Sgoccioli
12 novembre 2012 10:20
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La quotazione in Borsa si avvicina e la conferma viene dallo stesso presidente e a.d. di Alpitour World, Gabriele Burgio, che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera sottolinea come, dopo l’aumento della partecipazione nel capitale di Alpitour messo a segno da Tip, la Borsa sia diventata «uno sviluppo naturale. Stiamo ragionando e stiamo studiando: quando arriveremo a 200 milioni di Ebitda avremo la dimensione giusta».
Malgrado la delicata situazione geopolitica, i tempi sono maturi: la corsa verso Piazza Affari è stata accelerata dai brillanti risultati conseguiti negli anni, culminati nell’ultimo bilancio, quello relativo all’anno finanziario 2024-25, che ha portato nelle casse del gruppo ricavi per quasi 2,3 miliardi di euro, in crescita del 9,8% sull’anno precedente e un utile pari a 75,4 milioni, in aumento del 41%.
«Per il futuro, potremmo replicare il nostro modello in altri Paesi oppure rafforzare la nostra presenza in Italia. Personalmente, propenderei per la seconda ipotesi, in modo da consolidare il nostro ruolo di interlocutore per gli italiani che vogliono viaggiare all’estero e per gli stranieri che vogliono venire in Italia”, che attualmente procurano quasi il 20% del fatturato totale.
Cambiamento strutturale
Il manager evidenzia poi un cambiamento strutturale che sta interessando il turismo: «Oggi i viaggi non sono più un consumo discrezionale, ma quasi essenziale» ha spiegato Burgio. Si tratta di un trend emergente, che Alpitour World soddisfa con una potenza di 27 hotel e 18 aerei, che procura in un anno qualcosa come 3,3 milioni di turisti-clienti.
«Abbiamo più di 1.000 clienti che fanno oltre otto viaggi all’anno con noi e oltre 3.000 che ne fanno più di cinque» spiega Burgio. Un flusso che né inflazione, né guerre, né aumento dei prezzi riusciranno a bloccare. “Fino a prima della guerra le previsioni sul 2026 erano rosee ed eravamo ampiamente sopra le attese per l’anno”. E anche in uno scenario complesso come quello attuale, la capacità di offrire tante soluzioni in aree del mondo differenti, potendo contare su una compagnia aerea di proprietà e su un gruppo alberghiero, può fare la differenza. “L’Egitto sta crescendo moltissimo, così come l’Italia, con gli hotel che stanno registrando prenotazioni in aumento del 27%. Per contro, l’interesse sugli Stati Uniti è un po’ calato e Cuba è praticamente chiusa”.
Sulla situazione attuale, Burgio prende tempo: la stagione forte nelle località interessate dal conflitto «era ormai agli sgoccioli perchè sta arrivando il caldo. Ovviamente, i conflitti generano paura e, quindi, spingono a rinviare la prenotazione delle vacanze». Il fatto però di proporre tante destinazioni diverse «ci rende meno esposti agli choc geopolitici: lo dimostra il fatto che in questi anni di permacrisi i nostri risultati sono sempre cresciuti».
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In dettaglio, quasi tutti i calendari regionali fanno cominciare la vacanze natalizie dal 23 dicembre (un giorno dopo solo in Emilia-Romagna, Toscana e la provincia di Bolzano), ma in base all'autonomia scolastica spetta ai dirigenti modulare il calendario e poiché quest'anno il 23 è un martedì, moltissimi istituti hanno deciso di tenere chiuso già dal lunedì (anche per risparmiare sul riscaldamento), con inizio delle vacanze già da sabato 20 dicembre e ritorno in classe mercoledì 7 gennaio.
Nessun ponte invece per Ognissanti, che cade di sabato. Buono invece il ponte dell'Immacolata il lunedì, anche se per i milanesi quest'anno Sant'Ambrogio è di domenica. Le vacanze pasquali cominciano invece quasi ovunque giovedì 2 e durano fino a martedì 7 compreso (fino all'8 a Trento).
Nel 2026 il 25 aprile cadrà di sabato; buono il ponte del Primo maggio che cade di venerdì e anche quello del 2 giugno che cade di martedì. Niente a che vedere comunque con il calendario estremamente favorevole del 2025. Infine, la chiusura delle scuole oscillerà fra il 6 e l'11 giugno, lasciando spazio alle speranze nutrite da chi programma il mare Italia.
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Il vero problema, oltre il fatto che si lavora quasi sempre in last minute, è che mentre il costo della vita si è impennato, come del resto i pacchetti, i biglietti i voucher, gli introiti mensili dei cittadini e quindi dei turisti potenziali, sono rimasti sempre gli stessi. Ora come è possibile pagare il 20, il 30% in più per un viaggio, se lo stipendio della famiglia è uguale da anni?
Naturalmente questo è un problema economico serio che dovrebbe interessare le istituzioni italiane (e anche europee), e invece sembra che tutto vada bene così. Che le cose stiano procedendo per il verso giusto. Evidentemente le istituzioni non riescono a capire la difficoltà delle persone. A Milano ormai è in voga un detto: "A fine mese conto gli spiccioli".
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Ma va bene lo stesso. Il ministro del turismo ha come obiettivo che l'Italia sia la prima in Europa come numero di presenze. La cosa, francamente mi lascia del tutto indifferente, perché in questo calderone le presenze le famiglie italiane compaiono sempre di meno.
Famiglie italiane
Il potere d'acquisto delle famiglie italiane è fermo a 17 anni fa, mentre tutto ciò che circonda gli italiani, dalle case alla pasta, dall'abbigliamento al pane è aumentato a dismisura. Questo è il vero punto. Far ritornare le famiglie italiane in massa a fare vacanze. Ma a guardare bene, questo aspetto la politica non lo prende in considerazione. Anzi si tenta di far passare questa epoca come un'epoca d'oro per il nostro Paese. Più lavoro, più reddito, più tutto. Be' vi svelo una grande verità: non è vero.
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Poi naturalmente il presidente snocciola le grandi iniziative: il primo piano strategico del turismo scritto con le categorie; un rinnovato impegno per ridare dignità a chi lavora nel settore. Inoltre la difesa della «specificità tutta italiana delle guide turistiche»; una forte azione contro l'illegalità dell'ospitalità extralberghiera. Utilizzo dei fondi del Pnrr per riqualificare l'offerta turistica. In fine il colpo da maestro: «Abbiamo puntato sulla destagionalizzazione». Cosa per altro a cui non aveva pensato nessuno in questi lunghi anni di marketing turistico.
Direttiva
Ma va bene. Mi va bene che il presidente Meloni elenchi delle iniziative del suo governo che, in parte sono anche lodevoli. Solo che almeno alcune, sono ancora portate a termine. Penso alle guide, all'ospitalità extralberghiera, e altre.
Il punto vero che non riesco a capire è questo: perché il presidente Meloni non ha fatto nessun accenno alla Direttiva pacchetti che rischia di eliminare l'intero turismo organizzato? Sarebbe questo invece il momento di dare rassicurazioni, di far vedere che il governo è a fianco degli operatori del settore.
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