25 August 2026

Otto stati firmano la proposta Iata sulla liberalizzazione dei cieli

Unione europea, Stati Uniti e altri sei Paesi (Cile, Malesia, Panama, Singapore, Svizzera ed Emirati Arabi Uniti) hanno siglato lunedì scorso in Canada l’Agenda for Freedom, un accordo che potrebbe facilitare le fusioni e il consolidamento tra compagnie aeree, dopo quelli annunciati tra Iberia e British Airways la scorsa settimana. «Questa intesa non cambierà il mondo – ha dichiarato il presidente di Iata, Giovanni Bisignani – ma dà un forte segnale sulla necessità di liberalizzazioni per il futuro del settore». Attualmente la maggior parte dei governi mantengono una legislazione vecchia di 65 anni che si basa per lo più su accordi bilaterali ed ostacola le fusioni con compagnie straniere. Le uniche eccezioni riguardano il mercato unico europeo, con l’ultimo esempio costituito da British Airways e Iberia. Bisignani, dopo aver rilevato che Iata conta tra i suoi membri 230 compagnie aeree ma che nel mondo ne esistono un migliaio, ha commentato: «Le regole attuali non ci permettono fusioni, che invece sarebbero essenziali per un’industria in profonda crisi, con troppi player e perdite che nelle previsioni 2009 ammontano a 11 miliardi di dollari». Uno studio Iata condotto in 12 mercati emergenti, tra cui alcuni dei Paesi firmatari dell’accordo di lunedì, indica che la liberalizzazione dell’accesso ai mercati e delle regole di proprietà creerebbe oltre due milioni di posti di lavoro e farebbe diminuire le tariffe fino al 38%. Bisignani, che ha promosso l’Agenda for Freedom fin da un anno fa, prevede che a breve altri paesi firmeranno l’accordo: tra questi Australia, India, Marocco e Nuova Zelanda.

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