14 gennaio 2021 12:21

Foto di Dimitri Destugues
Un drastico calo di personale, si parla di 189 esuberi, e la cessazione dell’attività di tour operating Gl Voyages. E’ il piano lacrime e sangue che il management delle Galeries Lafayette ha recentemente presentato ai sindacati e ai rappresentanti del personale per uscire dalle secche di una crisi che nel solo 2020 ha visto il gruppo transalpino perdere qualcosa come 1,7 miliardi di euro di fatturato.
Stando a fonti di stampa francese, gli esuberi riguarderebbero non solo il tour operator Gl Voyages, ma anche la sede centrale della compagnia e la società di servizi finanziari Ggl Services. Secondo un portavoce del personale del gruppo, Galeries Lafayette, i dipendenti starebbero peraltro pagando “scelte strategiche che non comprendiamo”, tra cui l’apertura, a marzo 2019, di “uno store che non è mai decollato”. Preoccupazione c’è anche tra i dipendenti dell’indirizzo simbolo delle Galeries Lafayette, in boulevard Haussmann a Parigi, che sono già in cassa integrazione parziale, al contrario di quanto avviene negli altri magazzini del gruppo.
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Oggi sono 1.300 i cantieri attivi ogni giorno sulla rete ferroviaria, e il livello degli investimenti è il più alto mai registrato, grazie all’operatività del Pnrr e all’accelerazione impressa ai programmi di potenziamento e manutenzione della rete.
Il piano di investimenti ha fatto registrare ricadute significative sull’economia nazionale e sui livelli occupazionali: gli interventi effettuati nel 2025 hanno generato un indotto di 20,5 miliardi di euro sul valore della produzione e di 8,6 miliardi di euro sul Pil, con 112mila occupati nelle filiere coinvolte. In questo scenario si inseriscono anche i 25 miliardi di euro di fondi Pnrr assegnati al Gruppo Fs, di cui 18 già investiti fino a febbraio 2026.
Il calendario dei prossimi mesi è fitto di interventi importanti: la strategia scelta è quella delle chiusure più lunghe e concentrate nei periodi di minor traffico, soprattutto in estate, per comprimere i tempi dei lavori. Tradotto per chi viaggia: meno treni, deviazioni e percorrenze più lente.
Sulla linea AV Milano-Venezia, dal 2 al 16 agosto, scatterà uno stop di 15 giorni tra Verona e Vicenza per i lavori dell’attraversamento di Vicenza e della stazione di Montebello. Sulla Milano-Bologna, dal 10 al 17 agosto, la circolazione tra Piacenza Est e Melegnano sarà interrotta per il rinnovo dei deviatoi, con treni deviati sulla linea tradizionale.
Particolarmente critica la situazione sulla Milano-Genova: i lavori sul Ponte Po andranno avanti fino al 30 settembre e tra il 20 luglio e il 28 agosto è prevista la chiusura totale della linea, con inevitabili allungamenti dei tempi di viaggio, con itinerari alternativi.
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Il gruppo Fs afferma di aver «salvaguardato le principali direttrici turistiche», lasciando aperti i corridoi Adriatico e Tirrenico e i collegamenti verso la Puglia. Sul lungo periodo, il piano promette benefici significativi: nuove linee AV, collegamenti più veloci, nodi urbani potenziati e tecnologie più moderne. Entro il 2027 entreranno in esercizio tratte strategiche come la Brescia-Verona dell’alta velocità Milano-Venezia, il lotto Napoli-Cancello della Napoli-Bari e nuove infrastrutture nei nodi di Genova, Palermo e Roma.
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CartOrange si confronta con lo scenario geopolitico attuale partendo da un avvio d’anno positivo: nei primi mesi del 2026 il gruppo ha registrato una crescita del volume di affari dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2025, in continuità con un esercizio precedente favorevole.
Nell’anno fiscale compreso tra il 1° settembre 2024 e il 31 agosto 2025, il giro d’affari ha superato i 40 milioni di euro, in crescita dell’11% rispetto all’esercizio precedente ed il gross travel margin ha raggiunto circa 6,8 milioni di euro, con una marginalità pari al 17% sul travel value: i risultati riflettono la gestione efficace del pricing, accanto a una selezione attenta dei fornitori nel comparto tour operating e alla solida collaborazione con i partner sul fronte dell’intermediazione. L’Ebitda si è posizionato intorno al 5%. CartOrange presenta una posizione finanziaria netta solida, non registra esposizioni nei confronti del sistema bancario e può contare su una struttura dei costi leggera. Una configurazione resa possibile dal proprio modello organizzativo, fondato sulla relazione stretta tra il centro dell’azienda e una rete capillare di 450 consulenti per viaggiare presenti sul territorio, a diretto contatto con il cliente finale.
No agli allarmismi
Gianpaolo Romano, amministratore delegato di CartOrange, spiega: «Arriviamo a questa fase di mercato dopo mesi molto positivi e un esercizio 2024-2025 che ha confermato la qualità del nostro percorso di crescita. I risultati economici raggiunti ci consegnano un’azienda solida, liquida e con una struttura agile. È una condizione che oggi ci consente di affrontare una fase complessa con realismo, ma senza allarmismi, continuando a sostenere la rete dei consulenti per viaggiare e a garantire ai clienti un presidio consulenziale forte e continuativo».
Il contesto geopolitico internazionale sta modificando il comportamento dei viaggiatori: cresce la prudenza nelle prenotazioni e la domanda si orienta verso mete percepite come più stabili, comprese destinazioni long haul considerate più lineari sotto il profilo operativo.
«Il 2026 - prosegue Romano - si sta delineando come un anno fuori dall’ordinario per tutto il settore turistico, ma affrontiamo questa fase con lucidità e fondamenta molto solide. Alla luce del contesto attuale e delle informazioni di cui disponiamo, a oggi, riteniamo di poter assorbire l’impatto della turbolenza con una contrazione ancora contenuta, che nei diversi scenari considerati si colloca in una forbice compresa tra il -7% e il -12%. È una previsione prudente, ma coerente con le caratteristiche del nostro modello, che ci consente di leggere rapidamente l’evoluzione della domanda, diversificare prodotti e destinazioni, offrendo ai clienti proposte coerenti rispetto al nuovo contesto. È questo che ci fa guardare ai prossimi mesi con cautela, ma anche con fiducia».
CartOrange continuerà, quindi, a supportare la propria rete di consulenti per viaggiare attraverso strumenti, competenze e riposizionamento dell’offerta, facendo leva anche sul contributo del tour operator interno e sul dialogo costante con partner e fornitori.
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[post_content] => Norse Atlantic sta per varare un drastico programma di riduzione dei costi che prevede sia la riduzione dell'organico sia la cassa integrazione per il personale di bordo.
La low cost taglierà un terzo del proprio personale amministrativo e trasferirà la propria sede centrale a Oslo, chiudendo l’ufficio di Arendal: il 'Project Falcon' - questo il nome dell'operazione - punta ad un taglio dei costi annuali per 50 milioni di dollari, rispetto al 2025, semplificando le operazioni e migliorando l’efficienza.
«Si prevede di realizzare riduzioni significative già quest'anno» spiega la compagnia aerea, precisando come il programma sia “fondamentale” per consentire alla compagnia aerea di“navigare” in un contesto di mercato volatile e raggiungere la redditività.
Il personale amministrativo subirà una riduzione attorno al 35% - circa 75 posti di lavoro - e, insieme ai licenziamenti temporanei e ai tagli salariali, ciò consentirà di creare una struttura di base “più flessibile” e accordi “semplificati” con l’equipaggio di volo.
«Le tensioni geopolitiche hanno influito sui prezzi del carburante per aerei e sui flussi di traffico, costringendo Norse Atlantic ad accelerare il 'Progetto Falcon' per rafforzare la nostra resilienza finanziaria e spianare la strada verso la redditività» dichiara il ceo, Eivind Roald.
Il programma di Norse comporterà anche la razionalizzazione dei sistemi informatici.
Roald sottolinea che la compagnia aerea ha iniziato l’anno con un «forte slancio commerciale», ottenendo ottimi ricavi unitari ed elevati load faactor. Ma le turbolenze geopolitiche hanno costretto l’azienda a prendere la «difficile decisione» di tagliare i costi.
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Ryanair tira le somme di un mese di aprile che, a dispetto della crisi globale, ha registrato un totale di 19,3 milioni di passeggeri, pari ad un incremento del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con un load factor pari al 93%.
Ad essere positivo è anche il dato che fotografa l’andamento degli ultimi 12 mesi, in cui la low cost irlandese ha trasportato 209,3 milioni di persone con un aumento di otto milioni rispetto al periodo aprile 2024-aprile 2025. E il tasso di riempimento degli aeromobili è sempre elevato, al 94%.
Situazione
Ma, al contempo, la compagnia aerea - come tutti gli altri vettori - fa i conti con la situazione geopolitica globale e con la potenziale carenza di carburante che, se prima era data come temibile per maggio, ora viene però spostata più avanti, a giugno.
E così Michael O’Leary, ceo del gruppo Ryanair, in un'intervista a Il Corriere.it spiega: «Al momento non c’è nulla di concreto, ma con lo stretto di Hormuz ancora chiuso il problema delle forniture diventa, settimana dopo settimana, più serio per il nostro settore. Stiamo facendo degli approfondimenti, sappiamo dove si potrebbe intervenire da subito nel caso fosse necessario».
Ci sarebbero infatti rotte sacrificabili da subito»: «Innanzitutto toglieremmo i voli di metà giornata», svela O’Leary, ma dello stesso parere sarebbero anche i manager di altre compagnie aeree. L’obiettivo è salvare soprattutto la connettività della mattina e quella del tardo pomeriggio/prima serata, con un occhio di riguardo quindi anche alla clientela business.
Voli con meno traffico
Il potenziale taglio includerebbe anche «i voli nei giorni con meno traffico, ad esempio martedì, mercoledì o sabato». Mentre, sotto questo profilo, «intoccabili» (o quasi) sarebbero le partenze di lunedì, venerdì e domenica. Il giovedì si colloca a metà tra questi due gruppi e potrebbe diventare sacrificabile, anche alla luce della diffusione dello smart working, come durante la pandemia.
I piani di emergenza delle compagnie prevedono inoltre un taglio significativo delle rotte domestiche e cioè dove esiste un’alternativa, come i treni. Un'attenzione particolare sarebbe però riservata alle isole, dove «verrebbero protetti i voli», magari riducendo le frequenze, ma garantendo sempre la connettività giornaliera, considerate le difficoltà logistiche «di chi vive circondato dal mare e considera i traghetti un’alternativa poco valida per via dei tempi di percorrenza».
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[post_content] => Il ministero del turismo cubano starebbe preparando una proposta da veicolare durante FitCuba, rivolta ai cubani all'estero, al fine di incoraggiarli a visitare l'isola. Insieme alle agenzie di viaggio, sta creando nuovi incentivi per incrementare gli arrivi dei connazionali e dare così impulso a questo mercato.
Prodotti per l'incoming
In un intervento riportato da Reportur, Lessner Gómez, direttore marketing del ministero del turismo, ha indicato che sono allo studio prodotti specifici in collaborazione con le agenzie di viaggio specializzate nel turismo incoming, che includono offerte che vanno dal noleggio auto ai servizi alberghieri.
Lessner Gómez ha inoltre sottolineato che questi servizi sono pensati per soddisfare le esigenze dei viaggiatori che si ricongiungeranno con le proprie famiglie sull'isola. Gómez ha poi evidenziato che si tratta di un programma completo che verrà presentato durante la fiera e che aiuterà gli uffici di promozione turistica all'estero a commercializzare queste offerte in modo più efficace.
La crisi del turismo a Cuba ha spinto gli hotel a tagliare le tariffe a livelli mai visti da anni. Vengono promosse offerte last minute e pacchetti multipli prima inaccessibili. Queste offerte alberghiere spaziano da Varadero L'Avana, dove il tasso di occupazione è al minimo a causa del calo dei turisti internazionali.
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[post_content] => Il gruppo Norwegian Cruise Line ha dichiarato che le sue previsioni finanziarie per l'anno in corso sono scese «al di sotto» delle aspettative precedenti a causa degli effetti della guerra con l'Iran, e che la società sta adottando misure di riduzione dei costi per migliorare i risultati economici.
In un intervento riportato da TravelWeekly, lamministratore delegato John Chidsey che la società sta «razionalizzando l'organizzazione a terra», una mossa che dovrebbe ridurre le spese per stipendi e benefit di circa il 15% su base annua.
Chidsey ha aggiunto che l'azienda ha avviato progetti pilota per «iniziative di delocalizzazione selezionate in diverse aree aziendali».
«Questi sforzi sono ancora nelle fasi iniziali e stiamo testando e imparando strada facendo. Prevediamo di utilizzare questa leva in futuro, ampliando e intensificando le nostre iniziative laddove e quando opportuno e più vantaggioso per l'azienda» ha affermato Chidsey, arrivato a febbraio per migliorare le prestazioni dell'azienda , in particolare per il marchio Norwegian Cruise Line.
Ottimizzazione delle spese di marketing
Nclh ha inoltre dichiarato che ridurrà e ottimizzerà le proprie spese di marketing. Chidsey ha affermato che l'azienda sarà «molto attenta a dove tagliare i costi, in modo che ciò non abbia alcun impatto sulle opportunità di generazione di ricavi».
Inoltre, l'azienda continuerà a cercare opportunità di riduzione dei costi nei prossimi due o quattro trimestri.
Sul fronte dei ricavi, la guerra con l'Iran sta esercitando pressione sulla domanda, soprattutto in Europa. Il direttore finanziario Mark Kempa ha osservato che il 26% delle navi di Nclh nel secondo trimestre si trova in Europa e che l'esposizione dell'azienda è ancora maggiore nel terzo trimestre, con il 38% delle navi nella regione. Kempa ha inoltre rilevato un calo della domanda di crociere in Alaska e una domanda interna generalmente «più debole del previsto, poiché i consumatori stanno rivalutando i propri piani di viaggio».
Di conseguenza, Nclh prevede ora che il rendimento netto del 2026 sarà inferiore del 3-5% rispetto all'anno scorso. Nel trimestre precedente, aveva previsto un rendimento netto invariato rispetto al 2025. Il gruppo ha inoltre rivisto al ribasso le previsioni per l'Ebitda rettificato, portandole a un intervallo compreso tra 2,48 e 2,64 miliardi di dollari, rispetto ai 2,95 miliardi di dollari previsti in precedenza.
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I rappresentanti del mondo del tour operating non ci stanno. A poco più di due mesi dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente, il coro che si leva è quasi unanime. Fra le ultime dichiarazioni pubblicate sui social c'è quella di Alessandro Simonetti, amministratore unico di World Explorer - African Explorer.
In un intervento sul suo profilo Linkedin, Simonetti tuona: «E' ora di smetterla di giocare in difesa. Il turismo organizzato merita rispetto. Ancora una volta, puntuale come l'estate, assistiamo al solito "terrorismo mediatico" dei grandi quotidiani nazionali. Titoli allarmistici, pericoli ovunque e un messaggio subliminale neanche troppo sottile: "Restate in Italia, che fuori è un inferno"».
«Sia chiaro - prosegue Simonetti nel post -: i problemi esistono e vanno gestiti. Ma qui siamo davanti a una narrazione che puzza di protezionismo spicciolo. A chi giova questo clima di paura? A chi vuole convincere gli italiani che varcare il confine sia un azzardo patriottico. Si maschera la "paura dell'estero" come sostegno all'economia nazionale, ignorando che il turismo è libertà di scelta, non un obbligo autarchico. Chi oggi prenota un viaggio complesso in Uganda o in Giappone non è lo stesso cliente che cerca il weekend last-minute in Puglia o Sicilia. Noi operatori del turismo organizzato viviamo di professionalità e garanzie, non di confini chiusi»
«Stop al piede in due scarpe»
«Basta con il "piede in due scarpe". Non possiamo più permetterci il silenzio. Le nostre associazioni di categoria devono smetterla di stare a guardare nella vana speranza di intercettare qualche briciola di turismo domestico "per disperazione". Dobbiamo pretendere una posizione chiara dai ministeri competenti e dai media: stop alla demonizzazione dei viaggi all'estero. Tutela reale per chi il turismo lo fa seriamente, garantendo sicurezza e assistenza ai viaggiatori ovunque nel mondo. Riconoscimento del valore strategico delle agenzie e dei t.o., che sono i primi garanti di un’economia del viaggio sana e consapevole.
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[post_content] => Air India si appresta a tagliare quasi 100 dei voli domestici e internazionali (verso Europa, Nord America, Australia e Singapore) fino a luglio: l'aumento dei prezzi del carburante sommato alle restrizioni dello spazio aereo rendono infatti oltremodo costosa l'operatività di diverse rotte internazionali, elementi che aggravano ulteriormente la situazione finanziaria della compagnia aerea.
Il ceo e direttore generale di Air India, Campbell Wilson, ha comunicato che il vettore aveva già ridotto alcune operazioni internazionali nei mesi di aprile e maggio, ma il peggioramento delle condizioni comporta ora ulteriori tagli che si estenderanno fino a giugno e luglio.
«Ci rammarichiamo profondamente per i disagi causati ai nostri clienti e per le ripercussioni sui turni del nostro personale, e speriamo che la situazione in Medio Oriente si stabilizzi - e che lo stretto di Hormuz venga riaperto – al più presto, in modo da poter tornare a una situazione più normale» ha sottolineato il ceo.
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Nel dettaglio, Air India prevede di ridurre «fino al 12%» l'operativo di voli a lungo raggio da qui alla fine di luglio 2026. Nello specifico, i tagli interesseranno sia i voli internazionali che quelli domestici, ma la maggior parte di essi riguarderà i collegamenti verso l’Europa, il Nord America, l’Australia e Singapore, ovvero i mercati che costituiscono il fulcro del network intercontinentale.
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[post_content] => L'alta velocità firmata Italo debutterà in Germania a metà 2028: nel mirino la domanda di circa 110-120 milioni dii passeggeri l’anno, con un aumento previsto di almeno il 40%.
La società, come riporta oggi Il Sole 24 Ore, investirà 3,6 miliardi di euro per far concorrenza alle ferrovie tedesche Deutsche Bahn. «La Germania rappresenta il primo passo verso l’internazionalizzazione dell’azienda - afferma l'ad di Italo, Gianbattista La Rocca -. Abbiamo già costituto la società tedesca; disponiamo della licenza ferroviaria e abbiamo iniziato il percorso per ottenere il certificato di sicurezza. Ma soprattutto abbiamo già determinato e concordato con il costruttore tedesco Siemens il contratto di acquisto e manutenzione dei treni.
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I treni saranno 26 inizialmente, ma c’è già un’opzione per ulteriori 14. Un investimento da 1,2 miliardi a cui se ne aggiungono 2,4 per la manutenzione trentennale e le attività legate a formazione del personale, servizi IT e molto altro.
L’Italo tedesco collegherà 18 città su 1300 chilometri di rete per un totale di 50 collegamenti al giorno lungo due direttrici principali: Monaco di Baviera-Colonia-Dortmund e Monaco di Baviera-Berlino-Amburgo. Un investimento che porterà benefici all'intero sistema economico tedesco grazie alla creazione di circa 2500 posti di lavoro (tra occupazione diretta e indiretta) ed all’impiego di oltre 5.000 lavoratori del comparto coinvolti nella realizzazione dei treni.
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