25 August 2026

Deloitte e la sfida italiana: come riposizionare gli hotel sul segmento lusso

Angela D’Amico

Angela D’Amico, partner e real estate sector leader di Deloitte, ha introdotto e moderato il forum “Luxury Hospitality Reloaded: Repositioning and Balancing Sustainability” di Deloitte: «Ci siamo chiesti se il mercato italiano abbia le potenzialità per vincere le sfide del futuro, diventando sempre più presente nel segmento luxury – ha affermato -. Una fotografia del settore alberghiero a livello europeo dice che l’Italia è il mercato più grande, sia in termini di fatturato che in termini di numero di strutture alberghiere luxury (771) con 32.943 camere. È però interessante il fatto che, pur essendo leader nell’ospitalità di lusso, la fascia dedicata agli hotel 5 stelle in Italia rappresenti soltanto il 2%. Per capire come riposizionare il nostro mercato sul segmento di fascia alta il nostro osservatorio ha realizzato un’indagine rivolgendosi a oltre 900 tra operatori e investitori – prosegue D’Amico -. Il lusso è diversificato nelle categorie Entry Level, Premium e Top Luxury: il posizionamento attuale e nei prossimi tre anni degli attori del mercato alberghiero internazionale prevede una crescita in particolare dell’Entry Level (13%) e del Top Luxury (28%)».

Le caratteristiche del lusso

L’indagine ha anche valutato quali siano le dimensioni minime per una struttura di lusso. «Gli operatori preferiscono strutture di 31/50 camere, mentre chi investe si sposta tra le 51 e le 70, anche per ammortizzare i costi. Il principale fattore di selezione di un’opportunità nella Luxury Hospitality è la location, mentre alla domanda “qual è il paese più attrattivo in Europa dove investire nel segmento Luxury?” sei interpellati su dieci hanno indicato l’Italia (59%), con un sensibile distacco rispetto agli altri paesi, tra cui Grecia (11%), Portogallo (10%) e Spagna (9%). Le destinazioni più attrattive per investimenti luxury sono le principali città – Roma, Milano, Firenze e Venezia – ma è interessante vedere che, dopo le mete balneari, lacustri e montane, oggi attraggono gli investitori anche le città secondarie. Riguardo ai limiti allo sviluppo nel segmento Luxury in Italia la maggior parte degli investitori e operatori ha segnalato la mancanza di asset in linea con la propria strategia di sviluppo e investimento».

Il primo fattore che influenza la scelta di investire nel riposizionamento è la crescita della domanda nel segmento luxury, con un aumento della ricchezza privata – nonostante la complessità geopolitica – che sta guidando la domanda di viaggi dei consumatori alto spendenti. Si segnala inoltre il rendimento più elevato nel segmento luxury, dove gli italiani hanno posizione di leadership anche in termini di marginalità, con un gop medio del 40%, ovvero “molto attrattivo” a livello europeo. «Le strutture oggetto di una strategia di riposizionamento sono gli hotel esistenti, quindi gli edifici storici, poi gli uffici e le residenze convertiti. Secondo gli interpellati i fattori strategici da considerare in una strategia di riposizionamento sono la dimensione delle camere – sacrificandone fino al 25% del numero totale -, il segmento food & beverage – anch’esso considerato oggi un importante motore di profitto e dove investirà il 70% degli intervistati, utilizzando fino al 24% della spesa prevista – e l’incremento dei servizi. Il forum “Luxury Hospitality Reloaded” di Deloitte lancia quindi la sfida per comprendere se il patrimonio di quasi 33mila hotel in Italia possa riposizionarsi in maniera strutturata nelle fasce superiori».
(Chiara Ambrosioni)

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