17 March 2026

Coldiretti: la crisi del turismo affossa i consumi di prodotti agroalimentari

Ben un terzo dei 53 miliardi di euro di spese turistiche perdute nel 2020, secondo una recente stima Isnart-Unioncamere, ha riguardato i consumi in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche l’acquisto di cibo di strada e souvenir delle vacanze. E’ quanto afferma la Coldiretti analizzando gli effetti della pandemia sul turismo in Italia, con l’assenza praticamente totale dei turisti stranieri e il forte calo di quelli domestici.

Il cibo nel nostro Paese è diventato infatti la voce principale del budget delle famiglie italiane e straniere in vacanza, per un importo complessivo che – rileva sempre Coldiretti – nel 2020 è però sceso a 17,5 miliardi. Un dato in calo del 58% rispetto al 2019 e soprattutto il minimo da almeno un decennio. Un’assenza che ha pesato duramente sui 360 mila bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie e trattorie presenti sul territorio nazionale, costretti alla chiusura e alla limitazione dell’attività anche per Natale e Capodanno.

Ma gli effetti delle difficoltà delle attività di ristorazione – continua la Coldiretti – si fanno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare, con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, fino alla frutta, alla verdura, ai salumi e ai formaggi di alta qualità, che trovano proprio nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo, la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato.

Il cibo – conclude la Coldiretti – è diventato il vero valore aggiunto della vacanza made in Italy, con l’Italia che è leader mondiale incontrastato nel turismo enogastronomico grazie al primato dell’agricoltura più green d’Europa con 311 specialità Dop/Igp e Stg riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, 5.155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, la leadership nel biologico con oltre 60 mila aziende agricole biologiche, la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati (ogm), 40 mila aziende agricole impegnare nel custodire semi o piante a rischio di estinzione e il primato della sicurezza alimentare mondiale.

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