27 March 2026

B&B Hotels sbarca in America. A Valerio Duchini la guida degli uffici Usa

Valerio Duchini e la nuova a.d. e presidente B&B Italia, Ungheria e Slovenia, Liliana Comitini

Sfruttare il gap di un mercato per l’85% circa dominato da hotel operati con contratti di management o franchising. B&B Hotels sbarca negli Stati Uniti con obiettivi ambiziosi, puntando a superare quota 400 proprietà entro il 2033, per un investimento previsto di 4 miliardi di dollari: “Siamo consapevoli delle barriere d’entrata di un Paese vasto come un continente, dove sono presenti da tempo molti dei più grandi gruppi dell’hotellerie internazionale – racconta il neo ceo e presidente di B&B Hotels Us, Valerio Duchini -. Ma crediamo anche nel nostro modello di business incentrato su una strategia di sviluppo estremamente flessibile, che ci permette di espanderci in molte modalità differenti: dai progetti greenfield alle conversioni di edifici adibiti alle più varie funzioni, fino al rebranding di hotel già operativi. E questo sia in destinazioni primarie, sia in quelle secondarie, in centro città o in periferia. A noi basta che esistano potenzialità di business sostenibili. Possiamo aprire ovunque”.

Non solo: stando sempre a Duchini, la gestione diretta delle strutture garantita dal modello B&B Hotels (tipicamente per acquisizione o tramite affitti di vent’anni rinnovabili cinque più cinque) garantirebbe livelli di qualità superiori rispetto al modello franchising o management. Anche solo perché la potenza di fuoco di un gruppo internazionale è incomparabilmente più elevata rispetto a quella di qualsiasi piccolo o medio proprietario alberghiero, quando si tratta di rinnovare gli asset immobiliari per farli rimanere al passo con le evoluzioni della domanda.

Il posizionamento dell’offerta B&B negli Usa si situerà prevalentemente tra i segmenti midscale e upper midscale (revpar medio negli Usa: 53 e 70 dollari risp. Fonte: B&B), senza disdegnare qualche puntata a livello economy (revpar 40 dollari). Al momento sarebbe stata già firmata una struttura a Orlando, con altri 20 alberghi già in pipeline in Florida. L’altro Stato su cui si concentreranno inizialmente le attenzioni del gruppo è il Texas: “Si tratta di territori in cui il pil locale è cresciuto a ritmi superiori alla media nazionale, ma ovviamente i nostri piani di medio – lungo periodo riguardano tutto il Nord America, Canada incluso. E non escludiamo neppure operazioni di merger & acquisition”, rivela sempre Duchini.

Molte delle operazioni riguarderanno peraltro rebranding di strutture già esistenti. L’idea è quella di raggiungere quota 50-70 alberghi entro tre anni, “ma l’unico limite è il cielo”, sottolinea Duchini. A livello di fatturati, conclude quindi l’a.d. Usa, “se in Italia il giro d’affari annuo medio di un nostro hotel si aggira sul milione di euro, negli Stati Uniti si parla di 2 anche 2,5 milioni di dollari. Il calcolo dei nostri obiettivi minimi nel triennio è perciò presto fatto (oltre i 100 milioni di dollari, ndr)”.

La società americana del gruppo è già stata creata lo scorso settembre. A livello di team executive, l’office manager è Elaine Power, mentre Robert Hazard è il senior vice president development & asset manager.

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