenza in Italia. Personalmente, propenderei per la seconda ipotesi, in modo da consolidare il nostro ruolo di interlocutore per gli italiani che vogliono viaggiare all’estero e per gli stranieri che vogliono venire in Italia”, che attualmente procurano quasi il 20% del fatturato totale.
Cambiamento strutturale
Il manager evidenzia poi un cambiamento strutturale che sta interessando il turismo: «Oggi i viaggi non sono più un consumo discrezionale, ma quasi essenziale» ha spiegato Burgio. Si tratta di un trend emergente, che Alpitour World soddisfa con una potenza di 27 hotel e 18 aerei, che procura in un anno qualcosa come 3,3 milioni di turisti-clienti.
«Abbiamo più di 1.000 clienti che fanno oltre otto viaggi all’anno con noi e oltre 3.000 che ne fanno più di cinque» spiega Burgio. Un flusso che né inflazione, né guerre, né aumento dei prezzi riusciranno a bloccare. “Fino a prima della guerra le previsioni sul 2026 erano rosee ed eravamo ampiamente sopra le attese per l’anno”. E anche in uno scenario complesso come quello attuale, la capacità di offrire tante soluzioni in aree del mondo differenti, potendo contare su una compagnia aerea di proprietà e su un gruppo alberghiero, può fare la differenza. “L’Egitto sta crescendo moltissimo, così come l’Italia, con gli hotel che stanno registrando prenotazioni in aumento del 27%. Per contro, l’interesse sugli Stati Uniti è un po’ calato e Cuba è praticamente chiusa”.
Sulla situazione attuale, Burgio prende tempo: la stagione forte nelle località interessate dal conflitto «era ormai agli sgoccioli perchè sta arrivando il caldo. Ovviamente, i conflitti generano paura e, quindi, spingono a rinviare la prenotazione delle vacanze». Il fatto però di proporre tante destinazioni diverse «ci rende meno esposti agli choc geopolitici: lo dimostra il fatto che in questi anni di permacrisi i nostri risultati sono sempre cresciuti».
Infine, sul futuro andamento dei prezzi, «per il momento non vedo inflazione sul turismo, anche se bisognerà vedere quali saranno gli effetti della fiammata di petrolio e gas».
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