13 May 2026

Cuba: il modello economico degli hotel supporta il turismo

Il "Nacional" affacciato sul Malecon de La Habana, simbolo dell'hotelerie cubana

Il “Nacional” affacciato sul Malecon de La Habana, simbolo dell’hotelerie cubana

L’economia cubana, da oltre 50 anni vessata dal blocco americano è dura a piegarsi, anzi per nulla disposta. Alla fine il turismo è fra le voci di bilancio più importanti del Paese, con un previsione di 3.8 milioni di arrivi per la fine del 2016. Ed è proprio in questo segmento che si concentrano i maggiori investimenti esteri sulla Isla Grande. I contratti di gestione e commercializzazione alberghiera sono una delle voci più importanti del settore turistico: infatti esistono ben oltre 70 contratti con 17 catene alberghiere internazionali che consentono a queste ultime di gestire a Cuba 83 strutture alberghiere la quasi totalità delle quali a quattro e cinque stelle, che offrono un inventario di 39 400 camere, secondo quanto diffuso dal Ministero del Turismo alla data dello scorso marzo. Esistono anche 13 imprese “miste” delle quali 11 spagnole (la Spagna, ricordiamo è stata la maggiore partner turistica di Cuba nella storia recente) e ne rappresentano il 65% gestendo oltre il 70% degli hotel che operano in modalità “mista”. Meliá guida il manipolo iberico con 28 hotel nel proprio portafoglio, che consta di 13mila 500 camere. Blue Diamond, brand alberghiero della canadese Sunwing Travel Group, si posiziona in seconda piazza, con 15 hotel e 8mila 470 camere. Il resto degli investitoti a capitale misto proviene da Francia, Portogallo, Jamaica e Usa. L’entrata della Starwood, a partire dalla firma del primo accordo bilaterale dal 1959, è senza dubbio la maggiore novità. La compagnia gestirà lo storico hotel Inglaterra, di proprietà Gran Caribe, membro della Luxury Collection e del Quinta Avenida Habana, (proprietà immobiliare del gruppo Gaviota), così come del Four Point By Sheraton. Nei principali poli turistici cubani, il 39% degli hotel gestiti da compagnie straniere si trova a Varadero, nella provincia di Matanzas. Seguono i Jardines del Rey, Cayo Coco e Cayo Guillermo e Ciego de Ávila, co il 14 %. Poi i Cayos di Villa Clara e La Habana, con il 13% ciascuna. Distanziati sono la costa nord di Holguín, Cayo Largo del Sur, la spiaggia di Jibacoa (Mayabeque) e le città di Trinidad e Santiago de Cuba nel centro e oriente cubano. L’84% di questi hotel è di chiara impronta “sol y playa”,  il 16% in città per business ed eventi, culturale e storico. Sono in divenire un centinaio di nuovi progetti che riguardano l’hotelerie cubana.

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Particolare attenzione è dedicata allo sviluppo del traffico cargo, oggi concentrato soprattutto su Milano Malpensa, con l’obiettivo di estenderlo anche agli aeroporti di Brescia, Grottaglie, Roma e Bologna.\r\n\r\nModello Puglia\r\nFondamentale, quindi, il riconoscimento del percorso intrapreso dalla Puglia, dove gli scali regionali - Bari, scalo di rilevanza internazionale, Brindisi, Foggia e Taranto-Grottaglie - hanno adottato da anni, primi in Italia, un modello di gestione sinergica. \r\n«Il fatto che il modello Puglia, prima e unica rete aeroportuale italiana, venga assunto come riferimento per l’evoluzione della rete nazionale in 13 sistemi integrati aeroportuali è motivo di orgoglio, perché certifica la validità della scelta compiuta anni fa - ha commentato il presidente di Aeroporti di Puglia, Antonio Maria Vasile -: mettere in rete gli aeroporti pugliesi secondo logiche di cooperazione, sviluppo della sostenibilità, intermodalità, digitalizzazione e innovazione, superando definitivamente una visione frammentata degli scali. 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