24 September 2026

Boom di new entry VRetreats. Burgio: portiamo il dna del to nell’hotellerie

Gabriele Burgio

Decisa accelerata nello sviluppo di VRetreats, che annuncia l’arrivo di cinque new entry pressoché in contemporanea a Firenze, Siracusa (Ortigia), Lecce, Olbia e Cervinia, con altri tre in previsione entro la fine dell’anno. Fondato nel 2021, il brand lusso dell’hotellerie griffato Alpitour fa un importante salto in avanti nei suoi progetti di espansione, passando da quattro a nove strutture in poche settimane, per un totale di 570 camere. Il tutto grazie a un investimento di più di 24 milioni di euro. “E l’idea è quella di crescere ancora, con tre nuovi arrivi in previsione entro la fine dell’anno (Milano, Puglia, la zona dei laghi e la costiera amalfitana tra le aree di maggiore interesse; strutture sotto le 100 camere gli obiettivi, ndr)”, racconta il presidente e amministratore delegato di Alpitour World, Gabriele Burgio, in occasione della presentazione ufficiale della new entry fiorentina Tornabuoni: di proprietà di Hines e precedentemente a gestione Ag Hotels, la struttura si fregia pure del soft brand The Unbound Collection (gruppo Hyatt), destinato a rimanere anche con l’insegna VRetreats. “D’altronde non possiamo ignorare la forza dei programmi fedeltà dei grandi gruppi e network alberghieri internazionali, come dimostrano anche le affiliazioni di una delle nostre due proprietà di Tormina ai Leading Hotels of the World e di quella di Venezia a Small Luxury Hotels of the World”.

In un contesto in cui il segmento del lusso gode di ottima salute, come testimoniano tutti i numeri del 2022 praticamente in ogni angolo d’Italia, pure il brand lusso di Alpitour snocciola performance di tutto rispetto: “L’anno scorso abbiamo chiuso a quota 33 milioni di fatturato – aggiunge Burgio -. Grazie anche ai nuovi arrivi, per il 2023 miriamo a superare i 57 milioni, con margini operativi lordi per oltre 20 milioni“. Il marchio, che presto potrebbe chiamarsi VR, “per questioni di semplicità”, ha una netta vocazione internazionale, tanto che l’80%-85% degli ospiti proviene da oltre confine. Ma soprattutto l’idea del gruppo è quella di sfruttare appieno le sinergie con le altre realtà della compagnia, a partire dalla linea aerea Neos e dalle attività di tour operating: “Il modo classico di fare hotellerie è ormai qualcosa che appartiene al passato“, è la convinzione di Burgio. Oggi occorre un approccio nuovo al business dell’ospitalità. “E noi ci stiamo provando, portando il dna del tour operator all’interno della nostra divisione hospitality, in modo non solo da ottimizzare i conti economici ma anche le informazioni degli ospiti lato crm”.

D’altronde l’a.d. e presidente del gruppo l’aveva già ribadito in altre occasioni: l’attività legata all’ospitalità serve a dare solidità al gruppo, proprio perché in grado di garantire marginalità nettamente più elevate rispetto a quelle delle altre divisioni della compagnia, in particolare di quella del tour operating che normalmente si attesta poco sopra al 2%. Certo, le sfide non mancano. A partire dal personale, “ma questo è un problema che accomuna l’intero settore, in tutto il globo”, per arrivare sino all’aumento dei tassi di interesse: “In effetti, prima del recente picco d’inflazione lo yield medio atteso dagli investitori partner in Italia si aggirava attorno al 5% – 5,5%, con qualche fisiologica oscillazione in alto e in basso a seconda della destinazione e dello stato dell’immobile – conclude ancora Burgio -. Oggi le richieste sono aumentate, perché l’aumento dei tassi d’interesse ha delle ovvie ripercussioni su operazioni immobiliari che mediamente si portano avanti con un 30%-40% di equity. Allo stesso tempo, però, va detto che nel segmento lusso le tariffe sono quasi raddoppiate rispetto all’epoca pre-Covid. Con questo non voglio dire che le vendite stiano compensando del tutto gli aumenti dei livelli di yield attesi, però stiamo sicuramente vivendo una fase di assestamento interessante. Senza dimenticare che forse nel prossimo futuro potranno nascere nuove opportunità, se chi magari si è esposto con leve di finanziamento dell’80% dovesse finire in default”.

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